Pandemia avanti tutta. «Saremo pronti»
INFLUENZA A-H1N1
— Corsa contro il tempo per il vaccino preventivo. Ma non è ancora stato testato sulle categorie più a rischio. Intervista a Giovanni Rezza, epidemiologo dell’Iss. —
A oggi, in Europa, l’Italia è tra i Paesi meno colpiti dalla diffusione di influenza A-H1N1. Secondo l’ultimo monitoraggio dell’Istituto superiore di sanità (Iss) i casi accertati su tutto il territorio nazionale dai 27 laboratori Influnet sono 224. Nessuno di questi è risultato particolarmente grave. Ma dopo l’estate, con l’arrivo dell’influenza di stagione, la prevenzione che sino a oggi si è basata su individuazione e isolamento delle persone infette non sarà più sufficiente. Il peggio, insomma, deve ancora venire.
Nel presentare il piano strategico per fronteggiare la diffusione del virus, che in Gran Bretagna ha ucciso 15 persone, il governo ha annunciato la vaccinazione di almeno 20 milioni di persone tra novembre 2009 e febbraio 2010. Quando cioè saranno pronti gli stock di vaccini preventivi. Sempre che nel frattempo il virus pandemico A-H1N1 non sia mutato in maniera considerevole. Per meglio comprendere a cosa andiamo incontro Terra ha rivolto alcune domande al professor Giovanni Rezza, direttore del dipartimento di Malattie infettive, parassitarie e immunomediate dell’Iss.
PROFESSOR REZZA, CHE TIPO DI VACCINO SARÀ USATO?
Si tratta di un farmaco monovalente che sarà somministrato a circa il 30 per cento della popolazione, in aggiunta a quello trivalente usato per l’influenza stagionale.
IL FARMACO NON SARÀ PRONTO PRIMA DI OTTOBRE, COME MAI?
Mancano ancora delle autorizzazioni particolarmente importanti, dal momento che la tollerabilità, la sicurezza e l’efficacia del farmaco non è ancora stata testata su bambini e donne incinte. Due delle categorie più a rischio di infezione. E si presume che i limiti nelle conoscenze che occorrono per il via libera saranno appunto superati tra ottobre e novembre prossimi.
UNO DI QUESTI LIMITI È LA CAPACITÀ DI MUTAZIONE DEL VIRUS?
Al momento no. Le mutazioni avvenute sino a oggi sono minime, quindi il vaccino in preparazione è ancora efficace. Il discorso cambia solo se il virus dovesse mutare tanto da non essere più riconosciuto dagli anticorpi come tale.
L’A-H1N1 COLPISCE SOPRATTUTTO GLI UNDER 40, DA COSA DIPENDE?
Escludendo la Gran Bretagna dove oramai l’epidemia è in atto, prendiamo il caso dell’Europa. Qui sono colpiti soprattutto i viaggiatori e poi i loro amici e parenti. E l’età di chi viaggia è spesso inferiore ai 40 anni. L’altro punto è che la popolazione scolastica fa da moltiplicatore dell’epidemia. Mentre gli anziani sembrano più protetti. Secondo uno studio americano circa un anziano su tre avrebbe anticorpi contro l’A-H1N1. Forse per essere stato esposto a virus simili in passato.
QUAL È IL LIVELLO DI PERICOLOSITÀ DELL’INFLUENZA PANDEMICA?
Probabilmente è aggressiva quanto un virus influenzale stagionale. Sembra infatti avere lo stesso tasso di mortalità. Casi gravi si sono manifestati specie in portatori di rischio noti anche per l’influenza di stagione. Come le malattie croniche, respiratorie e cardiovascolari. Inoltre, i più sensibili al contagio sembrano essere le donne incinte i diabetici, i bimbi sotto l’anno di età e gli obesi. Questo ultimo caso è una novità rispetto alla normale influenza.
IN ARGENTINA E GRAN BRETAGNA I DECESSI SI CONTANO A DECINE. SONO I PAESI PIÙ COLPITI...
Per quanto riguarda l’Argentina ci sono diversi punti interrogativi. Da un lato può essersi verificato un alto numero di contagi senza che però siano stati tutti verificati. Oppure ci sono altri fattori più o meno identificati, come ad esempio un accesso ritardato ai servizi sanitari. Per quanto riguarda la Gran Bretagna c’è stato un elevato numero di infezioni e il tasso di mortalità è in linea con quello degli altri Stati. Purtroppo pare che una delle persone morte non fosse portatrice di fattori di rischio noti per essere causa di complicazioni, e quindi si sta indagando su quale potrebbe essere stato il motivo del decesso.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







