«Domenica e lunedì andiamo tutti a votare»

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Alessandro De Pascale

INTERVISTA. A colloquio con l’ex premier Romano Prodi: «Su questo appuntamento registro un grande entusiasmo. Adesso spero ci sia un’adeguata campagna informativa, finora assente».

Romano Prodi è stato il premier italiano che nel 2007 diede vita all’accordo tra l’Enel ed Edf, che allora riguardava però esclusivamente la costruzione di un nuovo reattore in Francia. Riguardo all’Italia, l’ex presidente del Consiglio ritiene che «il treno nucleare ormai lo abbiamo perso e quando si è perso un treno è molto difficile corrergli dietro. Quanto costa? Quali sono le incertezze nel futuro? Ne abbiamo bisogno avendo capacità produttive in eccesso?

L’unione dei palestinesi fa tremare Gerusalemme

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Annalena Di Giovanni da Beirut

MEDIO ORIENTE. Dopo lo storico accordo tra 13 partiti sulla pace interna, arriva la reazione del governo Netanyahu. A preoccupare è  l’avvicinamento tra moderati e fondamentalisti.

Posso soltanto pensare a tre mesi fa. Sulla bacheca del mio Facebook guardavo scrivevo battute contro la rivoluzione egiziana perché lavoro per una grossa ONG e a Ramallah dipendiamo dagli umori di Fatah per tutto, e quindi siamo strettamente controllati. Ma dentro di me pregavo tanto che gli egiziani ce la facessero. Sapevo che liberata il Cairo, saremmo stati liberi anche noi palestinesi. Ed eccoci qua oggi».

Agricoltura, nasce una nuova alleanza

Elisa Tucci

INIZIATIVE. Sei delle sette sigle di produttori italiani si uniscono contro la crisi. Oggi a Roma la presentazione
del progetto.

Dimenticate interessi corporativi e lotte di tessere. Sei delle sette sigle di produttori agricoli hanno deciso di unirsi contro la crisi. L’esperimento, unico in Italia, avviene nel Lazio, tra la Cia, Confagricoltura, Copagri, Fedagri Confcooperative, Agci e Legacoop, che rappresentano il 70 percento delle imprese agroalimentari della regione. Qualcosa di simile, ma in misura ridotta esiste nella provincia di Bologna. Il nome è lo stesso: “Alleanza per l’agricoltura”.
 

Un sapore di Unione

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MANIFESTAZIONE. Si riempiono le piazze d’Italia contro il governo Berlusconi. Per la democrazia, la legalità e il lavoro centinaia di migliaia di elettori del centrosinistra rivedono sul palco i leader dei partiti che vinsero nel 2006 con Prodi.

Il centrosinistra è tornato ieri finalmente unito in piazza per manifestare in difesa delle regole, in protesta contro il decreto salva-liste del governo ma anche per avanzare proposte su lavoro e ambiente in vista delle elezioni regionali del 28-29 marzo. Sotto lo slogan “Democrazia, legalità, lavoro. Sì alle regole e ai diritti. No ai trucchi.

Che bella Unione

Luca Bonaccorsi

IN FONDO. La piazza di Roma era gremita all’inverosimile. Non una piazza monocolore, con tutto il rispetto per gli amici viola, ai quali a più riprese dal palco è stato riconosciuto di aver dato una scossa all’opposizione tutta. La piazza era coperta letteralmente di bandiere di ogni colore e forma.

Ci sono vari modi di raccontarlo questo sabato romano di lotta. Uno potrebbe essere: qui giace il Pd di Veltroni, quello maggioritario, dell’autosufficienza. Ieri, infatti, in piazza c’erano i Verdi, i Socialisti, i comunisti federati, Sinistra ecologia e libertà, l’Idv e il Pd (quello di Bersani). 

Lisbona, il sì dell'Irlanda

Paolo Tosatti

EUROPA Con il 67,1 per cento di voti a favore, Dublino sceglie di ratificare il Trattato. Un passo avanti sulla strada dell’integrazione. Restano però gli scogli polacco e ceco.

È stato un “tà” onomatopeico quello con cui gli irlandesi hanno detto sì alla firma del Trattato di Lisbona. Onomatopeico perché il suo suono è stato anche quello del sospiro di sollievo con cui gli europeisti hanno accolto la notizia.

L'astensionismo che domina il Vecchio continente

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Paolo Tosatti

SPECIALE ELEZIONI - EUROPEE
— L’Ue non convince i suoi cittadini, troppo lontani dalle istituzioni e da Bruxelles. Record negativo di votanti, con una media del 43,39 per cento. Un elettorato che colpisce i partiti al potere in favore delle formazioni estremiste. —

Ha vinto l’astensionismo, è emerso il centro-destra, i socialisti hanno accusato il colpo e i Verdi hanno ottenuto una buona affermazione in diversi Paesi dell’Unione. È soprattutto un’Europa che non convince i suoi cittadini quella uscita dalle urne: troppo impegnati a fare i conti con la crisi economica e troppo lontani dalle istituzioni che li governano, gli europei sono rimasti lontani dai seggi, e la media dei votanti è scesa al 43,39 per cento, nuovo record negativo dopo il già basso 44,4 per cento del 2004-2007 (l’anno in cui sono andate al voto Bulgaria e Romania).

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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