Islanda, eruzione finita. Ma prosegue l’emergenza

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Alessio Nannini

GRIMSVOETN. Il vulcano ha interrotto l’attività, ma solo nel fine settimana si prevede il ritorno alla normalità del traffico aereo. Differenze e similitudini con l’Eyjafjoell che a marzo scorso aveva provocato due miliardi di euro di danni.

Alle compagnie aeree non rimane che portare ancora un poco di pazienza: il vulcano Grimsvoetn ha smesso la sua attività e interrotto dunque la scia di fumo che dal 21 maggio ha fatto mostra di sé nei cieli di Islanda e Groenlandia. Se l’emergenza ancora non è rientrata – tanto che l’ultimo aeroporto a chiudere ieri è stato quello di Berlino, preceduto martedì da Amburgo e Brema – sarà comunque questione di ore, e gli scali (a partire da Londra, Glasgow, e Dublino) riavranno il loro normale traffico aereo.

Il ruggito del Sinabung. Sumatra, torna la paura

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Alessio Nannini

INDONESIA. Il vulcano è tornato in attività venerdì scorso dopo oltre 400 anni e le autorità hanno deciso un massiccio esodo dalle zone più a rischio. Finora il bilancio è di due morti e 34mila sfollati. Il governo ha decretato lo stato di massima allerta.

Erano oltre quattrocento gli anni di sonnolenza del vulcano Sinabung, sul dorso dell’isola di Sumatra in Indonesia. E quando venerdì scorso un filo di fumo, poi divenuto una colonna, ha cominciato a uscire dalla cima a 2500 metri di altezza, è sembrato più uno spettacolo da vedere che un fenomeno di cui avere paura.

L’ospedale sul vulcano

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Franco Ortolani (Ordinario di Geologia e Direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio, Università di Napoli)

DENUNCIA. Ai piedi del Vesuvio, ad appena cento metri dal limite della Zona rossa, quella a più alto rischio, è in costruzione una grande struttura ospedaliera. In un territorio che è definito ad “elevata pericolosità.

Alle falde occidentali del Vesuvio, al limite orientale del territorio comunale di Napoli, è in via di ultimazione un moderno e grande ospedale denominato Ospedale del Mare. La struttura sorge a un centinaio di metri dall’area definita ufficialmente “zona rossa” (quella per la quale è previsto il massimo rischio vulcanico) nel Piano di Protezione Civile relativo al rischio vulcanico vesuviano.

Quanti voli in cenere

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Piero Capponi

LA NUBE. Diminuisce marginalmente l’attività del vulcano islandese che ha paralizzato il traffico aereo europeo e sta mettendo in ginocchio il settore. Le ceneri danneggiano un jet militare Nato. Illeso il pilota.

Meglio rispetto ai giorni scorsi, soprattutto a mercoledì quando il vulcano islandese Eyjafjollajokull, un incubo già dal nome, si è risvegliato mandando in confusione non tanto la pacifica quotidianità degli isolani quanto il commercio e il turismo degli europei.

Italia, la nube è arrivata

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Paolo Tosatti

EMERGENZA. Voli fermi fino alle 8:00 di domani nel Nord. Centinaia gli aerei rimasti a terra in tutta la penisola, da Malpensa a Catania, da Fiumicino a Capodichino. Le ferrovie potenziano il servizio per ridurre i disagi.

La cenere che esce dalla bocca di Eyjafjallajokull è arrivata anche in Italia, coprendo i cieli del Nord e bloccando a terra gli aerei in decine di scali in tutta la penisola. Nel Settentrione i voli rimarranno fermi almeno fino alle 8:00 di domani mattina. Una decisione che l’Enac, l’Ente nazionale della aviazione civile, ha giustificato facendo riferimento a un «persistere delle condizioni negative» che non consentirebbe di garantire la sicurezza delle tratte. 
 

Ancora voli in tilt, chiusi gli scali di mezza Europa

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Alessandro De Pascale

TRASPORTI. Oltre 17mila tratte cancellate, annunciate ieri altre 24 ore di stop. Una paralisi del genere non si vedeva dall’11 settembre 2001. La colpa è delle ceneri vulcaniche che rischiano di spegnere i motori dei velivoli.

Nel giorno in cui mezza Europa è paralizzata per il blocco del traffico aereo, scatta un nuovo possibile allarme. Dopo l’eruzione del vulcano nei pressi del ghiacciaio islandese di Eyjafjallajokull, che ha provocato una colonna di fumo alta decine di chilometri e una spessa coltre di cenere sui cieli d’Europa, la situazione potrebbe ulteriormente aggravarsi.

La discarica di rifiuti che viola il Parco nazionale del Vesuvio

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Maurizio Fraissinet (biologo, naturalista già presidente del Parco nazionale del Vesuvio)

DENUNCIA. Il caso dell’invaso in funzione all’interno di una zona vincolata. Cittadini costretti a convivere con miasmi ed enormi disagi. Decine di aziende vitivinicole rischiano di fallire. Ed è scontro sotterraneo tra ministero dell’Ambiente e Ue.

Il problema dei rifiuti in Campania è tutt’altro che risolto e soprattutto continua a generare sofferenza nelle popolazioni coinvolte, loro malgrado, nella vicenda. Uno degli esempi più clamorosi è quello della discarica ex Sari, collocata all’interno del perimetro del Parco nazionale del Vesuvio.

«L’acqua dell’Etna causa tumori». Allarme dalle università siciliane

Giorgio Frasca Polara

RICERCA. Un’indagine dei tre atenei dell’isola mette in correlazione i dati sulle neoplasie alla tiroide e il territorio in provincia di Catania, rilevando inoltre nel vapore del vulcano la presenza di ferro, boro, manganese, vanadio e radio.

L’acqua che sgorga dal profondo dell’Etna provoca tumori? è l’ipotesi formulata da una ricerca condotta dagli istituti di endocrinologia delle tre università siciliane in collaborazione con l’Osservatorio epidemiologico e l’Agenzia regionale per l’ambiente.

Il Vesuvio dorme ma fa paura. È di cemento la colata killer

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Peppe Ruggiero

CAMPANIA Nel caso di un risveglio del vulcano, ogni piano di evacuazione sarebbe compromesso dalla realtà urbanistica, sociale e ambientale dell’area: sono 50mila le case abusive e più di 100mila le domande di condono ancora da esaminare.

In Campania c’è un mostro che dorme. Da oltre sessan’anni. Un sonno quello del Vesuvio che non può durare in eterno. E che preoccupa i cittadini vesuviani. Secondo gli esperti della Protezione civile, “a’ montagna” come lo chiamano i napoletani, si trova in uno stato di quiescenza. E fa paura.

Gli occhi fiammeggianti dei giganti del Mediterraneo

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Alessia Mazzenga

FOTOGRAFIA
— Qualche volta sbuffano, altre volte sembrano addormentati, altre volte ancora fanno paura con le loro eruzioni. A Roma, fino al 25 luglio, una mostra fotografica del collettivo TerraProject sui vulcani italiani: Stromboli, Etna, Vesuvio, Vulcano. È un’esplorazione artistica dell’ambiente e della vita su territori poco conosciuti con immagini quasi oniriche su acqua, fuoco e terra. —

Mandeep, la nuova Galleria fotografica di San Lorenzo a Roma (via dello Scalo san Lorenzo 55), è alla sua quinta mostra. Dopo avere proposto tematiche difficili e scomode come la guerra in Iraq o il reportage sui ragazzi di strada di San Pietroburgo, adesso «c’era il bisogno», spiega Stefano Ruffa, proprietario della galleria, «di allentare un attimo la tensione ».

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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