La dipendenza dall’oro nero che pesa sul futuro degli italiani

Susan Dabbous
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SPECULAZIONI
— Bollette più leggere fino a settembre grazie alla crisi ma i cittadini soffrono i costi delle oscillazioni del petrolio. A dirlo è il rapporto annuale dell’Autorità. È scontro Ortis-Scajola. Sullo sfondo, l’incubo del nucleare. —

Sviluppo delle fonti rinnovabili ancora frenato e nucleare antieconomico e dannoso. Gli italiani rimangono ancora schiacciati dal peso del petrolio. Le quotazioni dell’oro nero e dei suoi derivati «sembrano confermare il ruolo abnorme di una certa speculazione».

Questo il pesante giudizio del presidente dell’Autorità per l’energia e il gas, Alessandro Ortis, che ha presentato ieri la Relazione annuale dell’organo preposto al controllo del mercato dell’energia. La costituzione di una «Borsa del petrolio europea» potrebbe in futuro, secondo Ortis, regolare le bizzarrie mentre i governi dovrebbero lavorare per la «mortificazione delle speculazioni».

L’abbassamento del prezzo del petrolio a cui abbiamo assistito durante i momenti più feroci della crisi finanziaria, poi, lascia pochi motivi per rallegrarsi. Ai primi segnali di rallentamento della crisi economica si sono infatti accompagnati immediatamente gli aumenti dei prezzi degli idrocarburi. «Ciò denota il carattere strutturale dell’equazione: sviluppo economico, crescita del fabbisogno energetico e dei prezzi dell’energia stessa» sottolinea il presidente della Camera Gianfranco Fini intervenendo alla presentazione del rapporto dell’Authority.

«La crescita dei listini - prosegue Fini - sarà il risultato di due fattori interdipendenti: per un verso, un mercato petrolifero legato a logiche commerciali e speculative di breve termine; per l’altro, un mercato del gas basato su contratti di lungo termine ma sostanzialmente indicizzati agli stessi prezzi del petrolio. Un circolo vizioso - continua il presidente della Camera - aggravato dalla carenza di infrastrutture adeguate».

Le previsioni per il futuro quindi sono tutt’altro che rosee; intanto però gli italiani nel 2008 hanno beneficiato di bollette più leggere con un risparmio medio dell’8 per cento per l’energia elettrica e del 15 per il gas. Quest’ultimo per le famiglie del nostro Paese costa fino al 15 per cento in meno rispetto alla media europea. Secondo i dati dell’Eurostat, infatti, il 60 per cento delle case italiane ha consumi annui inferiori ai 2.500 kilowattora, per questo le bollette sono più leggere.

A essere penalizzate invece sono le imprese, che hanno pagato oltre il 25 per cento in più rispetto alle omologhe di eurolandia. A incidere lievemente sui risparmi comunque è anche l’effetto delle liberalizzazioni a due anni dalla loro introduzione: infatti, oltre 2 milioni di famiglie e un milione 200mila società hanno deciso di cambiare gestore. «Il confronto con Paesi dove la liberalizzazione è più avanzata - ammonisce il Garante - mette in evidenza che i prezzi italiani, al netto delle imposte, si sono attestati su livelli più alti con scostamenti di oltre il 20 per cento».

Ma la vera e propria stoccata Ortis la riserva allo strapotere dell’Eni, “invitato” a procedere urgentemente alla separazione proprietaria di Snam rete gas per promuovere la concorrenza. Spiazzato dalla durezza del monito, il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola ha replicato stizzito, invitando Ortis “a farsi gli affari propri”. Mentre inaugurava ieri l’allargamento di una centrale nucleare dell’Enel in Slovacchia, Scajola non si è fatto mancare l’occasione di commentare la parte della relazione che «esula dalle prerogative dell’Autorità» in grado addirittura di «danneggiare le aziende italiane».

Alla fine, comunque, lo scontro è stato inevitabile, nonostante il Garante si sia guardato bene dal dare giudizi sul programma nucleare del governo proprio per non sconfinare nel campo politico. Polemiche a parte, le rinnovabili restano la terra delle sole promesse. Alle fonti pulite, infatti, verranno destinati 7 miliardi di euro, secondo il dossier dell’Authority. Ma solo nel lontanissimo 2020.

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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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