Canada, Stati Uniti e Messico. La riforma impossibile

Emanuele Bompan
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VERTICE Dalla crisi economica alla nuova influenza, dalla lotta al narcotraffico agli scambi commerciali. Questi alcuni dei temi del Summit del Nafta, il North American free trade agreement, conclusosi ieri a Guadalajara.

Il Summit dei Paesi del Nafta (l’accordo per il libero scambio tra Usa, Canada e Messico) non sarà semplice per il presidente degli Usa Barack Obama. è già emersa, infatti, una serie di nodi al pettine, a riguardo della riforma dell’accordo che unisce le tre nazioni e che regola gli accordi di scambio di beni e servizi. Canada e Messico sono rispettivamente il primo e il terzo partner commerciale di Washington, con scambi che raggiungono quasi il miliardo di dollari, ed entrambi i Paesi soffrono particolarmente la recessione economica, visti gli interessi finanziari che hanno in Usa.
 
Il Messico dal canto suo ha visto il suo Pil contrarsi ben sotto la soglia del 7 per cento a causa anche del crollo delle esportazioni verso gli Stati Uniti, mentre il Canada dovrà affrontare la crisi del settore automobilistico e le riforme della produzione ordinate da Detroit, oltre che rivedere le stime delle esportazioni verso il potente vicino. I ministeri dell’Economia di Ottawa e Città del Messico sono spaventati, infatti, dal crescente protezionismo nazionalista degli Usa, legato alla filosofia del “buy american”, compra americano, slogan diffuso continuamente in televisione e nei saloni d’auto, e che mira a tutelare la produzione industriale a stelle e strisce.
 
Molte imprese transfrontaliere stanno cominciando a risentire di questa stretta sulle merci ai confini, tanto che il presidente messicano Felipe Calderón ha chiesto di rinegoziare gli accessi dei camion di merci attraverso la frontiera meridionale degli Stati Uniti, bloccati da Obama nella sua prima finanziaria, con la motivazione della sicurezza. Il Messico, dal canto suo, ha introdotto una tariffa (da cui conta di raccogliere 2,4 miliardi di dollari) su beni made in Usa, con una conseguente ondata di proteste da parte dei produttori e dei contadini statunitensi.
 
Insomma il partenariato per il commercio nordamericano fatica a trovare una nuova linea comune, diviso tra le varie istanze economiche. Obama, durante la campagna elettorale, aveva promesso una riforma radicale del Nafta, e in qualche occasione aveva persino lasciato trapelare che era un accordo superato e sostituibile da accordi bilaterali o dal Wto. Nel cuore della crisi ognuno cercherà di tutelare i suoi interessi, in vista anche dei due prossimi tavoli negoziali, il G20 a Pittsburgh e Copenaghen.
 
In entrambe le occasioni gli Usa avranno bisogno di quanti più alleati possibili e quindi toccherà a loro fare alcune concessioni ai vicini di casa, seguendo inoltre le indicazioni del segretario di Stato Hillary Clinton, da sempre favorevole a mantenere il ruolo del Nafta. Secondo la Clinton bisognerà soprattutto provvedere a ristabilire il flusso delle merci e garantire nuove infrastrutture per i trasporti, evitando la trappola protezionista e favorendo il libero mercato a ogni costo. Relazioni più distese, invece, su i temi della cooperazione per la sicurezza, soprattutto della lotta contro il narcotraffico e contro l’ondata autunnale dell’influenza suina, che colpirà un nordamericano su quattro.
 
Il Canada, che è stato criticato dal Messico per aver imposto il visto ai visitatori messicani a seguito dell’incremento del narcotraffico, donerà 15 milioni per formare agenti per la lotta contro i signori della droga, mentre Washington ha rassicurato che gli 1,4 miliardi di dollari in aiuti promessi nel quadro della Merida Initiative, verranno consegnati a breve. Finalizzate, invece, le strategie per contrastare il temibile virus influenzale, che al momento non sembra preoccupare i capi di Stato. Infine, in vista dell’accordo sul cambiamento climatico di Copenaghen, i tre hanno discusso di ambiente, confermando l’obiettivo di arrivare a una posizione comune sulle emissioni di CO2.
 
E, dati gli interessi legati alla green economy nordamericana, c’è da scommettere che non sarà difficile mettersi d’accordo, nono- stante le divergenze sul commercio. Ma le ostilità non si placano. Fuori dal vertice, i manifestanti agitano slogan che recitano: “Quindici anni di fallimenti economici del Nafta. Basta!”. Il libero scambio comincia dunque a risentire del nuovo corso dell’economia, e la direzione del Nafta è oggi oltremodo incerta.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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