Luigi De Magistris: contro la corruzione dilagante serve una rivoluzione culturale

Luigi De Magistris

APPELLO
— L’intreccio tra gestione illegale del denaro pubblico e mafie è un cancro che corrode le istituzioni e la politica. Ma il governo punta allo smantellamento dell’indipendenza della magistratura e al controllo dell’informazione. —

La mia esperienza di magistrato impegnato in prima linea in indagini che hanno riguardato la corruzione nella pubblica amministrazione e la criminalità economico-finanziaria, in sintesi il contrasto ai reati dei colletti bianchi, non può che farmi concordare con l’analisi del procuratore generale della Corte dei conti, che ieri ha lanciato l’allarme corruzione che frena anche lo sviluppo del Paese.

Denuncia doverosa e coraggiosa in un momento in cui il governo vuol far credere, narcotizzando le coscienze degli italiani, che il pericolo per la democrazia in Italia è rappresentato dai barconi di donne e bambini immigrati che cercano di raggiungere l’isola di Lampedusa.

Il legame tra corruzione e criminalità organizzata, il criminale intreccio tra gestione illegale del denaro pubblico (e, in primo luogo, i notevoli finanziamenti europei) e mafie, rappresentano il vero cancro che sta corrodendo la politica e le istituzioni italiane, oltre che inquinare il tessuto economico e finanziario attraverso il riciclaggio del denaro sporco, non consentendo più di distinguere tra economia legale e illegale.

A fronte di un così elevato tasso di corruzione e di truffe ai danni dello Stato, delle Regioni e dell’Ue, non si registra un contrasto adeguato da parte delle istituzioni, al di là degli sforzi encomiabili di servitori dello Stato che onorano ogni giorno il giuramento di fedeltà alla Repubblica. Non vi è un’azione corale in quanto non si può parlare, in tale contesto, di Stato e antistato come avvenne per il terrorismo, infatti la corruzione è una piovra che penetra nelle fondamenta della pubblica amministrazione attraversando in modo assolutamente trasversale la politica tanto da formarsi un vero e proprio sistema castale che tende a governare in modo illegale, e in parte occulto, la cosa pubblica.

La difficoltà di poter operare efficacemente la lotta alla corruzione si evidenzia anche dalla continua approvazione di leggi che, invece di aiutare la magistratura e le forze dell’ordine nel contrasto alle organizzazioni criminali, pongono ostacoli evidenti: dalle legge sulla sostanziale eliminazione del reato di falso in bilancio a quella che impedisce di fatto l’utilizzo delle intercettazioni.

Non è un caso che il disegno piduista che questo governo sta di fatto attuando punti allo smantellamento dell’indipendenza della magistratura e al controllo dell’informazione: magistratura e informazione che devono rappresentare, invece, baluardi dello Stato di diritto che cessa di essere tale se viene permeato da una corruzione sempre più dilagante.

La criminalità organizzata è talmente penetrata all’interno di vari livelli istituzionali, politici ed economici che si verifica sempre più spesso che quando taluni servitori dello Stato, in particolare magistrati e appartenenti alla polizia giudiziaria, indagano sui rapporti tra criminalità organizzata, politica, economia, finanza e istituzioni, vengono messi in condizione di non operare, isolati, ostacolati, delegittimati, in taluni casi eliminati professionalmente, con modalità certe volte tipiche di contesti tipicamente mafiosi.

Dal 1992-93 a oggi, da quando le mafie hanno dimesso la strategia militare di contrasto alle istituzioni democratiche del nostro Paese, si è consolidata la penetrazione del crimine organizzato all’interno del “Paese legale” divenendo ormai parte di un collaudato sistema, in tal modo crescendo paurosamente il livelto che poi il minore, se di nazionalità straniera, verrebbe rinviato nel Paese di origine o di provenienza secondo la formula del rimpatrio assistito.

Si legge negli atti delle commissioni: «Se la ratio è prevedere la possibilità che il minore non accompagnato venga rimpatriato (…) tale possibilità è già prevista per tutti i minori, indipendentemente dal fatto che si prostituiscano o meno. Se invece si ritiene che i minori stranieri che esercitano la prostituzione devono sempre essere rimpatriati (anche quando ciò sia contrario al loro interesse) la disposizione porrebbe dei problemi di compatibilità con gli impegni assunti dall’Italia a livello internazionale».

Al di là delle convenienze politiche, è lecito sperare dunque che il rinvio della normativa offra al Parlamento calma e tempo sufficienti per agire nella sostanza e in favore dei diritti della persona. lo di corruzione che non si manifesta tanto nelle “valigette” piene di tangenti, ma attraverso affidamenti di opere, appalti, progetti, consulenze, inserimenti nei consigli di amministrazione delle società miste pubblico-private che gestiscono parte della spesa pubblica dell’Italia. Incarichi vari, attraverso il mercimonio anche di funzioni pubbliche.

La corruzione si può sconfiggere, ma solo attraverso una grande rivoluzione culturale che metta al primo posto l’essere e non l’apparenza, la cultura e non il consumismo universale, il merito e non l’estetica, valori e ideali e non il profitto fine a se stesso, nonché attraverso la formazione di una nuova classe dirigente, fatta di persone oneste e competenti, che fa della questione morale il punto centrale del proprio agire politico, un rapporto completamente diverso tra etica e poteri, creando una stretta sinergia tra la società civile, ossia la politica della democrazia partecipativa, e coloro i quali assumono un ruolo di rappresentanza politico-istituzionale.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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