Clinton, monito a Teheran e Pyongyang sul nucleare
DIPLOMAZIA Il segretario di Stato Usa vola in Thailandia per la conferenza dell’Asean sulla sicurezza regionale. Da Bangkok lancia il suo avvertimento all’Iran e alla Corea del Nord, chiedendogli ancora una volta di rinunciare all’atomo.
Un avvertimento a Teheran e un altro a Pyongyang. A cambiare però sono solo la longitudine e la latitudine, perché il messaggio resta lo stesso: giù le mani dal nucleare. A lanciarlo, il segretario di Stato Usa Hillary Clinton, che ha approfittato di un’intervista televisiva nella capitale thailandese, dove ha fatto scalo prima di raggiungere Phuket per partecipare al vertice dell’Asean, l’Associazione della nazioni del Sudest Asiatico, sulla sicurezza della regione.
Già la settimana scorsa la Clinton aveva sottolineato che le intenzioni dell’Iran in merito al suo programma nucleare non sono ancora state chiarite dopo le elezioni di giugno, e che l’offerta di Washington di colloqui con Teheran è a termine. Ieri ha rimarcato l’argomento, spingendosi però oltre: «Abbiamo chiarito che intraprenderemo azioni severe, come ho ripetuto più volte, lavorando per migliorare la difesa dei nostri partner nella regione».
L’inviata di Obama ha suggerito che il Paese degli ayatollah dovrebbe prendere in considerazione che «se gli Stati Uniti estendono un ombrello difensivo sulla regione, se facciamo ancora di più per sostenere la capacità militare dei Paesi del Golfo, è improbabile che l’Iran diventi più forte e più sicuro, dato che non sarà in grado di intimidirli e dominarli come apparentemente ritiene di poter fare una volta che avrà in mano un’arma nucleare». Dopo aver ammonito Teheran, l’ex first lady si è rivolta anche al regime di Kim Jong-il. «Siamo ovviamente preoccupati dalla Corea del Nord e dalle recenti notizie sui probabili rapporti con la Birmania ».
Rilevamenti satellitari e dossier filtrati sulla stampa internazionale hanno messo in luce che i militari birmani stanno costruendo, con l’aiuto di Pyongyang, una rete di tunnel e rifugi militari in varie zone del Paese, alimentando il sospetto che i nordcoreani vogliano fornire tecnologia nucleare alla giunta del generale Than Shwe. Anche in questo caso si è trattato di una presa di posizione più netta di quella dei giorni scorsi, quando il segretario di Stato aveva tentato di giocare la carta della diplomazia nei confronti di Nay Pyw Taw.
Sostenendo che gli Stati Uniti non escludono di adottare una posizione «costruttiva» se la giunta militare accetterà di andare incontro alle principali richieste della comunità internazionale, che comprendono «la liberazione dei prigionieri politici, la cessazione delle violenze contro la popolazione e dei maltrattamenti di Aung San Suu Kyi». Per quanto importanti, comunque, gli ammonimenti della Clinton a Teheran e Pyongyang non sono stati i soli risultati della tappa thailandese del suo viaggio.
Il segretario di Stato infatti è tornato a casa anche con un trattato di amicizia e cooperazione nel Sudest Asiatico, una sorta di codice di condotta già siglato dai membri fondatori dell’Asean e da quelli dell’Asean dialogue partners, tra cui Cina, India, Giappone e Corea del Sud. «Gli Stati Uniti sono tornati nel Sudest Asiatico» ha dichiarato la Clinton. Un terzo monito. Così anche i colossi asiatici sono avvisati.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







