La risorsa dimenticata

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Valerio Calzolaio
SCENARI L’acqua inquinata causa il 90 per cento delle malattie. Allarme lanciato a Stoccolma durante la terza edizione della World water week, una settimana dedicata a informazioni, riflessioni, discussioni, mostre, contatti, premi sulle risorse idriche globali.

Si è aperta ieri a Stoccolma, con una solenne cerimonia ufficiale, la terza World water week, una settimana dedicata a informazioni, riflessioni, discussioni, mostre, contatti, premi sulle risorse idriche globali. Viene organizzata dallo Stockholm international water institute, in collaborazione con svariate istituzioni pubbliche e private svedesi; sono presenti tutte le grandi agenzie e strutture del sistema Onu, centinaia di esperti da tutto il mondo, tutte le principali organizzazioni che si occupano di acqua nelle varie regioni del globo; terminerà il 22 dopo centinaia di seminari, sessioni plenarie, incontri ministeriali, eventi paralleli.

Quest’anno il focus è stato posto su una delle risposte alle “sfide globali”: “Accessing water for the Common Good”. Woh! Bene comune! All’incirca. Come spesso accade non si traggono davvero tutte le conseguenze dall’uso dei termini: si parla troppo dell’accesso da parte della specie umana a quel bene, non si collega l’accesso a un diritto (umano), non si comparano le definizioni. Per l’acqua non siamo ancora a una svolta nel negoziato fra i governi, fra le attuali e le future generazioni. Non avevo partecipato alle precedenti edizioni, è ora utile seguire l’avvio della Settimana 2009. Ce ne sarebbe tanta di acqua sulla Terra, è un elemento abbondante e straordinario: niente la distrugge, gira sempre; sta per aria e per terra, si ghiaccia e si scioglie; si autodepura, vive ed è indispensabile a ogni vita; modella ogni forma, il vivente umano e non umano come il non vivente. Da qualche parte sulla Terra ve ne è sempre stata poca, zone aride dove ne evapora molta più di quella che precipita. E le specie si sono adattate, quasi sempre né migrando né guerreggiando. Però, se la quantità di acqua del ciclo globale è costante e quella del singolo bacino è diversa per ogni bacino, allora dipende da quanti la usano e da come la trattano in quel bacino.
 
Se i consumatori diventano troppi, se per di più la sprecano, la inquinano, la maltrattano allora diventa scarsa anche nelle piovose metropoli (più negli slum che downtown), nelle fertili pianure (durante le frequenti siccità), addirittura sulle coste (dove il mare si scalda e si alza). Se ci si aggiungono pure i cambiamenti climatici, allora la scarsità diventa cronica, crescente, globale, pericolosa per il suolo, le piante, gli animali e tutti gli umani, per ogni uso e per ognuno che vorrebbe usarla. Anche quando è troppa fa danni, come nel caso delle alluvioni. E produce comunque sempre più competizioni, conflitti, migrazioni. Tutto ciò a Stoccolma c’è. Se ne parla, tanti lo affrontano, dicono la loro, espongono idee e soluzioni sensate.
 
E la stessa Onu ha cominciato a dotarsi di una struttura adeguata (non ancora di un piano duraturo e di una strategia organica!). Non a caso a Stoccolma, “prima” della Settimana, dal 14 al 16 agosto, vi è stato il meeting semestrale di Un-Water, il meccanismo di coordinamento fra tutti quelli che si occupano di risorse idriche in nome e per conto delle Nazioni unite. Fu “inventato” sei anni fa, è rimasto a lungo un semplice luogo di informazione reciproca. Nel decennio scorso vi è stata una oggettiva subalternità del sistema Onu al privato-pubblico del World water council, a dinamiche di privatizzazione nazionali e multinazionali. Da almeno un paio di anni Un-Water sta diventando qualcosa di più e di meglio, merito anche del coordinamento Fao. Sarebbe ora che si aprisse una discussione pubblica, non solo in Italia, sulle istituzioni dell’acqua.
 
A febbraio, a Bruxelles, con Riccardo Petrella abbiamo proposto una nuova autorità Onu, possibile che non interessi a nessuno? I ministeri degli Esteri e dell’Ambiente? I partiti dell’opposizione parlamentare, le Regioni, le autorità di bacino? Faccio un esempio: se prendete l’elenco dei partecipanti, a Stoccolma ci sono oltre settanta rappresentanti tedeschi, vari ministeri, decine di università, grandi centri studi e grandi imprese, dieci italiani! Nessun pubblico funzionario! Tre so no i bravi adolescenti autori di uno dei 29 progetti finalisti dello Junior water Prize. Eppure ormai tutti sono consapevoli del crescente fenomeno della “scarsità” qualitativa, storica, geografica, sociale, economica di una risorsa quantitativamente “in-esauribile”. Non a caso il World water day 2010 sarà dedicato alla “qualità” (in entrambi i sensi, prevenzione dell’inquinamento e pulizia). Si celebra dal 1994, il 22 marzo di ogni anno, ha una qualche spinta propulsiva visto che quello del 2007 riguardava la “scarsità” e quello del 2009 è riferito alle “acque transfrontaliere”.
 
A Stoccolma il sottotitolo riguarda proprio le acque transfrontaliere, i 273 bacini del mondo per lo più senza accordi fra gli Stati interessati, comunque quasi tutti senza accordi rispettati. Fra i “bacini” non c’è ovviamente il Mediterraneo, eppure alcune problematiche sono almeno simili e il “mare” Mediterraneo oggi è il cuore delle migrazioni e dei conflitti globali. Possibile che non riusciamo a farne una questione dell’intero sistema Onu? Sull’acqua e sul Mediterraneo finiscono per esserci troppi appuntamenti e poche decisioni utili. Serve un’Autorità pubblica mondiale per l’acqua e serve un piano globale delle Nazioni unite che vada oltre il pur positivo ruolo di coordinamento avviato dalla Un- Water: acqua minima vitale da garantire a tutti, impegni vincolanti contro la sete, proprietà pubblica basata sul diritto umano e sul bene comune, principi pubblici di qualità, gestione e controllo. In ogni bacino idrografico, goccia a goccia.