La condanna mancata
G8 ESTERI
— Le diplomazie degli otto grandi insieme ad altre 44 delegazioni discutono i nuovi equilibri mondiali. Deboli reazioni per le violenze in Iran, un duro monito contro la Corea del Nord e l’invito a Israele a bloccare i nuovi insediamenti. —
«La crisi iraniana dovrebbe essere risolta attraverso un dialogo democratico e metodi pacifici». È questo l’auspicio espresso dai ministri degli Esteri del G8 riuniti ieri a Trieste, senza fare nessun riferimento esplicito all’irregolarità delle elezioni presidenziali del 12 giugno scorso.
Hanno lavorato per ore alla dichiarazione di condanna per le violenze in atto a Teheran, da cui il popolo iraniano si aspettava molto, arrivando ad auspicare addirittura delle sanzioni economiche e sminuendo le ripercussioni sulla popolazione già stremata dal regime degli ayatollah.
Durante la stesura del documento finale si sono svolte le riunioni più importanti della tre giorni che si conclude oggi. Non sono mancati i distinguo. «È chiaro che le posizioni non sono le stesse» ha detto il ministro degli Esteri francese, Bernard Kouchner, riferendosi alla prudenza della Russia che al governo di Ahmadinejad vende tecnologia militare, ed ha aggiunto: «È difficile dire se l’assenza dell’Iran dalla riunione di Trieste sia un fatto positivo o negativo - anche perché spiega - non so se siano stati gli iraniani ad aver rifiutato l’invito o gli italiani ad aver smesso di invitarli».
La boutade del francese colpisce in pieno le debolezze che il nostro Paese ha dimostrato mettendo in scena una diplomazia un po’ pasticciata. «È evidente che, se il governo di Ahmadinejad avesse partecipato al G8, la situazione sarebbe stata tesa, ma allo stesso tempo - ha concluso il ministro francese se si vuole parlare, è meglio farlo direttamente con gli interlocutori ».
Il Paese avrebbe dovuto svolgere un ruolo fondamentale nella conferenza sulla pacificazione dell’Afghanistan e del Pakistan, dove la minaccia di al-Qaeda è talmente forte da aver permesso lo scongelamento dei rapporti tra India e Pakistan. Le relazioni tra i due Paesi sono precipitate dopo gli attacchi terroristici a Mumbay nel novembre scorso, attribuiti dall’India a cellule islamiste pachistane. I rispettivi diplomatici, in un incontro bilaterale, hanno discusso di provvedimenti per la lotta al terrorismo nell’Asia meridionale.
La prudenza sull’Iran ha riguardato poi anche la questione del nucleare, sottolineando la necessità di «cercare una soluzione diplomatica alla questione dell’atomo», e ribadendo il diritto di Teheran a un programma atomico civile. A settembre, in occasione dell’assemblea generale delle Nazioni unite, il G8 farà una prima verifica sulla riapertura al dialogo da parte di Teheran. Fino ad allora quindi, al di là di ogni pronunciamento verbale, di fatto prevarrà la linea della mano tesa.
La condanna più forte invece ha riguardato la Corea Nord i cui recenti test nucleari hanno già scaturito una risoluzione da parte del Consiglio di sicurezza dell’Onu per l’inasprimento delle sanzioni nei suoi confronti. A spingere su questo punto è stata la diplomazia giapponese, che ha tenuto alto il livello di allerta anche in seguito alle serie preoccupazioni espresse dalla Corea del Sud.
Infine l’unità si è trovata pure nell’invitare Israele a cessare la sua politica espansionistica con i nuovi insediamenti. Ma la replica da parte di Tel Aviv è stata immediata: la questione deve essere subordinata ad un nuovo trattato di Pace con la Palestina. Il G8 comunque lavorerà affinché entrambe le parti rispettino la Road map.
Anche se per l’ex premier britannico Tony Blair, che si è espresso in qualità d’inviato speciale del Quartetto per il Medio Oriente, composto da Onu, Ue, Usa e Russia, sarebbe necessaria «una forte spinta politica per arrivare alla soluzione due popoli-due Stati».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







