La Corea del Nord lancia ancora provocazioni
NUCLEARE
― Pyongyang sgancia due nuovi missili a corta gittata creando sconcerto a Seul. A nulla è valsa la condanna dell’Onu a seguito del test atomico di lunedì scorso. ―
Tra i sudcoreani il sentimento più diffuso è l’avvilimento. La Corea del Nord continua a provocare il mondo intero con il lancio, ieri, di altri due missili a corta gittata, di circa 130 chilometri. Il nuovo test è giunto all’indomani del secondo esperimento atomico sotterraneo di Pyongyang, lunedì scorso, da cui è scaturita nella stessa serata la convocazione immediata del Consiglio di sicurezza dell’Onu.
Russia, Gran Bretagna, Cina, Stati Uniti e Francia hanno condannato all’unanimità la violazione della risoluzione 1718 del 2006 adottata per punire la prima esplosione nucleare voluta dal regime comunista, tre anni fa. La soluzione al momento sembrerebbe portare al varo di nuove sanzioni, a cui però con molta probabilità potrebbe opporsi la Cina, che nella faccenda ha una posizione piuttosto ambigua essendo alleata sia di Washington che dello Stato comunista confinante.
Anche la Russia, che con la Corea del Nord intrattiene buoni rapporti, spinge per una soluzione diplomatica. La politica degli embarghi finora ha portato principalmente a un esasperato impoverimento della popolazione. Per questo Mosca ha espresso ieri la sua contrarietà a provvedimenti che portino all’isolamento internazionale di Pyongyang.
«Probabilmente è inevitabile l’adozione di una risoluzione forte del Consiglio di sicurezza dell’Onu - si legge in un comunicato del ministero degli Esteri russo -. Tuttavia, la questione non è quella di un blocco, un isolamento o un cordone sanitario. La porta per il dialogo deve essere sempre aperta».
La Russia ha poi sollevato un’altra questione centrale riconoscendo le preoccupazioni della Corea del Nord sulla propria sicurezza, ovvero la sindrome d’accerchiamento di cui soffre anche l’Iran a causa della vicinanza ad altre potenze regionali che possiedono l’arma atomica come India e Pakistan, fedeli alleati degli Stati Uniti. E infatti sono proprio quest’ultimi a “volere la testa” dell’ormai malato dittatore nordcoreano Kim Jong II, pretendendo presso le Nazioni unite che il Paese «paghi il prezzo per il comportamento inaccettabile».
Posizione cieca su cui non si trova d’accordo Sergio Andreis della campagna “Sbilanciamoci!”: «Sulla guerra nucleare si sono fatti dei notevoli passi indietro sia in Occidente che in Oriente - spiega Andreis -. Si accusa la Corea del Nord di accelerare la corsa al riarmo quando in verità questo è un atteggiamento condiviso da tutti i Paesi, così come dimostra l’Istituto di ricerca sulla pace di Stoccolma: la spesa militare globale ammonta ormai al 2,5 per cento del Pil mondiale.
Siamo tornati ai livelli della guerra fredda - ammonisce -. Bisognerebbe far leva invece sul dialogo e sulle debolezze interne a un governo che sta vivendo un momento di crisi interna».
Per Andreis l’unica strada da seguire per uscire dalla drammatica impasse è quella del disarmo. Uno scenario di tensione nucleare che, in fondo, non è diverso da quelli che in passato sono stati puntualmente disinnescati.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







