Maroni suona la carica. Tra ronde, respingimenti e regolarizzazioni negate
SICUREZZA Al via dall’8 agosto le “associazioni di osservatori volontari”, accanto a nuove forze armate.
In poche ore il ministro degli Interni ha rilasciato un gran numero di dichiarazioni su tutti i punti caldi della questione sicurezza. Ronde, forze armate, clandestinità, crimine e respingimenti. Quasi difficile stare al passo. La politica di Roberto Maroni non vacilla e non arretra. Né di fronte ai tribunali, né per le pressioni dei colleghi di maggioranza. L’eredità per le prossime vacanze è un’iniezione di fiducia che il rappresentante del governo prescrive ai cittadini italiani: nulla da temere, da sabato 8 agosto gli “osservatori volontari” ci guarderanno le spalle.
Il prossimo weekend, dunque, le ronde avranno legittimità e seguito nelle strade italiane. Come ogni prezioso lascito del pacchetto sicurezza, anche il capitolato che le riguarda deve ricevere la normativa d’attuazione, regole precise che ne definiscano modalità e struttura concrete. Così Maroni anticipa le prime istruzioni per l’uso. Primo: «La ronde si fanno se e soltanto il sindaco valuta che siano necessarie», dichiara in un’intervista al quotidiano La Padania. Poi, seconda fase, parte una procedura di controllo che impegna direttamente le prefetture «affinché per le strade non ci finiscano i matti», aggiunge.
In base alle bozze del provvedimento attuativo, il compito delle ronde resterà limitato a un’azione di segnalazione di fatti ed eventi che possano turbare l’ordine pubblico o aggravare il disagio sociale. Per partecipare l’associazione deve porsi come attività di volontariato e non avere scopi di lucro né essere legata a partiti o a movimenti politici. Sono ammessi soltanto giovani che abbiano compiuto il 25esimo anno d’età e mostrino abilità fisiche e salute di ferro.
Abbigliati con casacche color giallo fluorescente, non potranno esibire altri logo fuorché il riferimento all’associazione o al Comune per cui prestano servizio. «In un Paese già profondamente diviso dalla questione immigrati », ha commentato Furio Colombo, ex direttore dell’Unità e ora deputato Pd, mettendo in risalto due facce della stessa medaglia, «non c’è dubbio che le ronde sono strumento di razzismo e che gli immigrati sono i perseguitati.
Con una finta, inventata divisa alcuni cittadini avranno un’autorità che li rende più uguali degli altri». Ma evidentemente il loro apporto non sarà sufficiente a garantire la sicurezza nelle città, poiché contemporaneamente sono stati rinnovati anche gli impieghi dei militari, nuovamente a disposizione, per i prossimi due semestri, per il controllo dei siti sensibili e per la vigilanza nei Cie, i Centri di identificazione ed espulsione.
L’ultima soddisfazione per Maroni, poi, giunge dalla Procura di Roma. Accusato di abuso d’ufficio per la cattiva gestione degli sbarchi di clandestini, ieri il ministro riceve la lieta notizia dell’archiviazione. «Ci sorprende e ci rammarica il fatto che la procura della Repubblica abbia deciso di archiviare, in tempi brevissimi e senza aver svolto alcuna attività di indagine, il nostro esposto in merito ai respingimenti dei potenziali richiedenti asilo attuati in questi mesi», commentano in una nota i parlamentari radicali Bernardini, Zamparutti, Perduca e Poretti, che hanno firmato l’iniziativa giudiziale.
Garantitagli l’impunità, il ministro pare incoraggiato a perseverare nei respingimenti, questa volta nei confronti delle proposte troppo tolleranti formulate dal collega Scajola. «La richiesta è respinta», dice in riferimento all’ipotesi di allargare ad altre categorie di irregolari la deroga prevista per colf e badanti.
Quella decisione è il frutto della precisa scelta di «far emergere il lavoro nero domestico, non di procedere a una sanatoria per gli immigrati irregolari». Nessun segnale di discontinuità deve indebolire l’azione di governo. Nonostante sul versante dei diritti umani sia costretto a riferire in sede europea per le gravi violazioni di cui si è reso responsabile.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







