Tensione alle stelle tra Egitto e Israele

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Enrico Campofreda

MEDIO ORIENTE. Il popolo di piazza Tahrir assedia l’ambasciata di Tel Aviv al Cairo per protestare contro l’uccisione di cinque poliziotti. E il premier Charaf lancia su facebook un duro ultimatum.

Dopo i tragici incidenti nel Sinai di giovedì la tensione fra Egitto e Israele è salita vertiginosamente. Il popolo di piazza Tahrir accantona le diatribe interne e rivolge la sua ira contro il nemico d’un tempo assediando l’ambasciata israeliana al Cairo e bruciando bandiere con la stella di David. Il sangue dei cinque poliziotti di frontiera uccisi dall’esercito di Tel Aviv è considerato dalla gente sangue proprio e l’insofferenza contro l’aggressività israeliana è al limite.

Battaglia al Senato. Nel Pdl nasce la fronda

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Eloisa Covelli

MANOVRA. Oggi il provvedimento arriva a Palazzo Madama. Tensione nella maggioranza: una ventina i dissidenti che chiedono d’intervenire sulle pensioni ma di non aumentare le tasse.

I detrattori li chiamano “frondisti”, loro stessi si sono dati il nome di “liberali”: sono le spine nel fianco della maggioranza che hanno proposto di dare battaglia sulla manovra. Giovedì scorso erano in quattro. Ieri, alla vigilia della presentazione del provvedimento in Senato, sono diventati una ventina. Tra di loro ci sono personaggi di primo piano come il sottosegretario alla Difesa, Guido Crosetto e l’ex ministro Antonio Martino. E poi Giuseppe Moles, Giancarlo Mazzuca, Alessio Bonciani, Deborah Bergamini, Santo Versace, Isabella Bertolini.

La difficile vita dei profughi al confine tra Siria e Turchia

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Susan Dabbous

REPORTAGE. Sale la tensione fra Damasco e Ankara. Il regime di Assad schiera l’esercito lungo la frontiera. Dove i generi alimentari e di prima necessità sono sempre più scarsi e la paura aumenta.

«Hanno bruciato i raccolti, hanno bruciato i boschi delle nostre montagne. Hanno devastato tutto come se volessero dimostrare qualcosa». Già, ma cosa? Abdulrahman impreca contro l’esercito, si trova al confine siriano con la Turchia, di fronte al villaggio ottomano di Guvecci. Fin lì i militari non si sono ancora spinti per evitare incidenti diplomatici, sono fermi tre chilometri più in giù. Lui è di Jis al Shugur, simbolo dell’orrore del suo Paese degli ultimi tempi.

Le promesse di Silvio e gli sbadigli di Bossi

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Giorgio Frasca Polara

DAL TRANSATLANTICO. Il premier alla Camera: «Non c’è una maggioranza alternativa a questa». Il Senatur: «Bel discorso, aspettiamo i fatti». La tensione resta alta su Libia, P4 e riforma fiscale.

Il nodo-Libia ha fatto ancora danni nel centrodestra dove ognuno va per la sua strada alla faccia dell’ottimismo berlusconiano. Mentre infatti, per compiacere la Lega, il Cavaliere aveva rinviato la palla – ieri a Montecitorio, come martedì al Senato – della missione militare alla riunione di luglio del Consiglio supremo di difesa, il ministro La Russa diceva chiaro e tondo che «non si esce a settembre, né verrà votato» il rifinanziamento.

Alta la tensione a Beirut per l'arrivo di Ahmadinejad

Annalena Di Giovanni da Beirut

LIBANO. Inizia oggi la visita del presidente iraniano sciita che appoggia Hezbollah. I sunniti deprecano la sua ingerenza nel Sud del Paese. Ma dopo la guerra con Israele i soldi per la ricostruzione sono giunti da Teheran.

C'è anche una top ten dei dieci miracoli pronti a verificarsi non appena toccherà il suolo del Paese dei Cedri.

