Un nuovo Vietnam al confine col Pakistan
AFGHANISTAN
— Gli Stati Uniti lanciano l’offensiva nella valle dell’Helmand, roccaforte talebana nel sud. I ribelli rispondono, rapendo un militare. E l’Italia manda altri soldati. —
Sud della valle del fiume Helmand, bastione dei talebani, parte meridionale dell’Afghanistan. Ieri notte circa 4.000 tra marine e militari statunitensi, 650 effettivi afgani, una cinquantina di aerei e un numero imprecisato di elicotteri, sono penetrati nella zona. Nome in codice dell’operazione “Khanjar”, colpo di spada. Caratteristiche principali secondo il generale di brigata Larry Nicholson: massiccia entità delle forze, rapidità nell’attacco, appropriazione delle postazioni talebane.
Gli ufficiali l’hanno paragonata alla più grande operazione aerotrasportata mai compiuta dai marine dai tempi della guerra del Vietnam. Obama ha dunque deciso di usare il pugno di ferro per mettere un punto alla questione afgana, mirando a ripulire la zona entro il 20 agosto, quando il Paese andrà alle urne per le presidenziali. Gli Usa negli ultimi due mesi hanno inviato nella regione 8.500 marine, il maggior dispiegamento di forze nell’ambito dell’annuncio dell’aumento delle truppe, che dovrebbero passare da 32mila uomini a 68mila entro fine anno.
Già confermato l’invio di 21mila rinforzi in vista delle votazioni. Il ministro della Difesa Ignazio la Russa ha immediatamente annunciato che 500 militari italiani partiranno per l’Afghanistan, scatenando le reazioni del Pd, che denuncia: «le commissioni Difesa di Camera e Senato sono svilite a organo consultivo». Nella provincia di Helmand, grande quasi quanto l’Irlanda, si produce più della metà dell’oppio afgano, circa il 90 per cento del mercato mondiale dell’eroina: secondo il governo americano il traffico di droga finanzierebbe la guerriglia con almeno 60-80 milioni di dollari l’anno, mentre l’organo Onu di controllo degli stupefacenti parla di circa 200-300 milioni.
Le truppe avanzano per impadronirsi dei villaggi, con una strategia che per molti condurrà alla più grande battaglia dai tempi di Falluja, la roccaforte dei rivoltosi iracheni conquistata nel 2004. E mentre gli Usa cercano di evitare l’incubo del 2006, quando le truppe britanniche furono costrette a ritirarsi dalla città di Musa Qala, la controffensiva talebana è già cominciata. Ieri un’esplosione nel sud ha ucciso due soldati britannici e per la prima volta è stato sequestrato un militare americano.
L’uomo, scomparso da martedì scorso, è stato catturato nel Sudest, vicino alla frontiera con il Pakistan. Il comandante Bahram, della fazione Haqqani, ha rivendicato il rapimento affermando che ancora la sua sorte non è stata decisa, e che al più presto sarà diffuso un video con una richiesta di riscatto. E il fantasma del maggio del 2007, quando tre soldati americani furono rapiti, torturati e uccisi in Iraq, torna ad aleggiare sull’Afghanistan.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







