«Ecco le grandi innovazioni che sfameranno il Pianeta»

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E. Bompan e C. Minarelli da Washington

INTERVISTA A colloquio con Danielle Nierenberg alla vigilia del suo viaggio in Italia per la promozione del libro e del progetto State of the world 2011 di cui è condirettrice. Il volume, curato dal Worldwatch institute, uscirà in Italia il 16 marzo

La Terra consumata

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Susan Dabbous

AMBIENTE. Il Worldwatch institute denuncia nel suo ultimo rapporto “State of the world 2010” l’assalto alle risorse del pianeta. Cinquecento milioni di “ricchi” nel mondo sono responsabili del 50 per cento delle emissioni globali di CO2.

Pochi e grassocci ricchi divorano a morsi la Terra, spalancando a dismisura le fauci. Potrebbe essere questa l’immagine che fa da sfondo all’ultimo rapporto del Worldwatch institute, il centro di ricerca fondato nel 1984 da Lester Brown, che ha presentato ieri a Washington il rapporto annuale sullo stato del pianta “State of the world 2010”. L’allarme parte dai numeri: il 7 per cento della popolazione mondiale produce il 50 per cento delle emissioni globali di anidride carbonica.
 

Il futuro è un posto verde

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a cura di Maurizio Di Lucchio e Ferdinando Cotugno

LA CARICA DEGLI ECO LAVORI
— Ecco le previsioni sull’occupazione che la green economy può creare nei prossimi anni. Nel nostro continente le fonti pulite offrono più possibilità di sviluppo. —

Forse non è così roseo, ma il futuro del lavoro è di sicuro verde. Se le previsioni sono corrette, i prossimi anni vedranno una crescita costante dei green jobs, le professioni legate all’ambiente e allo sviluppo sostenibile. Secondo i dati forniti dal dossier Onu (Unep, Green Jobs, 2008) e dal Worldwatch institute (State of the world 2009, Edizioni Ambiente), in tutto il mondo i lavori verdi sono circa 11 milioni, grazie all’applicazione delle norme ambientali. Il settore orse non è così roseo, ma il futuro del lavoro è di sicuro verde.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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