Drexler l’uruguagio, un percorso da Oscar

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Diego Carmignani

MUSICA. Esce "Amar la trama", nuovo album del musicista premiato agli Academy Awards per la canzone di "I diari della motocicletta". Un disco spontaneo, registrato in soli quattro giorni.

Nel 2004, una sorpresa illuminò gli Academy Awards. Tra star patinate e sorrisi hollywoodiani, un misconosciuto talento uruguagio si aggiudicò l’ambita statuetta: Jorge Drexler, che con l’azzeccato brano “Al otro lado del rio” aveva contribuito al successo del film sulla gioventù di Che Guevara I diari della motocicletta. Per motivi oscuri, si dice di natura politica, ma più probabilmente per la scarsa notorietà del musicista, si decise che sul palco dovessero esibirsi Antonio Banderas e Santana.

«Esercitare la memoria fa bene alla democrazia»

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Gianni Martinelli (Inserto domenicale)

INTERVISTA. Lo scrittore uruguayano Mauricio Rosencof, finalmente tradotto in italiano, si racconta: «La fantasia non mi ha mai abbandonato negli anni che ho passato in carcere sotto la dittatura. I ricordi mi tornavano in mente e io cercavo di trattenerli. In una storia autobiografica si possono riconoscere i tanti che l’hanno vissuta con altri protagonisti e in un altro modo».

Per l’anagrafe, ha settantasette anni. Di cui ben tredici passati in un cunicolo nauseabondo, che chiamavano carcere nel periodo della dittatura militare in Uruguay (1973-1985). Ma lo sguardo e la battuta sono quelli di un ragazzo indisciplinato che ne ha viste tante e vuole vederne ancora tante. «Sa perché sono ancora qui? Ho sedotto molte fidanzate dei miei carcerieri. Quando si è sparsa la voce che sapevo scrivere bene, loro mi affidavano le proprie lettere d’amore. In cambio, mi davano delle sigarette. Io non le fumavo.

L’orgoglio uruguagio e il primato di Klose

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Alessio Nannini

SUDAFRICA. A Porth Elizabeth si gioca oggi la finale per il terzo posto nel Mondiale fra Germania e Uruguay. In Messico nel 1970 ebbero la meglio i tedeschi per un gol a zero.

Miroslaw Klose, uno fra i giocatori più attesi dell’intera competizione, potrebbe saltare l’ultima partita del Mondiale per problemi alla schiena rimediati nella semifinale persa contro la Spagna. Sarebbe un colpo di scena, l’ultimo della rassegna iridata che ha già consegnato alla storia di questa competizione una finale inedita e tra squadre che mai hanno vinto la coppa.

Tradizione o futuro. Il bivio mondiale

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Alessio Nannini

CALCIO. L’Uruguay prova a rinverdire la sua grande tradizione calcistica contro la Corea del Sud, astro nascente. Chi vince avrà di fronte Ghana o Usa per uno storico traguardo.

Iniziano gli ottavi di finale, oggi andranno in campo due partite inattese: Uruguay e Corea del sud, e Stati Uniti contro Ghana. Le vincenti si incontreranno in un quarto di finale inedito, che darà all’edizione iridata un’ulteriore connotazione di sorpresa perché una fra le quattro semifinaliste uscirà proprio da queste sfide.

Dai Forum di Porto Alegre ai tanti presidenti progressisti

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Pietro Orsatti, Aldo Garzia, Francesca Caprini

MONDO. L’America Latina, con poche eccezioni, è governata da qualche anno da leader di una sinistra rinnovata. Il primo slancio è venuto dal Brasile di Lula, ma ora il fenomeno riguarda Bolivia, Venezuela, Argentina, Paraguay, Ecuador, Nicaragua, Uruguay. La crisi economica mondiale ha favorito la svolta verso l’indipendenza politica e l’autogestione di materie prime, petrolio, gas, terra coltivabile, acqua, rame e uranio. Oggi i Paesi latinoamericani, se uniti, possono fare concorrenza a Europa, Stati Uniti, Cina e India. Ecco perché la destra si riorganizza.

Pietro Orsatti

Uruguay, Mujica presidente. Appello all’unità nazionale

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Paolo Tosatti

AMERICA LATINA. L’ex guerrigliero del movimento di sinistra radicale Tupamaro ha vinto le elezioni. Entrerà in carica a marzo. I detrattori temono che possa avvicinarsi alle posizioni estremiste di Chavez. Ma il neoeletto punta alla moderazione.

E’ stato un dirigente del movimento di guerriglia urbana di estrema sinistra Tupamaro. Durante la dittatura militare ha trascorso in carcere quasi 14 anni, di cui 9 in isolamento. Ha conosciuto la lotta armata e sperimentato sulla propria pelle la repressione e le torture di un regime illiberale. Ora José Mujica, conosciuto con il nome di Pepe, è diventato il nuovo presidente dell’Uruguay.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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