No alla tessera del tifoso. A Roma la protesta ultrà

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Paolo Cento

PROVVEDIMENTI. In migliaia nella Capitale per dire no agli ultimi quindici anni di legislazione speciale che di fatto ha criminalizzato le curve italiane.

Oltre 15mila uomini e donne, prima ancora che tifosi appartenenti ai gruppi delle curve dei molti stadi italiani, hanno manifestato ieri a Roma contro la tessera del tifoso. Un corteo pacifico e civile, che forse può rappresentare una svolta anche sulle modalità con cui le tifoserie si autorappresentano alle istituzioni e all’opinione pubblica.

Sorvegliare e punire. Così finisce la passione

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Vincenzo Mulè

SICUREZZA Interessi economici e schedatura: ecco cosa si nasconde dietro la tessera del tifoso, il discusso provvedimento contro la violenza negli stadi del Vicinale.

L’uno a zero finale con cui la Carrarese ha battuto il Celano nella seconda divisione, girone B della Lega Pro (la vecchia C2), probabilmente passerà in secondo piano rispetto a quanto accaduto fuori dallo stadio, dove lo scorso 23 agosto è andata in scena la prima simulazione di ingresso in una struttura sportiva con la tessera del tifoso. Stewart armati di palmari controllavano l’esattezza dei dati su biglietti nominali (le tessera sono ancora in fase di realizzazione).
 

Tessera del tifoso? No, grazie

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Alessio Nannini

CALCIO Si riparte con lo scontro fra ultras e Viminale, che sui provvedimenti in materia non ammette dialogo. Il parere di Paolo Cento, presidente del Roma Club Montecitorio

Roberto Maroni ha voluto che si chiamasse, con scarsa fantasia, “tessera del tifoso”, ma ai diretti interessati l’idea di essere equiparati a clienti di una specifica merce, come se il calcio fosse un prodotto e lo stadio un supermercato, proprio non va giù. Quando si parla di calcio, o di qualsiasi altra disciplina sportiva dove i protagonisti migliori sono elevati al ruolo di eroi, non valgono i parametri del consumismo e della pubblicità. Il business ha spazio limitato, conta la fede.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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