Jerry Masslo, un martire del lavoro nero in terra di camorra
RICORDO Vent’anni fa veniva ucciso a Villa Literno il giovane attivista sudafricano. Unica colpa essersi ribellato ai soprusi della criminalità. Oggi, però, nulla è cambiato e tra i campi di pomodoro si continua a morire nel silenzio.
Un’estate di venti anni fa. Una notte come tante. Un casolare abbandonato nelle campagne di Villa Literno nel casertano. Il rifugio, un tetto per dormire per i tanti extracomunitari che lavorano nella raccolta dei pomodori. Una banda di rapinatori del posto li prende di mira. Li minaccia con le pistole e gli chiede il bottino dell’intera giornata di lavoro. Unica colpa: essere “negri”.
E solo per il colore della loro pelle devono pagare dazio. Jerry Essan Masslo, un rifugiato politico sudafricano, arrivato in Italia due anni prima, si ribella a quell’atto arrogante e razzista. Lo uccidono senza pietà. Diversi colpi di pistola. Ha osato ribellarsi. Jerry Essan Masslo, quella notte del 25 agosto 1989, diventa il primo martire del lavoro nero. Da allora la sua figura è diventato il simbolo dall’antirazzismo. Jerry Masslo non era un immigrato qualunque, era un esponente del movimento anti segregazionista sudafricano, fuggito dal suo Paese per evitare la cattura.
La sua morte propose a livello nazionale, per la prima volta, la questione degli immigrati e il loro sfruttamento nei campi di lavoro. I suoi funerali furono trasmessi in diretta per la prima volta sulla Rai. Il 7 ottobre successivo alla sua morte a Roma si tenne una manifestazione contro il razzismo e nella terra dei Casalesi, nel triangolo dello sfruttamento dei braccianti, nacque l’associazione che porta il suo nome. A fondarla è stato Renato Natale, ex sindaco minacciato dalla camorra di Casal di Principe.
Un’associazione di medici volontari che da vent’anni assicura assistenza sanitaria gratuita alle centinaia, migliaia di extracomunitari che ogni anno arrivano a Castelvolturno in cerca di lavoro nei campi. Oggi, 25 agosto, Jerry Essan Masslo sarà ricordato alle 10:30 con una cerimonia davanti alla sua tomba, nel cimitero di Villa Literno. Una commemorazione che sarà anche l’occasione per presentare un’importante iniziativa organizzata dal Forum regionale antirazzista. L’appuntamento è per il 26 e 27 settembre a Villa Literno.
Avrà come tema l’immigrazione, il caporalato, la criminalità organizzata: da Jerry Essan Masslo alla strage dei ghanesi, vent’anni di immigrazione in Campania. E sarà l’occasione per denunciare gli effetti devastanti delle nuove norme sugli immigrati presente nell’ultimo pacchetto sicurezza. Ieri come oggi. Vent’anni dopo. Ieri Jerry Masslo, scappato dal Sudafrica dove il suo popolo si batteva per eliminare il governo razzista di Pretoria, oggi la vergognosa morte in mare di 73 eritrei in fuga dalla dittatura.
E per ricordare anche l’ultima vittima del lavoro nero. Solo una settimana fa. Una vittima invisibile. Oscurata dai mass media. Solo un altro numero da aggiungere alla lista della vergogna. Si chiamava Zanre Kassim, 22 anni, era un giovane del Burkina Faso, in Italia con regolare permesso di soggiorno, arrivato a Casal di Principe per lavorare alla stagionale raccolta dei pomodori.
Lo hanno investito mentre andava al lavoro nei campi con la sua bicicletta e poi lo hanno abbandonato a terra con la testa fracassata. Per Zanre non c’è stato nulla da fare. A ricordarlo rimane solo un’immagine. Una fotografia. Sul luogo dell’incidente, tra le macchie di sangue, qualcuno ha posato un mazzo di rose rosse con un biglietto bianco con su scritto: «A Zanre Kassim, 22 anni, martire del lavoro».
Fratello di sangue di Jerry Masslo. Entrambi uccisi dall’arroganza, dalla violenza cinica e criminale, dall’indifferenza e dal silenzio di un Paese che continua a respingere e non accoglie. Un silenzio che dura da lungo tempo. Esattamente vent’anni. Come se quella notte del 25 agosto del 1989 non avesse insegnato nulla.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







