Papandreou agli sgoccioli. Ora governo di unità nazionale

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Ellis Pirakis

GRECIA. Il voto di fiducia della scorsa notte ottenuto in Parlamento al piano di aiuti alla Ue ha tutto il sapore di un’onorevole uscita di scena. La Grecia verso una coalizione guidata da un tecnico.

Il referendum greco sulle misure anti crisi concordate con l’Unione europea e il Fondo monetario internazionale non ci sarà. La marcia indietro di Atene sulla consultazione popolare da tenersi entro dicembre è stata annunciata ieri dal ministro delle Finanze, Evangelos Venizelos. Già mercoledì il responsabile dell’economia ellenica era stato il primo a rompere l’intesa sulla proposta avanzata lunedì dal premier, Georgios Papandreou, che aveva gettato nel panico i mercati.

«Quell’orgoglio ritrovato per l’unità nazionale»

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Floriana Mastandrea (Inserto domenicale)

INTERVISTA. Tra le iniziative editoriali che ricordano i 150 anni di storia unitaria, è in libreria “L’Italia s’è desta” (Cairo editore). Tre gli autori: Tarquinio Maiorino, Andrea Zagami e Giuseppe Marchetti Tricamo, docente presso la Sapienza di Roma, direttore di “Leggere:tutti”, già direttore di Rai-Eri, col quale ne parliamo.

Da cosa è dettata l’iniziativa del vostro volume che ricostruisce la nostra storia nazionale attraverso i suoi simboli?

Ora riforme condivise

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Aldo Garzia

ISTITUZIONI. Nel discorso di fine anno Napolitano parla di crisi economica, lavoro e unità nazionale e lancia un monito contro il sovraffollamento delle carceri e il razzismo. La disoccupazione giovanile resta però in cima alle sue preoccupazioni.

«Di fronte alla pesante caduta della produzione e dei consumi, certo si è confermata la vocazione e l’intraprendenza industriale dell’Italia ma ci sono state aziende che hanno subito colpi non lievi». Con il tradizionale messaggio di fine anno, trasmesso a reti unificate, il presidente Giorgio Napolitano ha fatto irruzione nelle case degli italiani parlando di questioni concrete.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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