La sentenza di Cagliari: Melis ucciso dallo Stato

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Marco De Vidi

URANIO IMPOVERITO. Il ministero della Difesa è stato condannato a risarcire 584mila euro alla famiglia del caporale morto nel 2004. Aveva fatto parte del contingente Nato in missione nei Balcani.

Ucciso da un linfoma a 27 anni per colpa dello Stato che rappresentava durante la missione Nato in Kosovo. La sentenza del Tribunale di Cagliari non lascia spazio a dubbi di sorta: Valery Melis, caporalmaggiore di Quartu Sant’Elena in provincia di Cagliari, contaminato dall’uranio impoverito utilizzato nei Balcani a fine anni Novanta, colpito dal linfoma di Hodkin e deceduto nel 2004 dopo una lunga agonia, è morto a causa della negligenza del ministero della Difesa.

La svolta di Quirra. Poligono sequestrato

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Diego Carmignani

URANIO IMPOVERITO. Il tribunale di Lanusei ha interdetto l’attività agropastorale nell’intera area per il rischio di contaminazione. Sigilli anche per sorgenti, canali, pozzi e condutture dell’acquedotto.

Manifestazioni, audizioni, indagini, scoperte, insabbiamenti. Dopo anni e anni di capitoli aperti e chiusi sul poligono militare di Salto di Quirra in Sardegna, il più grande d’Europa, che si estende per 12mila ettari fra le province di Cagliari e Ogliastra, ieri è arrivato un passo forse devisivo, compiuto dalla Procura della Repubblica di Lanusei, che aveva aperto un’inchiesta sulla presenza di uranio impoverito nel sito usato per le esercitazioni, dopo le morti di alcuni allevatori della zona e le malformazioni riscontrate in diversi animali.

Poligoni di tiro e uranio. Troppe morti sospette

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Gianluca Martelliano (Ecoradio)

VELENI. Non solo Quirra. In Sardegna nuove testimonianze su militari deceduti per tumore che avevano prestato servizio a Capo Frasca. Dati epidemiologici inquietanti nell’area di Capo Teulada. «Mio figlio lavorava senza protezioni», denuncia il padre di Gianni Faedda, morto nel 2002.

«Mio figlio veniva mandato al poligono senza maschera, senza tuta, senza guanti, senza elmetto, senza niente. Raccoglieva a mani nude quello che i mortai lasciavano a terra. Gli altri, gli americani, avevano tutto l’occorrente». A parlare è Bastiano Faedda, padre di Gianni, giovane militare di leva che nel 1997 presta servizio in una base della Sardegna. Il ragazzo entra nel poligono sano e ne esce malato. Nel 2002 muore, ucciso da un tumore al cervello.

Uranio, parola alla Commissione

LETTERA. “La Commissione parlamentare di inchiesta sull’uranio impoverito ha preso atto di alcuni articoli pubblicati in vari organi di stampa, che sottopongono a critiche, anche molto severe, il suo operato".

Nella seduta del 2 febbraio 2011, la Commissione parlamentare di inchiesta sull’uranio impoverito ha deliberato, all’unanimità, il seguente comunicato:
 

Uranio impoverito, colpo di mano sventato

Alessandro De Pascale

MILLEPROROGHE. Dopo il sit-in di protesta dei familiari delle vittime, il ministero della Difesa promette di non modificare il nesso di causalità che avrebbe di fatto bloccato i risarcimenti previsti.

Volevano provare di nuovo a insabbiare tutto. Ma la protesta ieri a Roma dei familiari delle vittime dei proiettili all’uranio impoverito sembra essere riuscita a evitare l’ennesimo colpo di mano. Il presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito, il senatore pugliese del Pdl Rosario Giorgio Costa, voleva infatti cambiare il principio di causalità.

Il veleno e una donna

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Adele Parrillo

MEMORIA. Margareth Moth è l’ultima vittima dell’uranio impoverito. Una fotoreporter di lunga data della Cnn. Dal Golfo, dalla Serbia, dall’Iraq raccontava, anche a costo della propria vita, le guerre che detestava.

Ci sono persone per le quali non potresti immaginare un’altra vita, se non quella che hanno vissuto. Margaret è una di loro. Dopo essere sopravvissuta alle rivolte seguite all’assassinio di Indira Gandhi, alla Guerra del Golfo, alla guerra civile di Tbilisi in Georgia, alle guerre in Sarajevo, Bosnia e Afghanistan, Margaret Moth muore di cancro il 21 marzo di quest’anno a 59 anni.
 

Quanti reporter tra le vittime

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Adele Parrillo

URANIO IMPOVERITO - IL VELENO INVISIBILE. Fare l’inviato di guerra è molto affascinante, ma pericoloso perchè la guerra non risparmia nessuno e un giornalista lo mette in conto. Quello che un reporter però non può prevedere, oggi, in una zona di guerra, è un nemico invisibile: l'uranio impoverito.

 

Uranio impoverito L’uomo come un fine

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Adele Parrillo

URANIO IMPOVERITO - IL VELENO INVISIBILE. Il Kosovo è stato contaminato dai bombardamenti Nato in Serbia e a pagarne le conseguenze sono i soldati in missione.

«Considera sempre l’uomo non come un mezzo ma come un fine». Oggi, ancora più di ieri, credo sia molto valido il principio di Immanuel Kant. Agire in termini di responsabilità. Ognuno nei confronti di un altro. I governi nei confronti dei propri cittadini. Ogni agire richiede un’azione appropriata: prendersi una responsabilità.

Veleni invisibili

Adele Parrillo

IN FONDO. L'uranio impoverito mette a rischio la salute dei comuni cittadini, non solo dei soldati. Siamo tutti veterani della Guerra del Golfo

C’era un tempo l’Eden. Era la terra di Sumer. Oggi l’Iraq è uno dei Paesi più contaminati al mondo dall’uranio impoverito. Recentemente l’Irin, l’agenzia stampa umanitaria dell’Onu, ha rilanciato l’allarme sui rischi per la salute che corre quella popolazione. E non solo. Per l’esperta Lauren Moret: «Fra i soldati di ritorno dall’Iraq nel 2003 si sono riscontrati altissimi tassi di cancro.

Uranio, parola d’ordine: censura

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Adele Parrillo

URANIO IMPOVERITO – IL VELENO INVISIBILE. Per “Project censored”, che stila la classifica delle notizie più distorte e trascurate negli Usa, il “deplated uranium” occupa il secondo posto.

Project censored, (sottotitolo, “The top 25 Censored Stories”) fondato nel 1976, è un progetto no profit all’interno della Fondazione della Sonoma State university. Il suo obiettivo principale è quello di sostenere e tutelare i diritti e la libertà di informazione negli Stati Uniti sanciti dal Primo emendamento.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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