Cemento disarmato. La carica dell’ecomafia
INFRASTRUTTURE Dopo il sequestro dell'ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento, un dossier di Legambiente disegna il ritratto dell'Italia che si sbriciola per eccesso di sabbia.
Cemento depotenziato, fatto per più di metà con la sabbia. Cemento fatto con la sabbia salata di mare che ne corrode l’armatura interna. Cemento arricchito di rifiuti tossici, come quelli provenienti dalla centrale a carbone di Brindisi o dalla lavorazione dello zinco, occultati a Crotone in scuole e parcheggi.
È il ritratto di un’Italia che si sbriciola, quello che emerge dal dossier di Legambiente “Cemento disarmato” e che parte dall’ospedale di San Giovanni di Dio di Agrigento - sequestrato per la scarsa qualità del calcestruzzo di cui è costruito e quindi a rischio crolli - per arrivare alle mille storie della mafia del cemento che costellano lo Stivale con la propensione di concentrarsi a Sud. Gli affari delle ecomafie non sono solo sui rifiuti: la ’ndrangheta, la mafia e la camorra vivono di cemento e calcestruzzo a basso costo.
Giganti con i piedi d’argilla sono scuole, ospedali, ponti, ma anche edifici di edilizia abitativa. Attualmente, avverte Legambiente, sono al vaglio della magistratura 18 opere a rischio di crollo, di cui la maggior parte (13) in Sicilia. Fra queste, assieme all’aeroporto di Palermo e a quello di Trapani, a viadotti e gallerie sull’autostrada Palermo-Messina, ci sono il palazzo di Giustizia di Gela e il Commissariato di Ps di Castelvetrano, suprema beffa per le istituzioni di controllo. In Calabria sono tre le costruzioni sotto indagine, fra cui la scuola media di Bova Marina, costruita con un cemento che ha un indice di resistenza esattamente della metà di quello richiesto.
Seguono poi il Molise con un’indagine in corso (sulla variante della superstrada per Venafro) e il Veneto, con due lotti sequestrati dell’autostrada di Valdastico nel vicentino. Per la prima di queste vicende, l’Anas è stata costretta a sostituire 57 per cento dei pali di calcestruzzo, con un costo di due milioni. Mentre alle valli venete si è arrivati solo grazie alle intercettazioni predisposte dalla Procura di Caltanissetta.
«Che il crimine organizzato abbia di fatto una specie di monopolio nel mercato del calcestruzzo è un dato incontrovertibile. Basti pensare a ciò che accade in provincia di Trapani dove lo Stato oggi, detiene il 90% delle imprese di produzione di calcestruzzo sequestrate o confiscate a esponenti della malavita, che fino a qualche settimana fa hanno fornito la materia prima per tutte le opere di quella zona», spiega il vicepresidente di Legambiente Sebastiano Venneri.
«Secondo quanto emerge da un’indagine della questura di Trapani il quartier generale di Cosa nostra sarebbe stato proprio nella sede della Calcestruzzi Mazara S.p.a, un’impresa della famiglia Agate, alleata di Matteo Messina Denaro ». I 299 morti del terremoto abruzzese insegnano che la sicurezza nelle costruzioni non è un’optional. La Protezione civile, dopo il sisma di L’Aquila, ha vagliato 48 edifici pubblici in Sicilia: 43 sono risultati al di sotto delle norme di sicurezza. Legambiente chiede quindi al ministro delle Infrastrutture una campagna di monitoraggio delle opere pubbliche a rischio cemento depotenziato.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