Pakistan, ancora alta la tensione con gli Usa

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Emanuele Bompan

CONFLITTI. Mentre i talebani afghani starebbero negoziando un cessate il fuoco con il governo di Karzai, Islamabad punta i piedi per l’espansione delle ostilità contro i miliziani del Waziristan, protetti dai servizi.

Difficile determinare l’andamento di una guerra quando il nemico è invisibile. Eppure nelle ultime 48 ore sembrerebbe che nel conflitto afgano stia avvenendo una svolta. Oramai è confermata la trattativa tra il governo di Hamid Karzai e i Taliban per trovare un cessate il fuoco in cambio di una posizione nel governo per i leader tribali.

Tra Libano e Israele tornano i venti di guerra

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Annalena Di Giovanni

MEDIO ORIENTE. A quattro anni dal conflitto del 2006, riesplode la tensione tra Beirut e Tel Aviv. Sono cinque i morti dopo gli scontri tra i due eserciti scoppiati ieri a Adaisse nel Sud del Paese dei cedri.

Quell’albero era in mezzo, toglieva la visuale, addirittura minacciava la sicurezza della Linea Blu. Le foto scattate prima dell’allarme confermano l’incredibile: ieri gli uomini di Tel Aviv hanno davvero deciso di farla finita una volta per tutte e, presa una gru, si sono diretti decisi verso il territorio libanese. Ammoniti dagli uomini di Beirut, non si sono fermati. Hanno scavalcato il confine nemico, si sono messi a tagliare un albero libanese.
 

Il Quirinale stoppa Brancher

Aldo Garzia

POLITICA. Alta la tensione nella maggioranza per il caso del neoministro. Pd, IdV e Verdi: lo hanno nominato per evitare il processo. Bonelli accusa la Lega: «Si è adeguata ai peggiori meccanismi del potere».

Sul caso Brancher interviene anche il Quirinale: il neoministro per l’Attuazione del federalismo non ha bisogno di ricorrere al legittimo impedimento per evitare di presentarsi in tribunale in quanto un dicastero senza portafoglio non ha alcun bisogno di essere organizzato. La nota, durissima, del Colle irrompe in una giornata dominata dal nervosismo nella maggioranza. Un deputato del Pdl raccontava di una cena tra colleghi: «Il malumore cresce.

La rivincita di Allawi

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Annalena Di Giovanni

IRAQ. Tra accuse di frodi e difficoltà di conteggio delle schede, l’ex presidente avrebbe vinto le elezioni con due seggi di scarto. Mentre per le strade non si ferma la tensione: almeno quaranta morti in due diversi attentati.

In Iraq quella di ieri è stata una giornata di attesa. Di attesa e di morte. Due gli attentati, fatali per almeno dodici passanti; altrettante le autobombe esplose vicino al mercato di Khalis, a Diyala, nel cosiddetto “triangolo sunnita”, uno dei più problematici per la presenza di cellule jihadiste. Drammatico il bilancio complessivo: sono almeno quaranta i morti. I terroristi avevano fatto strage nei giorni del voto per convincere gli iracheni a restarsene in casa; sono tornati a colpire ieri alla vigilia dei risultati elettorali.

Sinistra e libertà, cresce la tensione Si sceglie tra assemblea o congresso

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Luca Bonaccorsi

POLITICA Oggi a Roma si riunisce il coordinamento nazionale dell’alleanza. Dovrà decidere sulla proposta di alcuni dirigenti di fare un evento fondativo entro l’anno. Precipitano le impazienze, aumentano malumori e rischi di rottura.

Va in onda oggi la nuova puntata del dramma di Sinistra e libertà, recentemente aperto dal ribaltone del congresso verde. Peggio dell’esito congressuale è stata la decisione del nuovo esecutivo del partito ambientalista, che ha intimato ai propri dirigenti di uscire dal coordinamento di Sel, e ai propri amministratori locali di ricostituire, ove fossero state sciolte per confluire in gruppi unitari come nel Lazio, le rappresentanze del Sole che ride. Un sinistro-destro a Sel che non poteva non scatenare il caos.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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