«L’inceneritore inquina l’aria di Acerra». E ora tocca a diossine e furani
L'INTERVISTA
— L’esperto: «Nell’impianto bruciano di tutto. E nei rifiuti sono tritovagliati anche i metalli». —
Pio Russo Krauss è responsabile del settore Educazione sanitaria e ambientale dell’Asl Napoli 1. A Berlusconi che disse «l’impianto di Acerra inquina come tre auto», Russo Krauss rispose verificando i dati pubblicati sul sito dell’Ispra, ex Apat.
«Se l’impianto avesse i valori di inquinanti pari al livello massimo ammesso dalla legge inquinerebbe, per esempio per quanto riguarda gli ossidi di azoto (NOx), come 144.000 auto».
Le centraline che controllano la qualità dell’aria, collocate dall’Agenzia regionale per l’ambiente (Arpac) «in situazione ottimale» nelle immediate vicinanze del termovalorizzatore di Acerra, in due mesi hanno sforato 17 volte i limiti delle polveri sottili (pm10). In un anno ne sono consentiti 35. Cosa vuol dire?
Vuol dire che certamente tra le fonti di inquinamento dell’aria c’è l’inceneritore.
E' verosimile che i superamenti saranno toccati ben prima. In questo caso, cosa succederà?
La tragedia è che, temo, non accadrà nulla. La normativa dice solo che l’autorità sanitaria deve mettere in atto misure atte alla tutela della salute pubblica. Ma, di fatto, bastano anche iniziative di scarso impatto per poi poter far dire all’amministrazione pubblica “io quello che dovevo fare l’ho fatto”. Ma non è che si superano i limiti 28 volte io sono più sicuro! La verità è che più aumentano gli sforamenti e più c’è rischio di malattie cardiovascolari, tumori, problemi alle vie respiratorie.
L’Arpac segnala che ci sono anche altre categorie di emissioni da tenere d’occhio. Quali?
Diossine e furani, soprattutto. Autorevoli studi medici hanno rilevato che la percentuale di contaminazione degli italiani è ben superiore a quella prevista dall’Oms: nell’ordine del 10, 20 per cento. Ciò attesta una diffusa presenza di diossine, sostanze che non si degradano mai ma si accumulano nell’ambiente e contaminano la catena alimentare. E l’uomo rischia di farne le spese. Bisognerebbe limitare le fonti di emissioni inquinanti. E sono proprio gli inceneritori a essere i principali produttori di furani e diossine. L’emergenza rifiuti, anche per questo motivo, non si supera con l’incenerimento ma con la differenziata.
Ma nel termovalorizzatore cosa si brucia?
I rifiuti tritovagliati. Così come sono, compresi i metalli. E portandoli ad alte temperature... è preoccupante. Lì dentro si brucia davvero di tutto.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






