L’Aquila, voglia di legalità
RICOSTRUZIONE Legambiente e Libera promuovono un Osservatorio che affiancherà le istituzioni nel monitoraggio del corretto smaltimento delle macerie. Don Ciotti: «Non c’è regione che si possa dichiarare esente dal fenomeno mafia».
Presentato ieri a L’Aquila l’osservatorio di Legambiente e Libera sulla ricostruzione. Dopo mesi di lavoro in collaborazione con la Provincia dell’area colpita dal sisma del 6 aprile, “Ricostruire pulito”, questo il titolo del progetto nato anche grazie al presidio di Libera Informazione, è stato inaugurato, nel pomeriggio, a Paganica (il progetto “Biblipaganica”) frazione del capoluogo abruzzese.
«L’Articolo 4 della Costituzione - ha dichiarato don Luigi Ciotti, intervenendo alla conferenza stampa di presentazione a cui hanno partecipato anche il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza e la presidente della Provincia, Stefania Pezzopane - tira in ballo la responsabilità civile per vigilare sulla legalità. Non c’è regione in Italia che si possa dichiarare esente dal fenomeno mafia, specie in situazioni come queste, dove c’è un giro di affari considerevole e c’è bisogno di stare attenti anche alla cosiddetta legalità sostenibile di chi si muove a cavallo di ciò che è lecito e ciò che non lo è».
I riferimenti sono ai casi sospetti, denunciati anche da Terra, emersi fin dai giorni immediatamente successivi al terremoto. Dalla distruzione delle macerie “sotto sequestro” nel periodo di Pasqua alle tante segnalazioni di irregolarità su appalti e assegnazioni dirette. Fino al caso di una delle aziende assegnatarie di un sub appalto per il movimento terra del piano Case del governo che risultava essere associata, in altri gruppi, ad aziende e soggetti coinvolti nel caso Alba D’Oro di Tagliacozzo, uno dei più clamorosi casi di riciclaggio di denaro proveniente dal cosiddetto tesoro di Ciancimino.
«Fin dalle prime ore dopo il sisma ha aggiunto il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza - le squadre di volontari di Legambiente si sono impegnate per fornire assistenza alle persone e anche per la messa in sicurezza del patrimonio culturale. Con questo progetto l’associazione intende andare oltre l’emergenza e proseguire l’impegno preso perché la ricostruzione in Abruzzo sia anche una rinascita della legalità. Come racconta il nostro annuale rapporto Ecomafia, infatti, anche in questa regione sono molte le inchieste aperte sul fronte degli appalti e delle illegalità nel ciclo del cemento. E questa tragedia ha purtroppo dimostrato che la criminalità nel settore edilizio a L’Aquila ha già fatto affari da tempo».
Secondo il rapporto “Ecomafia 2009”, infatti, sono molte le inchieste aperte sul fronte degli appalti e delle illegalità nel ciclo del cemento in Abruzzo. Nel mirino, gruppi criminali che attraverso le estorsioni mirano a controllare il mercato delle costruzioni. Solo nel 2008 sono state denunciate 367 persone ed effettuati 71 sequestri immobiliari per un totale di 319 infrazioni accertate dalle forze dell’ordine. Numeri inquietanti che pongono l’Abruzzo al 9° posto nella classifica nazionale dell’illegalità.
L’Osservatorio da subito affiancherà l’azione di verifica delle istituzioni competenti nel monitoraggio del corretto smaltimento delle macerie. Un primo problema riguarda la possibilità di risalire attraverso l’esame dei detriti a eventuali responsabilità legate alla scarsa qualità dei manufatti edilizi. Si vigilerà anche sull’applicazione della procedura di separazione delle sostanze nocive dai residui inerti, prevista nei protocolli d’intervento dopo i terremoti, anche per evitare rischi alle popolazioni sfollate.
E poi un’azione diretta sulla ricostruzione. Il calcestruzzo depotenziato e gli interessi dei clan presenti nella regione. Gli appalti che puzzano di bruciato e le nomine che destano perplessità. Il mix è di quelli che impongono di tenere gli occhi bene aperti. Il Procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, non a caso ha messo a disposizione un pool di magistrati fin dai giorni successivi al sisma per vigilare sui tentativi di infiltrazione della criminalità nella ricostruzione.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







