Autopsia shock: migranti uccisi a bastonate

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Dina Galano

LAMPEDUSA. L’indagine sui corpi senza vita dei profughi giunti lunedì scorso conferma pestaggi e violenze. Gli scafisti ora rischiano l’accusa di omicidio. Ieri sono stati avvistati altri due natanti.

Lesioni in testa e sul viso, e poi il soffocamento. L’autopsia su due dei corpi dei 25 migranti trovati senza vita nella stiva dell’imbarcazione arrivata a Lampedusa lunedì scorso ha rivelato le prime drammatiche circostanze: chi era finito chiuso nella pancia del barcone, alta appena due metri e appena otto in superficie, aveva subito pestaggi e violenze. Forse, hanno riferito gli investigatori, «provando a uscire dalla stiva e ad aprire la botola, sono stati ricacciati indietro con calci e bastonate».
 

Lampedusa, 25 morti ammassati nella stiva

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Diego Carmignani

SBARCHI. Tragedia in mare su un barcone con a bordo quasi 300 persone partite dalla Libia. A causare i decessi asfissia e intossicazione da fumi: le vittime erano chiuse nella sala macchine.

La nuova immane tragedia del mare si è consumata nella notte tra domenica e lunedì a largo di Lampedusa. 25 migranti provenienti dalla Libia senza vita scoperti nella stiva di un barcone carico di 271 persone e soccorso dagli uomini della Guardia costiera.

Carestia in due regioni somale. L’allarme delle Nazioni unite

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Susan Dabbous

AFRICA. In fuga dalla siccità 1.350 persone oltrepassano ogni giorno la frontiera per arrivare in Kenya. L’Unhcr: «Un numero 4 volte superiore a quello dei profughi che scappavano dalla guerra».

Torna la carestia in Somalia. Ora è ufficiale. La dichiarazione è arrivata ieri dalle Nazioni Unite: i quasi tre milioni di abitanti delle due regioni meridionali di Bakool e Shabelle non hanno cibo e acqua sufficienti per il sostentamento. La macchina degli aiuti umanitari è già in marcia: la Fao (organismo Onu per l’agricoltura) chiederà lunedì 136milioni di dollari per far fronte all’emergenza.

Record di rifugiati. Quasi 44 milioni in fuga

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Dina Galano

DIRITTI. L’Unhcr pubblica il dossier Global trend 2010. Tra vecchi conflitti e nuove crisi neanche 200mila persone sono rientrate nel proprio Paese. Ad accoglierli resta il Sud del mondo.

Si moltiplicano le crisi umanitarie, i vecchi conflitti invece si incancreniscono e sembrano non aver fine. Ecco le due principali ragioni che hanno segnato il 2010 come l’anno con il numero di rifugiati più elevato degli ultimi 15 anni. Nel mondo sono 43 milioni e 700mila le persone in fuga da guerre e persecuzioni, segnalate ieri dall’alto commissario Onu per i rifugiati, Antonio Guterres, in occasione del 60esimo anniversario della Convenzione di Ginevra che ne tutela lo status giuridico.

Rifugiato in terra ostile. L’Onu: «Non respingete»

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Dina Galano

GIORNATA MONDIALE. Oggi la Convenzione di Ginevra compie 60 anni. Il capo dell’Unhcr, Guterres, visita Tunisia, Lampedusa e Roma. Mentre in Sicilia sbarcano in 235, partiti dalla Libia.

A 60 anni dalla firma della Convenzione di Ginevra, il 20 giugno 1951, nel mondo si contano oltre 15 milioni di rifugiati, di cui l’80 per cento vive in Paesi in via di sviluppo. Ciononostante, in occasione dell’anniversario che ha visto riconoscere i diritti delle persone in fuga da guerre e conflitti, la strada per il rispetto delle garanzie fondamentali è tortuosa anche nei Paesi industrializzati, meno interessati al fenomeno e tuttavia maggiormente restii ad aprire le frontiere.

