Terremoto: Ricostruzione e bugie

Carlo Di Stanislao (Medico, responsabile del Centro allergologico della Asl 04 de L’Aquila)

TERREMOTO. L’Aquila: a tre mesi dal sisma, silenzio e bugie. Di concreto poco e nulla. Si chiedono “Verità e giustizia”.

A L’Aquila c’è ancora tanto da dire, molto ancora da chiarire e tanto da spiegare. Cominciamo col dire che, a tre mesi dal sisma, nessuno ha mai dichiarato e aggiornato le cifre che ancora oggi italiani e stranieri versano volontariamente per soccorrere gli sfollati e cooperare alla ricostruzione delle zone terremotate. Silenzio assoluto. Numeri che, peraltro, andrebbero aggiunti alle somme di una certa rilevanza, messe generosamente a disposizione da banche e grandi imprese. E sugli importi c’è da ricordare il famoso decreto n. 39, creato a fine aprile per l’emergenza Abruzzo e da poco approvato. Su un finanziamento dichiarato di otto miliardi, la realtà è - si legge chiaramente nel decreto - una cifra di circa cinque miliardi di euro, da utilizzare da qui al 2032 e ancora da mettere insieme.
 
Fra le misure economiche, spicca anche la proposta di indire nuove lotterie, al fine di raggranellare - si pensa - circa cinquecento milioni di euro. Di concreto quindi, poco e nulla. E i dubbi che gli stessi versamenti spontanei e mai dichiarati verso le oltre cento organizzazioni esistenti vengano utilizzati per altri scopi, non possono che essere legittimi. Nelle giornate dei terremotati intanto, il caldo è più cocente, la pioggia più battente e umida, la dignità calpestata di ora in ora. I segretissimi lavori che si sono tenuti per accogliere il G8 ne sono una prova tangibile. Suite presidenziali da favola, servizio catering a cinque stelle, mentre le sbobbe nelle tendopoli annacquano stomaci e aizzano rabbie feroci e a poco può servire la promessa del premier Berlusconi di donare - dopo il G8 - le migliaia di mobili pregiati ai terremotati. La gente vacilla fra promesse dichiarate e realtà contrapposte.
 
E realtà sconsiderate che nessuno racconta. Per accedere a una tendopoli, provenendo da un’altra, è necessario pagare un ticket: dieci euro a persona. Sconvolgente: le organizzazioni preposte alla gestione delle tendopoli, lucrano sul male. Nessuno ne parla. Migliaia di persone hanno perso il lavoro. Eppure per decreto, i lavoratori autonomi e gli impiegati, torneranno a versare le tasse a partire da gennaio 2009 e sono molti i pensionati che dovranno attendere un bel po’ per vedersi recapitare l’importo della pensione: a quanto pare, i primi evidenti sostegni, ora presentano un conto altissimo. Ed è lo stesso decreto - ormai approvato - nei confronti del quale molti sfollati e sindaci, avevano manifestato il loro dissenso, in special modo per quell’articolo che rende impossibile l’accesso ai finanziamenti per chi abbia perso la seconda casa: sarà una di quelle cose che rallenterà di molto la ricostruzione di L’Aquila e dei paesi colpiti dal terremoto, soprattutto nei centri storici.
 
C’è anche un allarme gravissimo legato all’erogazione dell’acqua: a causa del sisma, la società pubblica che si occupa della rete idrica aquilana, rischia la bancarotta. Nessuno che scriva queste informazioni. E per finire il silenzio cade su inchieste di cui non si sa più nulla. Buio e silenzio su Impregilo spa che edificò - fra l’altro - l’ospedale San Salvatore senza tenere in minima considerazione le norme di agibilità e quelle antisismiche, e che per giunta fu aperto malgrado la mancanza di accatastamento. Nessun diritto di cronaca. Nessun diritto di parola. Nessun diritto di dignità. «Mai nella storia dei terremoti italiani avevamo assistito a una ingiustizia tanto grande. Un cumulo di menzogne ha ricoperto L’Aquila più di quanto non abbiano fatto le macerie». Comincia così il j’accuse di Rossella Graziani, una signora abruzzese che, il 5 luglio scorso, ha inviato una lettera a “Il Messaggero”.
 
