Sepah bank e le altre, giro di vite per chi traffica con l’Iran

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Michele Fiorito

WIKILEAKS. Secondo i cable riservati della diplomazia Usa l’istituto di credito degli ayatollah avrebbe gestito per conto degli iraniani miliardi di dollari poi utilizzati per l’acquisto di armi.

Una filiale della Sepah Bank, la banca cooperativa delle forze armate iraniane, a pochi passi dall’ambasciata statunitense a Roma. Nel pieno centro della Capitale. Una cosa intollerabile per Washington che a partire dal 2007 inizia a pressare il nostro governo per far chiudere la sede italiana dell’istituto degli ayatollah.

Così l’Italia pagò i pirati per liberare la Buccaneer

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Antonio Bianco

RETROSCENA. Tre navi italiane ancora nelle mani dei bucanieri somali. Ma stavolta la Farnesina non si muove. E Washington non vuole cedere al ricatto. Il giallo degli “aiuti allo sviluppo”.

Nelle mani dei pirati somali ci sono due navi italiane e uno yacht. La prima è la petroliera Savina Caylyn, dell’armatore partenopeo Luigi D’Amato, sequestrata l’8 febbraio scorso (ben 8 mesi fa), con a bordo 5 italiani e 17 indiani. La seconda è il cargo Rosalia D’Amato, della Perseveranza Navigazione, catturata il 21 aprile, con 6 italiani e 15 filippini.

Gli Usa: «Per l’Italia la lotta alla mafia non è una priorità»

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Michele Fiorito

RETROSCENA. In un cable del 2008 il console americano a Napoli Patrick Truhn esprime la sua preoccupazione per l’inerzia della politica verso la criminalità. Ed elogia le associazioni antiracket.

«La criminalità organizzata è la più grande minaccia per la crescita economica del Sud e la maggiore sfida per la stabilità politica dell’Italia». Inizia così il rapporto sulle nostre mafie (oltre 30 pagine), scritto nel giugno 2008 dal console statunitense a Napoli, J. Patrick Truhn, e inviato a tutti i dipartimenti e le agenzie Usa che si occupano di sicurezza.

Petrolio, la guerra per evitare la nazionalizzazione

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Alessandro De Pascale

WIKILEAKS. I cable riservati della diplomazia Usa rivelano che Gheddafi stava gettando le basi per cacciare di nuovo le aziende straniere dalla Libia.

Attaccare la Libia per evitare la nazionalizzazione dei pozzi di petrolio. Potrebbe essere questa la causa dell’intervento occidentale a Tripoli. La dirompente rivelazione è contenuta nei cable riservati della diplomazia statunitense diffusi da Wikileaks. A scriverli, tra il 2009 e il 2010, sono diverse ambasciate europee, a partire da quella di Tripoli. La prima volta che se ne parla è all’inizio del 2009.

Quel buco di files dell'era reaganiana

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Alessandro De Pascale

WIKILEAKS. Dal 1979 al 1985 mancano i cable.

Nei cablogrammi di Wikileaks ci sono diversi buchi. Ma quello che risalta subito all’occhio è lungo sei anni. Ora che l’archivio completo delle comunicazioni riservate della diplomazia è stato pubblicato integralmente da Wikileaks, si scopre che mancano i cable del periodo a cavallo tra il 1979 e il 1985. Gli anni più bui dell’America, quelli  della cosiddetta “Dottrina Reagan”, il presidente tacciato di conservatorismo, anticomunismo e istinto guerrafondaio.

Traffici radioattivi, nuovo boom dall’Est

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Alessandro De Pascale

WIKILEAKS. Europa Orientale e Africa preoccupano gli Usa. Colpa di «governi corrotti» e polizie «impreparate», denuncia la Clinton. I sequestri aumentano ma non gli arresti dei contrabbandieri.

La lettura dei cable diffusi da Wikileaks sul traffico di materiale radioattivo è un tuffo in una trama degna di un film di James Bond. Si parla di trafficanti, faccendieri, intermediari, telefonate intercettate e trattative con gli agenti segreti di mezzo mondo per prendere in consegna il plutonio o l’uranio arricchito contrabbandato. Ma anche di fotografie analizzate dagli esperti statunitensi, richieste di informazioni scritte direttamente dal Segretario di Stato, Hillary Clinton (il corrispettivo negli Usa del nostro ministro degli Esteri).

Rispunta il nome della Shifco. «Erano pirati» dicono i cable

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Andrea Palladino

WIKILEAKS. Ilaria Alpi era sulle piste della flotta pagata dalla Cooperazione italiana, accusata dall’Onu di aver trasportato armi nel 1992. Il nome di Munye riappare nei file Usa.

«Perché questo caso è particolare», scriveva sul suo bloc notes Ilaria Alpi tra il 14 e il 20 marzo 1994. Era a Bosaso, nell’estremo nord della Somalia, insieme al suo operatore Miran Hrovatin. Annotava con precisione ogni cosa, spunti per interviste, domande, testi per gli stand up. E in quelle poche pagine rimaste dei suoi quaderni, poco dopo la domanda chiave che ancora oggi non trova una risposta, appariva una delle tante chiavi di volta dell’intrigo somalo.

L’Italia voleva inviare scorie nucleari in India

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Alessandro De Pascale

WIKILEAKS. Il sottosegretario Letta chiese «disperatamente» a Washington di «riprendersi» 64 barre radioattive di una centrale Usa stoccate a Rotondella. Poi provò a mandarle altrove.

«Il nucleare è più pericoloso da morto che da vivo», denunciò nel gennaio 2010, alla Commissione ecomafie, il procuratore Nicola Maria Pace. Ancora di più se un Paese da l’impressione di essere incapace di gestire l’eredità atomica. Nell’impianto Itrec di Rotondella (Matera) tuttora sono stoccate 64 barre, più altri 2,7 metri cubi di materiale liquido, «ad alta radioattività».

Gli Usa: «Senza strade e ferrovie, il Ponte è inutile»

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Alessandro De Pascale

WIKILEAKS. Per il console a Napoli Truhn «servono grandi investimenti nelle infrastrutture calabresi e siciliane». Il governatore Lombardo ha rotto col Pdl per «l’assenza di interessi comuni».

«Dato che ospita l’importante base aerea dell’Us Navy di Sigonella (la seconda più trafficata d’Europa), circa 17mila cittadini statunintensi, investimenti di grandi imprese, quali l’Ibm e la Wyeth, giacimenti di gas scoperti solo di recente (Exxon-Mobil), il futuro della Sicilia è chiaramente di grande interesse per gli Stati Uniti». Inizia così un cable “confidenziale”, diffuso da Wikileaks, scritto dal console americano a Napoli, J.

Il bluff del Piano per il Sud

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Alessandro De Pascale

SVILUPPO. La diplomazia a stelle e strisce boccia senza appello il “Piano Marshall” nel Mezzogiorno lanciato da Berlusconi: «I cambiamenti radicali di cui necessita quell’area non si possono comprare. Anche mettendo sul piatto vari miliardi di euro».

«Berlusconi ha paragonato il suo Piano per il Sud al “New Deal” di Roosevelt, al “Piano Marshall”. Il Mezzogiorno ha senza dubbio bisogno di molto più di una boccata di ossigeno per diventare competitivo con il Centro-Nord. Cambiamenti radicali che non si possono comprare, anche mettendo sul piatto miliardi di euro». È una bocciatura senza appello quella del console statunitense a Napoli, J. Patrick Truhn, al Piano per il Sud lanciato dal premier nell’estate 2009.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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