Sette missili da Pyongyang. Seul e Tokyo in allarme
COREA DEL NORD
— Nel giorno dell’indipendenza Usa, l’ennesima provocazione del regime di Kim Jong-il. Le autorità sudcoreane: «Siamo pronte ad affrontare la minaccia». —
Sette, non esattamente magnifici ma comunque sufficienti per raggiungere lo scopo. La Corea del Nord ha lanciato ieri altri missili dalla costa orientale verso il Mar del Giappone, in quello che appare come l’ennesimo atto di provocazione verso i suoi rivali strategici, Stati Uniti in testa, impegnati nella celebrazione del 4 luglio, giorno dell’indipendenza nazionale.
I vettori sono stati lanciati dalla base di Kitdaeryong vicino a Wonsan, nella provincia di Gangwon: si è trattato del più grande test missilistico effettuato da Pyongyang dal 2006, quando, sempre agli inizi di luglio, furono lanciati altri sette missili. I primi due lanci sono avvenuti tra le 8 e le 8:30 del mattino (ora locale), gli altri cinque nelle dieci ore successive.
Nei giorni scorsi sui media coreani era anche circolata voce di un possibile lancio, in occasione del 4 luglio, di missili intercontinentali in direzione dell’Alaska. I test seguono di due giorni il lancio di quattro razzi terra-mare, definito dall’intelligence sudcoreana come parte di normali «esercitazioni di routine». Sempre secondo le fonti di Seul, i missili lanciati sarebbero degli Scud, con una gittata di 4-500 chilometri.
La risoluzione 1.874 dell’Onu, approvata dal Consiglio di sicurezza in risposta all’esperimento nucleare del 25 maggio, vieta a Pyongyang qualsiasi tipo di test ballistico; al regime è stato precluso inoltre il commercio di armi, preziosa fonte di valuta estera. Infine i Paesi membri delle Nazioni unite sono stati autorizzati a ispezionare i cargo della e diretti verso la Corea del Nord, con la possibilità di sequestrare e distruggere le merci spedite in violazione delle sanzioni, ulteriormente inasprite a metà giugno.
Immediatamente dopo il lancio dei missili, Tokyo ha presentato una protesta formale contro Pyongyang attraverso i suoi canali diplomatici a Pechino. «Gli ultimi episodi - ha dichiarato in una nota il capo di gabinetto, Takeo Kawamura -, rappresentano una grave provocazione contro la sicurezza dei Paesi vicini, tra cui il Giappone», oltre a essere una violazione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza.
Non solo il Paese del Sol Levante ma anche la Corea del Sud è in allerta. «Il governo esprime il suo disappunto sulle azioni continue della Corea del Nord, che aumentano la tensione nell’Asia nordorientale», ha affermato il ministro della Difesa di Seul Lee Sang-hee. Aggiungendo che «l’esercito sudcoreano, grazie a una stretta alleanza nel settore della difesa con gli Stati Uniti, è assolutamente preparato ad affrontare tutte le minacce o le provocazioni che possono arrivare dal Nord».
E mentre la tensione è tornata a salire nella regione, la Russia e la Cina hanno invitato a reagire con «calma» al lancio nordcoreano. Il ministro degli Esteri moscovita Serghei Lavrov, anche a nome dell’alleato cinese, ha infatti chiesto agli alleati occidentali e a Pyongyang di tornare a sedersi al tavolo delle trattative e di evitare qualsiasi mossa o decisione che possa portare a un peggioramento della situazione.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







