Liquami scaricati in mare Forte odore di ecomafia
CAMPANIA I camorristi non risparmiano neanche la Grotta Azzurra. Le isole del Golfo infangate da loschi affari di società di smaltimento. Indagini sulla Ecology srl
L'autobotte per l’espurgo delle acque fognarie, sequestrata nei giorni scorsi per aver sversato oltre 5.000 litri di liquami velenosi nel tratto di mare davanti alla Grotta Azzurra di Capri, viaggiava per le viuzze dell’isola azzurra da oltre un mese. Partendo da questo indizio i carabinieri della Compagnia di Sorrento e i magistrati della Procura di Napoli cercano una regia criminale legata all’ecomafia. Un’ipotesi investigativa inevitabile quando si parla dello smaltimento di rifiuti speciali in Campania. I militari avevano avuto già segnalazioni sulla presenza dell’autobotte sull’isola. Almeno quattro volte in venti giorni.
Con una capienza di 5.000 litri, l’autoespurgo, guidato dai due autotrasportatori della ditta Ecology srl con sede a Castellammare di Stabia, aveva il compito di prelevare i liquami fognari dai pozzi neri di alberghi e di abitazioni per smaltirli in discariche autorizzate. Un prezzo di mercato di 1.600 euro a carico. Un guadagno netto, visto che i liquami andavano sversati direttamente in mare. Un gioco semplice: un tubo nero collegato all’autobotte e in pochi minuti i veleni arrivano direttamente nello specchio d’acqua della Grotta Azzurra, simbolo di Capri in tutto il mondo. E se i viaggi sono stati più di uno nelle settimane precedenti, non si osa immaginare quanti litri di liquami sono stati sversati in mare illecitamente. C’è chi parla di diecimila o centomila litri. Basta moltiplicare per 1.600 euro a carico e il giro d’affari diventa imponente. Secondo l’ultimo rapporto Ecomafia di Legambiente sono circa 31 milioni di tonnellate i rifiuti speciali che nell’ultimo anno sono scomparsi nel nulla. O meglio catturate dalla ragnatela della Rifiuti spa.
Le indagini proseguono a 360 gradi, dirette dal pm Franco Greco di turno alla Procura, che immediatamente è stato contattato dal coordinatore della sezione ecologia della Procura di Napol , Aldo De Chiara. E sotto la lente di ingrandimento anche la ditta Ecology srl, una trentina di dipendenti, appalti con diversi enti locali per un fatturato di oltre due milioni di euro all’anno. Siamo nell’ambito dell’ipotesi, visto che per ora la ditta non è coinvolta minimamente nell’indagine. E che ci sia una longa manus sullo smaltimento dei rifiuti speciali sulle isole lo dimostra anche l’operazione dello scorso 4 giugno denominata “Dirty Island”: portò all’arresto di 5 persone e alla denuncia di 60 albergatori. Stessa sceneggiatura, cambia solo la location.
Sotto accusa la ditta Aragona servizi ecologia che gestisce in subappalto le acque nere dell’isola di Ischia: invece di essere depurate venivano scaricate direttamente in mare incuranti della salute dei cittadini e dell’ecosistema marino. Sarà compito della magistratura cercare ora di scardinare la rete di compiacenza e complicità che protegge la pratica illegale e criminale dello sversamento illegale dei rifiuti speciali sulle isole. Si dovrà indagare e scavare tra i documenti di carico e scarico, tra le certificazioni, per capire se e come ci sia un interessamento della criminalità.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







