Offlaga Disco Pax, dalla provincia alle colline
CREATIVITA'
— Apre oggi a Prato il Contemporanea Festival. La band di Cavriago sul palco con i pezzi di Socialismo tascabile e Bachelite, qualche nuovo arrangiamento e canzoni del tutto inedite. —
Arte e territorio, binomio di qualità. Fino al 7 luglio, diversi Comuni toscani, da Prato a Rocca di Carmignano a Poggio a Caiano, ospitano il Contemporanea colline festival. Una maratona artistica dedicata ai nuovi linguaggi della scena musicale attuale che si apre con una delle realtà italiane più folgoranti e ingegnose degli ultimi anni, gli Offlaga Disco Pax del paroliere Max Collini.
Che proponete in questi live estivi?
Siamo nella seconda parte del tour di Bachelite e in fase di transizione verso il prossimo lavoro. Abbiamo brani nuovi da sperimentare e altri riarrangiati o che nel frattempo abbiamo ripubblicato con trio d’archi (“Onomastica” e “Cinnamon”). Continuiamo con la nostra formula che unisce l’alto e il basso, storie minime della provincia emiliana e suoni sintetici, testi radicati nel territorio e ritmi tipicamente anglosassoni.
Immaginario e ironia degli Offlaga vivono di miti, dal Toblerone al Circolo Gramsci. Fuori moda, visti i tempi?
Non ci presentiamo come un gruppo militante tradizionale, ma proponiamo argomenti legati all’immaginario collettivo della nostra terra. I riferimenti sono lontani nel tempo, ma funzionano perché in contrasto o per similitudine con l’oggi. In Emilia, dove il panorama ideologico sopravvive di sottofondo, sta sparendo la politica fatta col sentimento, c’è meno spirito d’adesione a un progetto: un ragazzino trova più romantico andare al centro sociale che a una sezione del Pd.
Sopravvivono solo i nomi bolscevichi nella toponomastica e all’anagrafe?
Dalla Piazza Lenin di “Robespierre”, al campionario di nomi di “Onomastica”: aberrazioni e storpiature riferiti a un immaginario comune. Dai nomi esotici, a quelli russi, come Boris e Ivan, o Vania, grazie al quale un mio amico ha saltato il servizio militare. L’onomastica identitaria esiste ancora, ma invece che delle fattrici sovietiche si danno i nomi delle modelle.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







