SPECIALE CHIANCIANO - Una buona occasione per un’agenda comune

Paolo Cento
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ASSEMBLEA DEI MILLE - SPECIALE CHIANCIANO
DIALOGO — Sinistra e libertà è presente con una delegazione per confrontarsi al di là delle esperienze dei singoli aderenti. Bene le proposte avanzate da Pannella e Cappato. —

Assemblea dei Mille è una buona occasione, dopo le elezioni, per riprendere il filo di un ragionamento sul futuro di una sinistra ampia, capace di essere protagonista di battaglie ecologiste, laiche, civili. A Chianciano ci sarà una delegazione di Sinistra e libertà proprio per dare il segno della volontà di un confronto collettivo oltre che sulle esperienze dei singoli aderenti.

Non c’è dubbio che la mancata presentazione di una lista comune alle europee è stato un limite a cui, al di là delle responsabilità di questa scelta, bisognerà porre rimedio proprio cercando un confronto leale che, però, non accantoni le differenze, anche sostanziali, che ci sono e che rappresentano una ricchezza. Il 3 luglio, inoltre, si terrà il seminario nazionale di Sinistra e libertà.

Due date diverse ma su cui è bene far scorrere il filo del dialogo e, se possibile, di alcune campagne di mobilitazione comune che possono essere fatte. Saremo a Chianciano perché siamo convinti, innanzitutto, che vi sia un’emergenza democratica, a partire da un’informazione che cancella ogni posizione diversa dal duopolio Pd-Pdl. La lotta contro il regime dell’informazione deve vederci protagonisti di una mobilitazione che non può essere fatta solo durante la campagna elettorale.

La prima questione è quella ecologica: abbiamo apprezzato le proposte fatte da Marco Pannella a Radio Radicale, così come quelle avanzate da Marco Cappato su Terra. Tra queste ricordo la questione energetica e in particolare la necessità di un piano energetico nazionale come terreno propositivo della battaglia contro il nucleare; la rottamazione delle città con un piano straordinario per l’ecoefficenza delle abitazioni e la loro sostenibilità. Un approccio pragmatico che può portarci a un impegno comune anche in vista del vertice di Copenaghen.

Altra occasione di iniziativa comune è quella sui diritti civili e la laicità. Si è passati da una gestione contrattualistica di questi temi dentro la maggioranza del governo Prodi alla totale assenza, tranne che in occasione del caso Englaro, di una strategia e mobilitazione comune. Certo, in questa situazione di difficoltà pesa l’assenza della sinistra e dei Verdi dal Parlamento e anche, lo diciamo con franchezza, il rapido esaurirsi di un qualsiasi ruolo decisivo dei Radicali dentro il Pd. Più complessa è la discussione sui temi del lavoro, delle pensioni e del welfare.

È evidente che serve una rivoluzione culturale nella sinistra, a cui non bastano più i paradigmi tradizionali di lettura del sistema produttivo e della crisi sociale. La necessità di superare un sistema che tutela solo i lavoratori a tempo indeterminato, dimenticandosi dei non garantiti a cui non è riconosciuto né un diritto al reddito oggi né una pensione domani, è questione centrale di questa rivoluzione.

Ma non può esserci nessuna riflessione comune se non si parte dalla crisi di quel liberismo che ha prodotto perdita della sovranità alimentare nel Sud del pianeta (e in questo contesto c’è indubbiamente la questione Ogm), aumentato le disuguaglianze e amplificato la crisi ambientale globale. Sullo sfondo di questa agenda c’è l’urgenza politica dettata dalla crisi della leadership di Berlusconi e la necessità di costruire rapidamente un progetto di alternativa democratica al centrodestra.

Questo è quello che i Verdi e gli ecologisti si aspettano da Chianciano: un confronto utile e non strumentale. Di questa agenda cui siamo pronti a dare il nostro contributo individuale e collettivo, ne terremo contro anche nel seminario di Sl, proprio perché pensiamo che questo progetto debba rimanere aperto e non chiudersi negli steccati di un altro partitino.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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