“Verità e giustizia»” è lo slogan in uno degli striscioni che ha aperto la fiaccolata promossa dai comitati spontanei dei cittadini per commemorare, a tre mesi dal tragico terremoto che si è verificato a L’Aquila il 6 aprile scorso alle 3 e 32 del mattino, le 300 vittime del sisma; ma anche per richiamare tutti a una più autentica informazione sullo stato delle cose. Infatti, anche se la maggior parte degli italiani è convinta, attraverso i mass media, che in tre mesi tutte le emergenze del dopo sisma siano state risolte (potenza di un governo che usa la comunicazione come un’arma affilata e persuasiva), tutti i problemi sono ancora sul tappeto e nessuna certezza vi è, non solo per la ricostruzione, i suoi modi e i suoi tempi, ma anche per l’immediato futuro e il presente pressante. Vi sono ancora oggi 30mila aquilani, fra cui molti anziani e bambini, che vivono nelle tende e altrettanti costretti dalla inagilibità delle proprie abitazioni, a una diaspora forzata in varie località dell’Abruzzo (e non su navi da crociera come il governo ha fatto credere).
 
L’università è sotto tensostrutture o ha dovuto provvedere a occupare sedi d’emergenza per portare avanti i programmi didattici e l’ospedale è ancora, per il 90 per cento, attendato. Ma nonostante le difficoltà tutti, o quasi, sono tornati a lavoro: nei container, nelle tende, dentro alle roulotte. In ospedale solo 9 dipendenti su 1.500 si sono fatti assegnare ad altra Asl e solo lo 0,01 per cento ha usufruito dei 45 giorni di riposo straordinario. Siamo gente del Sud, che è capace di reagire con prontezza agli eventi avversi e che sa che solo contando su se stessi si può procedere nella vita. Sappiamo anche che l’Italia minuta e migliore ci ha aiutato e continuerà a farlo ma temiamo un governo capace solo di false promesse e autentici tradimenti. Ci siamo già ripresi dalla sindrome da stress post traumatico e ciascuno di noi è pronto a «gettare sangue» e travagliare senza posa per la ricostruzione. E vogliamo farlo in primo luogo riguadagnando spazi, come questo, in cui segnalare i ritardi, le menzogne e i disagi che vivono gli abitanti e i terremotati a L’Aquila, per reagire a una censura mediatica e di Stato ottenuta attraverso la cancellazione di visibilità e con la morte civile.
 
Per questo come aquilano e come uomo ringrazio questo giornale per lo spazio dedicato a un obbiettivo resoconto sullo stato delle cose. A tre mesi da quella maledetta notte e mentre la città cerca di riemergere dalle macerie, si sta ancora affrontando l’emergenza e di fatto L’Aquila è tuttora una città fantasma, con i “lineamenti” radicalmente cambiati e con i colori del blu (tendopoli) e del rosso (vigili del fuoco) che padroneggiano. C’è ancora chi spera nell’effetto G8, come possibile, radicale cambiamento, ma so che questo G8, importantissimo e determinante per tante ragioni, per noi aquilani ha significato solamente ritardi e disagi che si sono aggiunti a quelli e che rendono scandaloso tutto ciò che il sistema attuale ha toccato e macchiato con la sua mano che prende e sfrutta, sempre più, lì dove albergano il dolore e la disperazione.

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leggendo questo articolo si

leggendo questo articolo si rivela alquanto fazzioso e privi di utenticita da ciò che viene scritto, intanto, riassumendo in poche righe da ciò che si dichiara in questo articolo e bene tenere presente il grande sisma che investi Umbria e Marche fu il forte sisma che interessò le due regioni dell'Italia centrale nel settembre-ottobre 1997 il quale le organizzazioni di volontariato erano praticamente inesistenti i governati dell'epoca come Dalema preferì farsi un giretto nel suo Yot CHE ATTIVARE IMMEDIATAMENTE GLI AIUTI tanto e vero che il primo intervento dopo le successive 24 ore fu fatto dall'esercito con pochissimi mezzi e sprovisti di qualsiasi conforto strutturale, Noi , Voi Italiani siete stati fortunati ad aver avutto immediatamente una risposta dalle istituzioni proposte alla calamita e un covernatore che ha preso a cuore i vostri interessi con forniture di attrezzature che il terremoto Umbria e Marche se le sognavano... questi ultimi anni la protezione civile a dato modo di essere un organismo pronto e capace di intervenire con rapidità nelle calamità... la seconda osservazione non credo che si possa addebbitare al Berlusca se, ci sono associazzioni che lucrano dietro le richieste di soldi per aiuti che non arrivano e, qui il percorso da intraprendere e inunica direzione giuridica....
A voi Abbruzesi auguro un pronto recupero nelle vostre attività imprenditoriali e turistiche ma rimbocatevi le maniche della vostra camicetta "bianca" linda pulita e profumata non scaricando le colpe altrui la vostra citta la risollevate voi e nessunaltro e ringraziate questo governo per il sostegno che vi offre a differenza di altre calamità del passato... NON HO PIU SPAZZIO PER SCRIVERE SALUTI.

Uno di sinistra F.L

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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