Gli Usa contro lo stop alle trivelle in Val di Noto

WIKILEAKS SEPTEMBER 2 2011 DTN NEWS.jpg
Alessandro De Pascale

WIKILEAKS. Un cable del 2008 sulla crescita del settore energetico nel Sud Italia rivela che per «difendere» le estrazioni della Panther Oil, bloccate dal Tar, scese in campo «il Console generale».

Contro lo stop alle trivelle nelle aree protette dall’Unesco della Val di Noto (Sicilia orientale), scese in campo direttamente la diplomazia Usa. Lo rivela un cablogramma “per uso ufficiale” diffuso da Wikileaks, scritto nell’ottobre 2008 dal console statunitense a Napoli, J. Patrick Truhn. Il documento, inviato a Washington all’ufficio del Segretario di Stato, si occupa della «crescita del settore energetico nel Sud Italia».

«Assediato dalle trivelle». Mediterraneo, è allarme

BR-OSTUNI-foto4-piattaforma-petrolifera.jpg
Alessandro De Pascale

LO STUDIO. Legambiente: tra permessi rilasciati e presentati «su circa 30mila chilometri quadrati di mare, un’area più grande della Sicilia, si rischiano nuove piattaforme petrolifere».

«Una superficie di mare italiano di circa 30mila chilometri quadrati rischia la realizzazione di nuove piattaforme petrolifere». Lo denuncia Legambiente che rileva come i permessi di ricerca già rilasciati al 31 maggio 2011 per l’estrazione di idrocarburi dai fondali marini siano 25, per quasi 12mila chilometri quadrati di mare. Superficie di poco inferiore a quella della Campania. I permessi che riguardano il canale di Sicilia sono 12, nell’Adriatico settentrionale 7, nel mare tra Marche e Abruzzo 3, in Puglia 2 e in Sardegna 1.

Disastri petroliferi in Nigeria. Nessuna verità sui colpevoli

AP051222121389.jpg
Diego Carmignani

AFRICA. Presto l’Unep pubblicherà l’atteso rapporto sullo scempio ambientale nell’Ogoniland. Il lungo ritardo sarebbe dovuto alle controverse conclusioni: Ogoni responsabili e Shell scagionata.

E' dai sanguinosi fatti del 1993 che la Shell ha smesso di trivellare nell’Ogoniland, regione sud-est della Nigeria sul delta del Niger, che deve il suo nome alla popolazione indigena degli Ogoni. Questi ultimi, protagonisti da anni di una lotta non violenta per rivendicare la propria autodeterminazione ed opporsi alla distruzione dell’ecosistema da parte degli impianti petroliferi, finirebbero paradossalmente per essere i primi responsabili del gravissimo inquinamento nel loro stesso territorio, attraverso le azioni di sabotaggio che si sono susseguite nel tempo.

Trivellazioni, i Comuni dicono no

villa_in_vendita_a_monte_san_pietro_bologna_93623290118897627.jpg
Lou Del Bello (Terra Emilia Romagna)

TERRITORIO. I sindaci dei paesi interessati al progetto di ricerca di idrocarburi tra Modena e Bologna sono sul piede di guerra.

I sindaci delle colline bolognesi lanciano un forte segnale per la tutela del territorio. Molti di loro sono in opposizione alle grandi compagnie petrolifere, che da qualche anno ormai guardano con interesse alla Pianura padana come possibile zona di estrazione. Nell’area di Modena e Bologna, in particolare, la texana Hunt Oil tenta di assicurarsi i diritti per la ricerca di idrocarburi nel sottosuolo. Il progetto coinvolge alcune decine di piccoli comuni nelle due province, entro i bacini del Reno e del Panaro.

Australia, le trivelle che fanno tremare la barriera corallina

barriere-coraline.jpg
Diego Carmignani

 AMBIENTE La Shell è intenzionata a cercare petrolio nei fondali a 50 chilometri da Ningaloo Reef, riserva marina Patrimonio dell’Umanità. L’allarme del Wwf e i tentennamenti del governo

Il fatto che i giacimenti di idrocarburi siano agli sgoccioli (e l’idea che l’essere umano costituisca la più grossa minaccia per la sopravvivenza del pianeta) è testimoniato dalle inquietanti notizie provenienti dal continente australiano. Le compagnie petrolifere Shell e Bp sono infatti a caccia di petrolio e gas in mare, a due passi da barriere coralline dichiarate Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco e di incontaminati parchi marittimi.

