Ultimatum delle imprese. Ecco le cinque richieste

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Eloisa Covelli

CRISI. Riforma delle pensioni e del fisco, privatizzazioni, liberalizzazioni e infrastrutture: le proposte di Confindustria, che minaccia di interrompere il dialogo col governo se non prenderà misure urgenti.

Dopo la letterina al governo della Bce, anche le imprese scrivono la loro. Ieri l’ha presentata la leader degli industriali, Emma Marcegaglia, mentre l’Istat sciorinava i numeri sulla disoccupazione, lievemente in calo ad agosto, ma solo per gli uomini. Più che una lettera quella delle imprese suona come un ultimatum. La giunta di Confindustria «mi ha dato il mandato di portare avanti proposte forti e coraggiose», dice la leader che avverte: «Se non andranno avanti ho anche il mandato di valutare se restare ai tavoli con il governo».

Il sindaco Pdl rischia il crack? Ci pensa Renata

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Andrea Palladino

GLI SPRECONI. A Terracina il primo cittadino Nicola Procaccini, compagno del ministro Meloni, riceve un ultimatum dal Prefetto: «Rischiate lo scioglimento». Il governatore del Lazio: «Vi aiuto io».

Non è un comune qualsiasi Terracina, città del sud pontino. L’immensità del tempio di Giove Anxur, che sovrasta la città e il mar Tirreno, sembra sottolineare quanto conti questo centro di pescatori. Quantacinque mila abitanti, una storia antichissima, Terracina è guidata da un nome eccellente della politica rampante del Pdl pontino, Nicola Procaccini.

Tensione alle stelle tra Egitto e Israele

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Enrico Campofreda

MEDIO ORIENTE. Il popolo di piazza Tahrir assedia l’ambasciata di Tel Aviv al Cairo per protestare contro l’uccisione di cinque poliziotti. E il premier Charaf lancia su facebook un duro ultimatum.

Dopo i tragici incidenti nel Sinai di giovedì la tensione fra Egitto e Israele è salita vertiginosamente. Il popolo di piazza Tahrir accantona le diatribe interne e rivolge la sua ira contro il nemico d’un tempo assediando l’ambasciata israeliana al Cairo e bruciando bandiere con la stella di David. Il sangue dei cinque poliziotti di frontiera uccisi dall’esercito di Tel Aviv è considerato dalla gente sangue proprio e l’insofferenza contro l’aggressività israeliana è al limite.

Tra fiducia e verifica Berlusconi nella morsa

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Giorgio Frasca Polara

DAL TRANSATLANTICO. Oggi l’ennesimo voto salva-maggioranza, mentre il premier in Senato dovrà rispondere agli ultimatum di Bossi. Si moltiplicano le forze politiche contrarie ai ministeri al Nord.

Coincidenza caina o sberleffo intenzionale? In queste ore Silvio Berlusconi è stretto, solo per sua irresponsabilità, tra l’ennesima fiducia salva-maggioranza e la “verifica” dello stato del centrodestra. Dunque, ricapitoliamo. Il capo dello Stato ha invitato il Cavaliere a render conto in Parlamento dei mutamenti nello schieramento che lo sostiene e nel suo stesso governo in seguito all’assunzione di un pugno di Responsabili.

Berlusconi in agonia nell’attesa di Pontida

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Aldo Garzia

DAL TRANSATLANTICO. Travolto da risultati elettorali e scandalo P4, l’esecutivo è appeso alle parole che Bossi pronuncerà domani. Si prevede un ultimatum, ma non l’uscita dal governo.

E' spasmodica l’attesa per quello che dirà oggi Bossi a Pontida. Lo spinotto dell’ossigeno che tiene in vita artificiale il governo è nelle sue mani. Lo sanno Berlusconi e Tremonti che hanno provato negli ultimi giorni a blandire più del solito il leader della Lega, promettendo riforma fiscale e apertura - se non proprio di dicasteri - almeno di uffici ministeriali al nord. Più difficile rassicurare il Carroccio sulla sospensione dei bombardamenti su Tripoli.

Fini, ultimatum a Silvio

Piero Olandese

POLITICA. Dopo il Bossi day il presidente della Camera scende in campo per ricordare a Berlusconi che gli ex aennini non hanno intenzione di delegare alla Lega la partita delle riforme. Sale la tensione nel Pdl.

Un pranzo indigesto. Nonostante le smentite («Ho mangiato benissimo», così il premier ha cercato di sviare i cronisti) nell’atteso vertice di ieri tra il presidente del Consiglio Berlusconi e il presidente della Camera Fini i toni erano quelli tipici che anticipano la rottura.
 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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