Quelli del “no all’eolico” avanti in ordine sparso

Simonetta Lombardo
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RINNOVABILI
— Esplode la polemica tra gli ecologisti. Undici associazioni attaccano l’energia dal vento per l’impatto sul paesaggio. Ma le posizioni sono molto diversificate. —

Le parole sono pietre: un «deserto» quello creato dallo sviluppo dell’energia eolica, «lungo 10mila chilometri ». E «una speculazione» fatta dai «palazzinari dell’energia» per «devastare il paesaggio per briciole di elettricità». Meglio le 25mila torri eoliche per cui sarebbero state richieste autorizzazioni o una centrale nucleare? Chiedono i giornalisti.

«Certamente le 25mila pale no. Sulla centrale nucleare, vediamo come stanno le cose sullo smaltimento delle scorie, sui valori di sicurezza, senza nessuna ostilità preconcetta. E qualcosa di nuovo c’è anche nel carbone, come il letto fluido che non è stato ventilato e tanto meno realizzato in Italia». L’ex ministro, ex commissario europeo, ex presidente di Italia nostra, oggi presidente del Comitato italiano per il paesaggio Carlo Ripa di Meana non rappresenta l’interezza del comitato né la completezza delle posizioni delle 11 associazioni che ieri hanno attaccato l’eolico, ma certo è uno degli esponenti di punta del fronte del no a tutti i costi.

A tenere assieme Coldiretti, Amici della Terra, Mountain wilderness, Altura, Vas, Wilderness Italia, Movimento azzurro, Comitato del paesaggio, Comitato per la bellezza, Fareverde e Italia nostra è un filo abbastanza tenue. Per Stefano Masini, Coldiretti, il problema è che per le rinnovabili «non c’è una ricetta unica, ognuna delle fonti ha un proprio ruolo.

Occorre localizzare nella maniera corretta l’eolico: no nelle aree di pregio agricolo oltre che naturalistico, impianti più bassi e più adeguati»; Mountain wilderness parla di «fascismo eolico»; Ripa di Meana aggiunge di non condividere «le premesse che attribuiscono all’attività umana le ragioni del cambiamento climatico » e sicuramente la pensa come lui il negazionista Franco Battaglia. Rosa Filippini degli Amici della Terra sottolinea che «anche se costruissero 25mila cupole di S. Pietro ci sarebbe un impatto estetico» e, via comunicato stampa, spara contro gli incentivi - generali, alle rinnovabili , tutte - che «arriveranno a pesare per 7 miliardi nelle bollette degli utenti».

Insomma l’eolico no, anche se è la più matura, dal punto di vista tecnico ed economico, delle rinnovabili che potrebbe - magari evitando le stragi di paesaggio, territorio e uccelli - arrivare all’obiettivo europeo della produzione del 20 per cento dell’energia da fonti rinnovabili entro il 2020. Ma allora cosa? Le ricette del gruppo “via dal vento” qui sono abbastanza univoche: risparmio, biomasse, geotermia (ma che impatto ambientale quei tubi che sbucano dalla terra) e fotovoltaico.

Legambiente, Wwf e Greenpeace sono invece schierate per un uso adeguato dell’energia dal vento, nei posti giusti e con la giusta programmazione energetica ed economica. Per l’associazione del cigno il no all’eolico è «un’assurdità senza senso nell’interesse delle lobby di carbone e nucleare», mentre per Greenpeace chi attacca l’eolico non vuole salvare il clima. Posizioni sostenute da Kyoto club e da Ises Italia, che ricordano la stringente disciplina cui sottostanno le autorizzazioni dell’eolico e le occasioni per lo sviluppo della green economy che provengono dall’energia del vento.

Commenti

Dibattito Eolico ad Acquacheta

Stavo giusto cercando un approfondimento sul recente dibattito sull'eolico. Anche per la recente protesta a San Godenzo circa l'eolico industriale a cui aderisce anche il WWF (http://ariacheta.blogspot.com/) e il dibattito sul mini-eolico (http://www.trattinobasso.com/?p=737)

Buon lavoro,

A

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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