Da Trieste a Corfù prove di disgelo ai vertici
DIPLOMAZIA
— Mentre gli Usa cambiano strategia in Afghanistan, Nato e Russia si studiano a vicenda. —
La stabilizzazione dell’Afghanistan in vista delle elezioni presidenziali del 20 agosto e la sicurezza dell’area al confine con il Pakistan sono stati i temi al centro dei lavori dell’ultima giornata del G8 dei ministri degli Esteri. Sul tavolo anche lo sviluppo dell’economia e delle infrastrutture del Paese, la questione dei profughi e degli sfollati nella regione nord occidentale e il problema dell’emergenza alimentare.
Gli Stati Uniti hanno presentato ufficialmente la nuova politica per la lotta alla droga prodotta da Kabul, imperniata su una drastica riduzione dei fondi ai programmi di sradicamento dei campi di papaveri da oppio. Richard Holbrooke, inviato speciale Usa per il cosiddetto Af-Pak, ha spiegato infatti che i tentativi di estirpazione portati avanti finora dai governi occidentali non hanno ottenuto i risultati sperati, spingendo anzi i coltivatori afgani nelle mani dei talebani.
Il nuovo approccio Usa mira a ottenere un maggior appoggio da parte della popolazione locale nella lotta contro la guerriglia guidata dal Mullah Omar, reinvestendo i soldi risparmiati per i programmi di sradicamento nella lotta al traffico di droga, nella cattura dei narcotrafficanti e negli aiuti agli agricoltori per passare ad altre coltivazioni.
Una strategia condivisa anche dal ministro degli Esteri italiano Franco Frattini. «Quando consideriamo la galassia talebana dobbiamo distinguere tra i gruppi tribali prigionieri del terrorismo e di Al-Qaeda e quelli che possono essere ricondotti in un quadro di legalità», ha sottolineato il capo della diplomazia del nostro Paese, aggiungendo che in quest’ottica è «da incoraggiare fortemente» il tentativo di riconciliazione nazionale portato avanti dal presidente afgano Hamid Karzai.
Subito dopo il vertice il titolare degli Esteri ha abbandonato Trieste per Corfù, dove si è svolto il primo dei due giorni di incontri dell’Alleanza atlantica con Mosca per rilanciare il dialogo politico Nato-Russia, interrottosi dopo il conflitto russo-georgiano dell’estate scorsa. Durante il summit sull’isola greca si è parlato del progetto del presidente russo Dmitri Medvedev di un nuovo trattato per la sicurezza paneuropea e del rinnovo della missione degli osservatori Osce in Georgia.
Il primo rappresenta un’ambizione del Cremlino, mentre il secondo risponde a una sua esigenza concreta. Tra pochi giorni scade infatti il mandato della missione, e il suo mancato rinnovo porterebbe al rischio di una ripresa dei combattimenti. Al summit ha preso parte anche Silvio Berlusconi. «Ho parlato al telefono con il presidente della federazione russa Medvedev - ha dichiarato il presidente del Consiglio - e mi ha confermato che il suo Paese intende riprendere lo spirito di Pratica di Mare».
Il vertice in provincia di Roma si tenne nel 2002, con Berlusconi gran cerimoniere che sancì alla presenza del presidente americano George W.Bush e di quello russo Vladimir Putin un accordo di associazione tra la Nato e il Cremlino. Il Cavaliere non sembra però rendersi conto che il nuovo inquilino della Casa Bianca non appare così entusiasta della sua “collaborazione” quanto lo era il precedente.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






