Il motore di ricerca a impatto zero
INTERNET Si chiama Forestle ed è il primo browser per la navigazione in Rete che mira a salvare la foresta pluviale. Il 90 per cento degli incassi pubblicitari ottenuti dalla campagna viene devoluto all’Ong The nature conservancy.
Salvare la foresta pluviale e l’ambiente con un clic? È possibile. Almeno stando alle promesse di Forestle ( forestle. org), il primo motore di ricerca “verde” e a “emissioni zero” della Rete. Il nome, innanzitutto: Forestle viene dalla “googleizzazione” del sostantivo inglese forest, foresta.
E nel nome sta la sostanza del programma, che si propone di contribuire a salvare la foresta pluviale devolvendo il 90 per centro degli incassi pubblicitari raccolti dalla compagnia - il restante 10 serve per le spese amministrative - alla statunitense The nature conservancy (nature. org), una delle più rinomate organizzazioni non governative per la protezione dell’ambiente.
The nature conservancy ha in effetti una storia piuttosto importante: nata nel 1951, conta oggi su più di un milione di iscritti e ha progetti in ognuno dei 50 Stati Usa e in altri 30 Paesi su quattro continenti. Forestle, di proprietà della tedesca Ck internet services GbR, ha scelto di contribuire al programma “Adotta un acro”, attivo già dal 1991. Con “Adotta un acro”, fino a oggi, l’Ong statunitense ha raccolto già 22 milioni di dollari tra più di 30mila persone e istituzioni, che sono stati destinati alla protezione di 600mila acri di terreno tra America Centrale e del Sud, Asia, Africa e Caraibi.
Per sostenere il finanziamento del programma attraverso Forestle, basta un clic su uno dei link sponsorizzati, e cioè quelli che compaiono a destra dei risultati generici di ogni ricerca, a disposizione grazie alla partnership con Yahoo. Il progetto Forestle in effetti è iniziato nel 2008 con Google (da cui il nome), ma dopo pochi giorni il gigante californiano chiuse senza tante spiegazioni la collaborazione, spingendo Forestle nelle braccia della concorrenza.
Per ogni ricerca che gli internauti faranno attraverso Forestle, secondo calcoli certamente approssimativi quanto suggestivi, sarà possibile salvare dieci centimetri quadrati di foresta pluviale della penisola di Osa, in Costarica. Considerata una media per internauta di mille ricerche all’anno, fanno la bellezza di cento metri quadrati di foresta adottata a persona all’anno.
A distanza, s’intende. E siccome in iniziative come questa la trasparenza è tutto, i responsabili di Forestle si curano di pubblicare ogni mese il certificato di donazione rilasciato da The nature conservancy. Tutto a disposizione sul sito, in 3 lingue. Forestle, però, è andato oltre “Adotta un acro”.
Il progetto è ufficialmente un «sito con certificato verde», e cioè a emissioni zero. In cooperazione con co2stats, Forestle calcola la quantità di gas serra emessi dai server in uso, dalla Rete utilizzata e anche dai computer degli utenti e, per compensare il danno, acquista “certificati” utilizzati per finanziare la produzione di energia da fonti rinnovabili.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






