Xinjiang

La Cina sul banco degli imputati «Decine di uiguri dispersi»

Susan Dabbous
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DOSSIER. Oltre alle 12 condanne capitali emesse da Pechino, decine di dissidenti mancano all'appello. Secondo un rapporto di Human rights watch si sono perse le tracce di almeno 43 persone. E in carcere continuano le torture.

Quarantaquattro pagine per uscire dall’oblio. Almeno 43 uiguri sarebbero stati assassinati, ma ufficialmente risultano “solo” dispersi. Il rapporto pubblicato ieri da Human rights watch fotografa una situazione confusa e agghiacciante. Il documento tenta di fare luce sulle sorti dell’etnia musulmana e turcofona a Urumqi, capoluogo della provincia cinese dello Xinjiang, all’indomani dei violenti scontri del 5 luglio scorso, in cui morirono circa 200 persone, in maggioranza di etnia han (ovvero cinesi).

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Uiguri, ancora proteste per le strade di Urumqi

Paolo Tosatti
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CINA — Imposto il coprifuoco nella capitale dello Xinjiang. Arrestate 15 persone implicate negli scontri dei giorni scorsi. La Casa Bianca esprime «profonda preoccupazione». —

Un altro giorno di proteste ha scosso le strade e le piazze di Urumqi, la capitale della regione cinese dello Xinjiang. Nella mattina di ieri centinaia di cinesi di etnia han hanno marciato armati di bastoni, vanghe e machete verso il centro della città. Cantando l’inno nazionale si sono diretti verso i quartieri musulmani uiguri, distruggendo le vetrine dei negozi, costringendo le autorità a intervenire per disperderli con gas lacrimogeni e a decretare il coprifuoco.

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Xinjiang, è una strage

Bruno Picozzi
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CINA — Mentre il premier cinese Hu Jintao è in visita ufficiale a Roma, almeno 140 persone sarebbero rimaste uccise durante la repressione della comunità islamica. Napolitano: «Attenzione ai diritti umani». E Berlusconi rimane in silenzio. —

Con parole vellutate e leggere, pronunciate «nel massimo rispetto delle ragioni cinesi, e dell’integrità e autonomia di decisione della Cina», il presidente Napolitano si è permesso di far notare al premier cinese Hu Jintao, in visita a Roma, che il rispetto dei diritti umani non è un’esigenza trascurabile di fronte al progresso e allo sviluppo. Berlusconi invece di questo non si è né occupato né preoccupato.

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