Gianni Martinelli (Inserto domenicale)
INTERVISTA. Lo scrittore uruguayano Mauricio Rosencof, finalmente tradotto in italiano, si racconta: «La fantasia non mi ha mai abbandonato negli anni che ho passato in carcere sotto la dittatura. I ricordi mi tornavano in mente e io cercavo di trattenerli. In una storia autobiografica si possono riconoscere i tanti che l’hanno vissuta con altri protagonisti e in un altro modo».
Per l’anagrafe, ha settantasette anni. Di cui ben tredici passati in un cunicolo nauseabondo, che chiamavano carcere nel periodo della dittatura militare in Uruguay (1973-1985). Ma lo sguardo e la battuta sono quelli di un ragazzo indisciplinato che ne ha viste tante e vuole vederne ancora tante. «Sa perché sono ancora qui? Ho sedotto molte fidanzate dei miei carcerieri. Quando si è sparsa la voce che sapevo scrivere bene, loro mi affidavano le proprie lettere d’amore. In cambio, mi davano delle sigarette. Io non le fumavo.