I nuovi schiavi,merce in liquidazione
LE RECESSIONI DEGLI ALTRI
— Il traffico di esseri umani nelle Filippine è un problema in preoccupante aumento, dovuto alla cronica mancanza di lavoro e alla connivenza tra autorità e reti illegali di migrazione. —
Da tempo l’Ufficio nazionale di investigazione delle Filippine ha lanciato l’allarme sul possibile aumento del traffico di esseri umani a causa della crisi economica globale. La crescente disoccupazione si sta traducendo in povertà per migliaia di famiglie e molti non hanno altra scelta che andare alla ricerca di soluzioni disperate, come venire a patti con le organizzazioni criminali che comprano e vendono lavoratori da impiegare clandestinamente all’estero in regime di semischiavitù.
È questo un problema gravissimo per le Filippine, la cui fragilità economica ha causato negli anni un esodo di proporzioni bibliche, portando oltre confine ben 8 milioni di lavoratori, il 10% della forza lavoro. Un primato mondiale davvero poco invidiabile che espone la nazione alla disgregazione del tessuto sociale e a fenomeni criminali contrastati debolmente da norme e istituzioni.
Secondo i dati resi noti dal ministero del lavoro, la crisi globale ha finora cancellato 42mila posti di lavoro nell’arcipelago, e la situazione peggiorerà nel breve periodo. Il governo guidato dalla presidente Gloria Macapagal-Arroyo punta dichiaratamente a un prodotto interno lordo da “primo mondo” entro il 2020, e ha reagito alla crisi con uno stanziamento pari a 7 miliardi di dollari, destinati però a progetti di grandi infrastrutture, la cui ricaduta sarà sicuramente positiva per la forza lavoro maschile ma non per quella femminile, maggiormente inserita nei canali di migrazione irregolare e quindi più a rischio nei confronti del traffico di esseri umani.
Secondo esperti legali, sindacalisti e assistenti sociali, le donne rappresentano il 90 per cento delle vittime dei traffici. Coloro che desiderano emigrare possono contare su oltre 1.200 agenzie di reclutamento autorizzate alla ricerca di lavoro all’estero. Ma la domanda di lavoro è ben superiore all’offerta delle agenzie autorizzate e, grazie a istituzioni compiacenti, è nato un vasto mercato illegale che interessa, secondo stime non ufficiali, perlomeno il 10 per cento delle partenze, con un giro d’affari che ammonta a qualche miliardo di dollari.
Una volta entrato nella clandestinità, il migrante non ha più possibilità di opporsi a vessazioni e abusi, consapevole che una ribellione si tradurrebbe nel ritorno in patria e in probabili ritorsioni. Stime relative al 2004 parlano di 1 milione 300mila lavoratori filippini illegali all’estero, ciascuno dei quali ha versato somme superiori ai 2.000 dollari per poter partire.
Il calo dell’occupazione rende vulnerabili i giovani, messi sotto pressione dalle famiglie bisognose di maggiori entrate, cosicché non è raro che ragazze minorenni finiscano lontano da casa, in giri di pornografia o prostituzione.
Sul mercato degli schiavi non esistono dati ufficiali disponibili, ma dal 2003, quando è stata promulgata la legge contro il traffico di esseri umani, sono state varie decine di migliaia le vittime di reato assistite da uffici governativi e Ong. A fronte di questi numeri, solo 12 condanne sono state emesse fino a oggi
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