Campi Flegrei, il progetto divide

06.jpg
Stefano Erbaggio (Terra Campania)

IL CASO. Continuano le polemiche per l’ipotesi di trivellare il territorio a partire dalla zona di Bagnoli. Verdi: «Sì solo con garanzie».

E' recente la polemica, che ha investito il mondo scientifico e la popolazione della zona flegrea,  riguardante il “Campi Flegrei Deep Drilling Project”. Il progetto,  sponsorizzato dall’ “Osservatorio Nazionale di Geofisica e Vulcanologia”, prevede la trivellazione in più punti del territorio flegreo, a partire da zona di Bagnoli. Il buco raggiungerà una profondità di 3800  metri, ma gli esperimenti preliminari si effettueranno a soli 500 metri di profondità.

Le trivelle nei Campi Flegrei

06.jpg
Pierluigi Schiano Moriello (Terra Campania)

IL CASO. Crescono dubbi e paure sul progetto dell’Ingv. I Verdi: «Stop all’iniziativa. è una questione di buon senso, la gente è terrorizzata».

Sale la pressione attorno al “Campi Flegrei Deep Drilling Project”, l’iniziativa scientifica curata dai ricercatori dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, che ha fatto esplodere l’attenzione mediatica fin dalla pubblicazione di una trafila di titoli catastrofistici verso la fine di Settembre: oggi alle obiezioni della Facoltà di Scienze della Terra della Federico II e

Mediterraneo a rischio per le trivellazioni Bp

12.jpg
Maria Luna Moltedo

ARCHEOLOGIA. British Petroleum, la stessa società colpevole del disastro ambientale nel Golfo del Messico, sta per iniziare le sue ricerche al largo della Libia nel Golfo della Sirte, a 500 chilometri dalle coste siciliane. Oltre ai problemi ecologici e di sicurezza, c’è quello di tutelare il patrimonio archeologico che si cela nelle profondità del mare. Come le vestigia, recentemente scoperte, della città antica sommersa nelle acque libiche della Cirenaica.

Omero raccontò le avventure di Ulisse che navigava in giro per il Mediterraneo inesplorato. Questa epica storia è intitola “L’Odissea” ed è un racconto di fantasia ma sicuramente è stata ispirata da tanti racconti di marinai dell’antichità al ritorno dalle loro esplorazioni lungo le coste dei paesi del Mediterraneo dove oggi sono conservati centinaia di siti archeologici che nel corso dei secoli sono stati, spesso, sommersi dal mare.

Scoppia l’allarme trivelle

Riccardo Bottazzo (Terra a Nordest)

IL CASO. Due progetti presentati dalla società AleAnna Resources. Obiettivo: scovare petrolio nella bassa padovana.

I rappresentanti dell’AleAnna Resources Llc, società con sede legale a Houston (Texas) e ufficio operativo per l’Italia a Ferrara, l’hanno definita “una grande opportunità economica”. I comitati per la difesa del territorio, al contrario, hanno già subodorato il grave rischio per la salute e per l’ambiente che si nasconde dietro questa ennesima «grande opportunità».

Tartarughe nei guai

Federico Tulli

L'ALLARME. Non bastavano il turismo selvaggio e la pesca illegale, ora arrivano anche le trivellazioni petrolifere ad aumentare il rischio di estinzione delle testuggini marine, prezioso tesoro delle nostre acque.

E' probabilmente l’animale più pacifico in assoluto, ma la sua vita è piena di insidie. Sin dalla nascita. La tartaruga marina, questo simpatico rettile che popola tutti i mari del mondo da milioni di anni (è una delle più antiche “creature” della terra), corre oggi seri rischi anche nel Mediterraneo.

La prima pagina del giornale
2412_TERRA_001.jpg

Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
Ultime discussioni
OpinioneAppello per la Pace e i diritti nella Regione Kurda
da alessiodiflorio
 - 07/02/2012 - 22:09
Opinionela neve, il gas, la pace
da pietro ancona
 - 07/02/2012 - 18:53
Opinionel'anima nera dell'Europa
da pietro ancona
 - 06/02/2012 - 21:56
OpinioneIl Dio dei gatti
da robertod1961
 - 29/01/2012 - 16:05
OpinioneIl corporativismo al tempo di Monti
da pietro ancona
 - 24/01/2012 - 15:31