I confini sensibili del nuovo organismo architettonico
ARTE
Pelle come confine e interfaccia tra un soggetto sensibile e un ambiente circostante altrettanto ricettivo e attivo. Pelle come elemento di rivestimento e protezione e, allo stesso tempo, come strumento di relazione verso il mondo. Infatti cosa diventerebbe l’interno se ignorasse l’esterno che lo contiene?
In due saggi, La Peau découverte (1998) e Changement de perspective: le dedans et le dehors (2002), l’epistemologo François Dagonet riconosce al linguaggio del corpo la capacità di una comprensione “a pelle”, rapida e diretta, della realtà.
Idea confermata da un’equipe di ricercatori del dipartimento d’Ingegneria elettrica del Korea Advantaced Institute of Science and Technology, per la quale il dispositivo Bluetooth più sofisticato del mondo è il corpo umano, ricoperto da una pelle che non è solo una superficie di rivestimento, ma un organo essa stessa: quello in cui il nostro io-corpo comincia ovvero finisce.
Nel saggio Pelle come involucro pelle come interfaccia (“Materia”, n. 55, 2007) Massimiliano Giberti la definisce «l’espressione più evidente dell’identità di un organismo vivente come di un organismo architettonico», spiegando perché l’architettura di oggi si muova alla ricerca di pelli strutturali che assolvano a una funzione portante – come nella palazzina Tod’s di Toyo Ito a Tokyo – o di strutture che avvolgano il volume di un edificio come un involucro.
È questo il caso di Airspace Tokyo, sito nel distretto di Kitamagone Ota-ku e nato nel 2008 dalla collaborazione di due architetti: Hajime Masubuchi/Studio M, cui si deve il volume architettonico e la progettazione degli interni, e Thom Faulders/Thom Faulders Architecture con Sean Ahlquist/Proces2 per la pelle esterna.
Un’epidermide disegnata al computer riprendendo geometrie cellulari che, “schiacchiate” su un piano, sono state pannellate su Alpolic (un composto rigido di alluminio e materie plastiche) e sovrapposte su due strati a una certa distanza l’uno dall’altro.
Il risultato è una superficie complessa, che fa vibrare la facciata con un gioco di luci e ombre, creando un dinamismo tra dentro e fuori, tra gli spazi più privati della casa e le zone aperte all’esterno. Una membrana non rigida e massiva come un muro, ma sofisticata e sensibile come la pelle umana, capace di funzionare come un sensore ricettivo, scambiando informazioni con l’ambiente circostante.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







