Pechino-Taipei, passi avanti sugli accordi commerciali

Paolo Tosatti

ASIA. I delegati dei due Paesi si sono incontrati ieri nella capitale taiwanese per il secondo round di colloqui sull’Ecfa, l’Economic cooperation framewok agreement. L’isola però è ancora divisa sull’opportunità dell’intesa.

Nuovi passi avanti tra Pechino e Taipei verso la firma dell’Ecfa (Economic cooperation framework agreement), l’accordo quadro che dovrebbe regolare gli scambi economici, commerciali e finanziari tra la Cina e Taiwan. I delegati dei due Paesi si sono incontrati ieri nella capitale dell’isola per un meeting di due giorni, con l’obiettivo di stilare una lista di industrie che dovrebbero godere di tariffe agevolate nel momento in cui l’intesa dovesse entrare in vigore.
 

«L’Italia non ha ancora ratificato la moratoria»

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g.r.

INTERVISTA. Cluster bomb: l'Italia si distingue per produzione e per non aver ancora ratificato la Convenzione. Ne parliamo con Giuseppe Schiavello, responsabile della Campagna contro le mine.

Ci sono armi utilizzate nei conflitti che superano la più macabra delle fantasie umane. Sono le armi non convenzionali studiate e progettate per mietere un numero sempre maggiore di vittime e infliggere perverse sofferenze alla popolazione civile. Tra queste ci sono le “bombe a grappolo”. La firma della Convenzione che mette al bando queste armi è il risultato dello sforzo di 300 organizzazioni di base che nel mondo hanno promosso una campagna di sensibilizzazione.

Cluster bombs al bando Ecco una buona notizia

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Giuliano Rosciarelli

MONDO. La Convenzione entra ufficialmente in vigore ad agosto. Si tratta del più importante Trattato sul disarmo dai tempi dell’accordo di Ottawa che dieci anni fa mise fuorigioco le mine terrestri. Le “bombe a grappolo” hanno effetti devastanti anche quando restano inesplose e deflagrano in seguito provocando morti soprattutto tra la popolazione civile. Un Trattato internazionale obbliga tutti i Paesi che ne hanno fatto uso a fornire dettagliati chiarimenti su numeri e luoghi degli ordigni rimasti inesplosi.

Il primo agosto 2010 entrerà ufficialmente in vigore la Convenzione internazionale che vieta l’uso delle bombe a grappolo (cluster bombs), ad annunciarlo è stato lo stesso Segretario generale dell’Onu, Ban Kimoon.

Clima, potere alle donne

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Simonetta Lombardo e Emanuele Bompan da Copenaghen

COPENAGHEN. L’accordo è di nuovo possibile. Un fondo comune per i paesi più poveri, subito, e un trattato legale tra sei mesi. Questi i due pilastri per rilanciare i negoziati che si concludono oggi. A sbloccare lo stallo, Hillary Clinton e Angela Merkel.

L’accordo è di nuovo possibile. Un fondo comune per i paesi più poveri, un “cappello politico”, un trattato legale tra sei mesi. Sono due donne di polso a lanciare il cuore al di là dell’ostacolo e a galvanizzare il morente vertice di Copenaghen, restringendo il numero delle opzioni in campo e aggregando i fronti negoziali.

Negoziato a rischio. Come uscire dallo stallo

Vincenzo Ferrara

CLIMA – COPENAGHEN. Due diversi documenti in discussione, posizioni contrapposte che si controbilanciano. Ma uscire dal summit con una proposta concreta si può, anche se si tratta di rimandare di sei mesi l’impegno definitivo.

A 40 giorni dal summit sul clima e una settimana prima dell’ultimo round negoziale di Barcellona, appare molto improbabile che a Copenaghen si arrivi con un trattato forte e legalmente vincolante. È altrettanto improbabile che nella capitale danese si raggiunga un accordo che accetti l’attuale bozza di testo, vaga su punti fondamentali quali gli impegni di riduzione delle emissioni dei Paesi sviluppati e le risorse finanziarie necessarie per la mitigazione e l’adattamento nei Paesi in via di sviluppo.

Lisbona, il sì dell'Irlanda

Paolo Tosatti

EUROPA Con il 67,1 per cento di voti a favore, Dublino sceglie di ratificare il Trattato. Un passo avanti sulla strada dell’integrazione. Restano però gli scogli polacco e ceco.

È stato un “tà” onomatopeico quello con cui gli irlandesi hanno detto sì alla firma del Trattato di Lisbona. Onomatopeico perché il suo suono è stato anche quello del sospiro di sollievo con cui gli europeisti hanno accolto la notizia.

Nilo, Il Cairo blocca l’accordo di spartizione

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Bruno Picozzi

RISORSE
— L’Egitto rifiuta di firmare la cosiddetta Nbi, Nile basin iniziative, una bozza di trattato per la ripartizione delle acque tra tutti gli Stati del bacino idrografico. —

Chiedete a chiunque capiti: “Dove scorre il Nilo?”. La risposta sarà: “In Egitto”. Così pensano anche gli egiziani, la cui cultura millenaria è legata indissolubilmente alle piene stagionali, al limo fertilizzante e agli scambi commerciali assicurati dalle acque del fiume.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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