Esercito contro i ribelli. E' strage di bambini.
SRI LANKA
— Le truppe di Colombo avanzano nelle aree controllate dalle Tigri tamil. Centinaia i morti e i feriti. Decine di migliaia gli sfollati. Tra le vittime anche i minori. —
Un bagno di sangue annunciato. E che, malgrado gli avvertimenti, non si è riusciti a evitare. È di centinaia, forse migliaia, il bilancio dei morti in Sri Lanka negli ultimi due giorni di combattimenti tra l’esercito e i ribelli tamil. E tra le vittime ci sarebbero più di 100 bambini.
Prosegue l’offensiva delle truppe governative contro l’Ltte, le Tigri per la liberazione della patria tamil, si susseguono i bombardamenti aerei e dell’artiglieria nelle aree del nord-est controllate dai separatisti, mentre migliaia di persone hanno abbandonato le loro case e le loro terre per cercare di fuggire dalle zone di guerra. Tamil.net, il sito ufficiale delle Tigri tamil, incolpa l’Sla, l’esercito di Colombo, di una «carneficina continua»: da domenica sarebbero almeno 3.200 i morti e 130mila i rifugiati senza una adeguata assistenza.
Le fonti governative parlano invece di 378 persone uccise e di oltre un migliaio di feriti e accusano i ribelli tamil di utilizzare i civili come scudi umani. Sempre secondo il sito delle Tigri tamil, tra sabato notte e domenica mattina, circa 1.200 vittime civili sarebbero state trasportate nella zona di sicurezza allestita a Mullaiththeevu e molti di loro sarebbero stati feriti da cluster bomb, razzi e colpi di cannone. Il generale Udaya Nanayakkara, portavoce dell’Sla, ha però negato che i militari abbiano condotto attacchi contro obiettivi civili.
L’esercito sostiene che le Tigri abbiano provocato il massacro, sparando sulla popolazione civile con mortai, allo scopo di incolpare le forze armate per le vittime. È il tragico epilogo di una guerra in cui si stima che abbiano perso la vita 70mila persone, ma il cui reale numero di morti non è mai stato scoperto. Un conflitto che dura dal 1983 e che si è combattuto non solo con le armi, ma anche a colpi di accuse incrociate tra le autorità e i ribelli sulle reali responsabilità in merito ai feriti e ai caduti.
Secondo Gordon Weiss, portavoce dell’Onu a Colombo, quello che sta avvenendo in Sri Lanka è un massacro annunciato e per impedirlo il governo non ha fatto nulla: «Le Nazioni unite hanno continuamente avvertito le autorità di uno scenario da bagno di sangue, dal momento che il numero delle vittime civili è aumentato negli ultimi mesi, con l’acuirsi dei combattimenti.
L’elevato numero dei morti nello scorso fine settimana, tra cui oltre 100 bambini, dimostra che il bagno di sangue è diventato realtà». L’Onu stima che siano circa 50mila i civili intrappolati nella zona degli scontri, un lembo di terra di 3 chilometri quadrati, sotto il fuoco continuo dell’artiglieria pesante.
Una grave emergenza umanitaria di cui non sembra interessarsi l’esecutivo di Colombo, troppo impegnato a cercare di sconfiggere il suo storico nemico anche per prestare ascolto alle richieste di un cessate il fuoco avanzate dal ministro degli Esteri inglese David Miliband. Insomma, nei mesi scorsi le Tigri sono state messe in gabbia a costo di enormi sacrifici; ora è arrivato il momento di sopprimerle con il lungo bastone dei bombardamenti. Non importa se a finire schiacciati sono anche civili innocenti.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







