I veleni della marina dietro le cozze tossiche

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Fulvio Colucci

TARANTO. Più grave del previsto l’inquinamento nelle acque pugliesi. Lo certifica l’Ispra. E lo ribadisce l’assessorato all’Ambiente della Regione, che mette sotto accusa l’area dell’arsenale.

Tutta la verità sull’inquinamento del Mar piccolo di Taranto. Quello che ha fatto esplodere il caso delle cozze al Pcb (policlorobifenile) la scorsa estate. Quello che ha imposto la distruzione di centinaia di tonnellate di mitili. Quello che costringe un’attività millenaria a migrare in cerca di altra acqua. Perché la stessa Ispra ha dichiarato in una lettera al ministero dell’Ambiente che anche ampie zone di Mar grande, il mare aperto, il Mar Ionio, sono interessate a fenomeni di inquinamento. Cozze senza casa, cozze senza pace.

La Tempa Rossa preoccupa Taranto

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Fulvio Colucci

AMBIENTE. Il progetto di adeguamento degli impianti Eni, autorizzati dal ministero, non convince gli ambientalisti che temono altri veleni.

Nel bouquet di autorizzazioni ambientali firmate lunedì scorso dal ministro Prestigiacomo spicca la rosa spinosissima del progetto “Tempa Rossa”. Si tratta dell’adeguamento degli impianti Eni alla rinnovata esigenza di stoccare due milioni e mezzo di tonnellate di petrolio provenienti dai pozzi lucani della Val d’Agri. Il greggio non verrà raffinato nello stabilimento di Taranto, per cui è escluso un aumento diretto della produzione.

«Cercate a Latina le scorie dei Casalesi»

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Andrea Palladino

ECOMAFIE. Carmine Schiavone, collaboratore di giustizia, torna a parlare dei traffici verso il sud del Lazio. L’Enea negli anni ‘90 avrebbe confermato la presenza di veleni a Borgo Montello.

La scoperta della discarica di Casal di Principe è una sorta di scoperchiamento del vaso di Pandora. Le analisi dell’Arpa e della Asl dovranno datare con precisione l’epoca dell’immenso sversamento avvenuto alle porte della capitale del cartello dei Casalesi. Le immagini dei fanghi industriali ritrovati – analizzate da alcuni esperti – mostrano residui plastici ancora integri, che potrebbero far risalire quella discarica a tempi più recenti.

Nella discarica del clan i veleni sono nella falda

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Andrea Palladino

REPORTAGE. Sopralluogo nel nuovo sito indicato dal collaboratore. È sui terreni della Curia, a Casal di Principe. Ai tecnici è bastato scavare una buca per avere conferma dell’ennesimo scempio.

Le persiane della casa elegante a tre piani sulla via Circonvallazione di Casal di Principe sono ormai chiuse da mesi. Qui abitavano gli “americani”, le famiglie dei soldati Usa che hanno abbandonato la terra avvelenata dei Casalesi dopo aver letto le analisi sulle acque. Dall’altra parte della strada un lungo muro di tufo chiude la discarica tossica scoperta mercoledì mattina dagli agenti del posto fisso di Casapesenna, guidati fino a qui dal collaboratore Vargas.

Bagnoli, i veleni sono ancora tutti lì

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(Acropoli)

LA DENUNCIA. La Procura di Napoli ha aperto un’inchiesta sulla mancata bonifica dell’area. Al centro dell’interesse per la Vuitton Cup.

Si riaccende proprio in questi giorni sulle pagine di molti quotidiani la mai sopita questione dell’affare America’s Cup a Bagnoli.

Petrolchimico di Gela. Una fabbrica di veleni

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Diego Carmignani

AMBIENTE. Idrocarburi sversati in mare e finiti nell’impianto antincendio. Indagati i vertici della raffineria siciliana, dove è stata inoltre messa sotto sequestro una vasca con 7 tonnellate di amianto.

Casualmente, durante una verifica effettuata nel 2010, nell’impianto antincendio del pontile principale della raffineria Eni di Gela, vennero trovate tracce di idrocarburi nell’acqua di mare utilizzata per le esercitazioni. In seguito, le indagini appurarono che l’evenienza era dovuta ad un incrocio tra la linea antincendio e i tubi utilizzati per caricare e scaricare il petrolio da e sulle navi cisterna.

Dal proibizionismo un disastro ambientale

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Alessandro De Pascale

IL CASO. Decine di migliaia di laboratori clandestini che gettano prodotti chimici nei terreni, contadini che usano fertilizzanti, autorità che lanciano veleni. Ecco con quali danni all’ecosistema.

In tutto il mondo soltanto nel 2008, ultimi dati disponibili, le autorità hanno sequestrato quasi 18.500 laboratori illegali per la produzione di stupefacenti. In pratica esistono decine di migliaia di piccole fabbriche che usano a ciclo continuo precursori chimici per poi scaricarli nei terreni, nei fiumi o nelle reti fognarie. Essenso clandestini senza alcun controllo, devastando gli ecosistemi.

Pitelli e le prove non trovate nella collina dei veleni

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Vincenzo Mulè

AMBIENTE. Assolti per «un deficit probatorio». Pubblicate le motivazioni della sentenza che lo scorso marzo ha chiuso il capitolo sulla discarica più grande d’Italia. Senza dissolvere i dubbi.

Assolti per un defict probatorio. È questa la formula utilizzata dal giudice Giuseppe Pavich per spiegare l’assoluzione degli undici imputati nel processo relativo alla discarica di Pitelli, nel golfo di La Spezia.

Quei veleni invisibili che scorrono nei nostri fiumi

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Diego Carmignani

DOSSIER. Greenpeace pubblica il rapporto “Danni sommersi” sulle conseguenze dell’inquinamento industriale nei corsi d’acqua dell’emisfero Nord. Un campanello d’allarme per i Paesi in via di sviluppo.

Osservare i disastri ambientali esistenti per mettere in guardia l’umanità, evitando che certe “cattive abitudini” si ripetano. Questo lo scopo della nuova campagna organizzata da Greenpeace e mirata a porre l’attenzione, auspicando opportuni rimedi, al grave inquinamento che interessa sempre più fiumi del pianeta, massimamente quelli che scorrono nei Paesi dell’emisfero Nord, ben più industrializzati.

Quirra, oggi la verità sull’uranio impoverito

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Gianluca Martelliano

VELENI. Attesi dalla Procura di Lanusei i risultati delle analisi sui materiali sequestrati nel poligono di tiro militare in provincia di Cagliari. Legambiente e indipendentisti: bloccare i test.

La pistola fumante c’è. L’hanno trovata dentro cinque casse stipate in due magazzini del poligono militare interforze del Salto di Quirra, in provincia di Cagliari. Forse oggi scopriremo se è l’arma del delitto, quella che ha ucciso e sta continuando a uccidere con tumori e malformazioni gli abitanti - umani e non - di quella striscia di terra della Sardegna sud orientale. Nel frattempo, altre “pistole” continuano a sparare.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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