La scelta dei movimenti: profilo basso e occhi sulla ricostruzione

Pietro Orsatti

CONTROVERTICE
— Sotto il grande tendone della rete 3 e 32 fanno discutere gli arresti e le proteste di questi giorni: «Sembra un’operazione a orologeria. Il G8 è solo uno dei nostri problemi. Ci è piovuto sulla testa, non lo volevamo». —

La prima giornata del controvertice dei comitati si è aperto con la notizia del fermo di un gruppo di francesi vicino a Pittino, bloccati dai carabinieri con un furgone sul quale, a quanto dice il comunicato ufficiale dell’Arma, trasportavano bastoni. E al campo di via Strenella, sede del Forum per la ricostruzione sociale che si è aperto ieri mattina, fa ancora discutere l’arresto all’alba di lunedì di un ragazzo campano che alloggiava proprio nella piccola tendopoli dei movimenti.

«Quello della procura piemontese sembra un provvedimento a orologeria », questo è il giudizio più diffuso sotto la grande tenda della rete 3 e 32. A molti sembra strano che un furgone con mazze e simili sia potuto arrivare così vicino alla sede del summit. «Il G8 è solo uno, e neanche il più grande, dei nostri problemi - spiega Mattia Lolli di 3 e 32 -. Noi abbiamo le case distrutte e un intero progetto di ricostruzione sociale ed economica da affrontare. Il G8 ci è piovuto sulla testa, non lo volevamo e ci sta complicando solo di più la vita».

Profilo basso, questa la linea assunta dai movimenti in occasione del summit. Nessuna voglia di accettare provocazioni, centrare l’attenzione sulla questione terremoto e ricostruzione e soprattutto far emergere tutte le contraddizioni della politica del governo nell’affrontare il dopo emergenza. A questa scelta sembrano aver aderito anche i movimenti che sono venuti da altre località italiane, come i NoTav, l’Onda, i comitati di Chiaiano. E a creare un po’ di disagio è solo la manifestazione del 10 voluta dai Cobas a tutti i costi, nonostante i comitati della città non la volessero.

Anche perché il territorio e la situazione oggettivamente pericolosa e disagiata di una città svuotata dal sisma impedirebbe nei fatti lo svolgimento di una grande e tradizionale manifestazione. Intanto il piccolo controvertice, per la prima volta, ha portato i temi del movimento No global all’interno del dibattito in corso a L’Aquila. Ma sono soprattutto le alleanze e le affinità con movimenti e comitati in altre parti d’Italia a essere oggetto della discussione sotto la tenda del forum.

«Le affinità, le parentele, sono tante - spiega Antonio dei comitati di Chiaiano - non fosse altro perché noi e gli aquilani abbiamo la stessa controparte: Bertolaso ». È il modello di gestione dell’emergenza, della nuova Protezione civile, a essere messo in discussione radicalmente, assieme anche al modello di sviluppo e di rapporto con altre organizzazioni come il sindacato.

«Dobbiamo essere aiutati dai movimenti a capire l’esistenza di una contraddizione forte nell’azione sindacale spiega Giorgio Cremaschi della Fiom -. È come se a volte non ci accorgessimo di vivere una sorta di sindrome di Stoccolma nei confronti della produzione e del liberismo. Non è solo la produzione ma anche cosa si produce a dover entrare nelle scelte del mondo sindacale». Non poco quando si parla di lavoro nel corso di una grande crisi economica e occupazionale.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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