Così cambiano i viaggi, ma l’Europa è immobile

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Dina Galano

LE REAZIONI. Boldrini, Unhcr: «Le “tariffe” sono più basse e le imbarcazioni troppo affollate». Malini, Everyone: «Il 10% dei barconi non giunge a destinazione». Caritas: «Ora politiche coordinate».

«Una guerra nella guerra». Così Laura Boldrini, portavoce Onu per i rifugiati, ha commentato il ritrovamento nel Canale di Sicilia dei corpi senza vita di 150 migranti. Dall’inizio del conflitto libico, le partenze dei civili in fuga stanno mutando connotazione. «A condurli sono spesso persone prive di esperienza: i pericoli sono più evidenti sin dalla partenza», ha notato Boldrini. Le tariffe «sono cambiate: sono più basse, per cui la domanda aumenta».
 

Riprendono sbarchi e antiche paure

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Dina Galano

IMMIGRAZIONE. Riprendono gli sbarchi a Lampedusa: oltre 500 persone approdate e il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, prepara «a un impatto senza precedenti sulle nostre coste».

«Sulle nostre coste potrebbe esserci un impatto senza precedenti», ha pronosticato il ministro dell’Interno Roberto Maroni alla notizia della ripresa degli sbarchi dei profughi dal Nord Africa. Cinque imbarcazioni sono state rintracciate in mare e quasi 500 persone condotte al porto di Lampedusa tra la notte e la giornata di ieri. Gli arrivi sono ripresi, dunque, dopo una settimana di stop dovuto alle cattive condizioni del mare. Con la situazione «drammatica» che si aggrava al confine, ieri il governo italiano ha deliberato un intervento umanitario in Tunisia che partirà «entro 48 ore».

In fuga 43 milioni di persone. E l’Ue è sempre meno ospitale

Dina Galano

ONU. A 60 anni dalla nascita dell’Alto commissariato per i rifugiati, il portavoce Guterres chiede «maggior impegno» ai governi. La denuncia di Msf: «In Grecia condizioni di vita inaccettabili».

Sul confine greco-turco tracciato lungo le anse del fiume Evros ogni giorno arrivano trecento persone. Cercano di guadare uno dei corsi che separano l’Europa dalle terre mediorientali. Evros è l’ultima frontiera per chi fugge da zone spesso molto più remote, fin dall’Africa profonda, per entrare nell’Europa dei diritti e della protezione internazionale. Rimanendo certamente deluso dall’accoglienza riservata dalle autorità dell’Unione.

Una giornata per i rifugiati

Dina Galano

ONU. Domani molte manifestazioni nel mondo ricorderanno il dramma di chi fugge da guerre e persecuzioni. Oltre 43 milioni, ma sempre meno in Italia. Il monito dell’Unhcr: «Respingimenti illegali e poca integrazione».

«Dove ti è accaduto di sentirti a casa?» chiede Laura Boldrini, portavoce dell’Alto commissariato Onu per rifugiati (Unhcr) alla scrittrice e giornalista Anilda Ibrahimi. «La casa è dove sono i miei figli», risponde la donna d’origine albanese che ha conosciuto la fuga dal proprio Paese. Dal tavolo da cui ieri è stata lanciata la campagna per la Giornata mondiale del rifugiato 2010, molte testimonianze prendono voce.
 

Così nell’Italia dei respingimenti sta scomparendo il diritto d’asilo

Dina Galano

RIFUGIATI. Poco più di 17.600 istanze presentate nel 2009. Erano state oltre 30mila l’anno precedente. La denuncia dell’Unhcr: anziché contrastare l’immigrazione irregolare, si nega l’ingresso a chi è tutelato dalle convenzioni internazionali.

Il muro alla frontiera italiana è sempre più alto. Anche per chi fugge da violenze, conflitti e instabilità del proprio Paese d’origine, infatti, la prospettiva di ottenere accoglienza si fa sempre più remota. Le domande di asilo alle autorità italiane sono diminuite drasticamente: a fronte delle 30.492 richieste avanzate nel 2008, il 2009 ne ha conosciute poco più della metà (17.603).

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

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