Motore a tutti costi. L’Italia non riesce a mollare le quattro ruote

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Giuliano Rosciarelli
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CONSUMI Una ricerca della società Eco-way mostra l’incremento dei tassi di inquinamento parallelo all’aumento del parco macchine nazionale. Al nostro Paese va il primato mondiale, con una media di 1,69 abitanti per auto.

Otto milioni di veicoli inquinanti hanno affollato i circa 3.413 chilometri di rete autostradale solo nell’ultimo week end di luglio. Una flotta inquinante lanciata a piena velocità verso le ferie estive e il disastro ambientale. Anni e anni di appelli alle vacanze intelligenti, ai viaggi “sostenibili” non hanno scalfito le italiche abitudini di usare veicoli inquinanti per qualsiasi spostamento, anche in città. In base ai dati provenienti da una ricerca sulle emissioni di CO2 dei veicoli a motore condotta da Eco-way, una società italiana di consulenza nel settore climate change, che ha lavorato su numeri forniti da Teleparking, emerge che negli ultimi dodici mesi 50 milioni di veicoli hanno stipato la rete viabilistica italiana, soffiando nell’atmosfera 133,22 milioni di tonnellate di CO2.
 
Un incremento superiore al 27% rispetto al 1990: 35 milioni di autovetture, 4,5 milioni di motocicli, 4 milioni di autocarri, 6 milioni di ciclomotori e 93mila autobus. Questo l’ammontare del parco macchine italiano, numeri destinati a crescere con i nuovi incentivi all’acquisto. Entrando nel dettaglio, secondo l’elaborato, un cittadino medio che viaggia in metropolitana emette 410 chilogrammi di CO2 ogni anno, 780 kg se viaggia in autobus e ben 1.230 kg se viaggia in automobile.
 
Moto e auto, per le quali il Belpaese detiene il primato mondiale per numero pro capite, si confermano ancora i mezzi di trasporto preferiti dagli italiani, con una media di 1,69 abitanti per auto. Mediamente, poi, il singolo automobilista percorre in un anno 13mila km, pari a più 26% rispetto alla media dell’Ue. Non meglio va per le due ruote con 120 motocicli ogni 1.000 abitanti mentre in Germania se ne contano 48 e soltanto 36 in Olanda. Secondo fonti Istat, solo nello scorso anno 13 italiani su 100 hanno preferito l’uso di mezzi privati rispetto a quelli pubblici per andare in ufficio o semplicemente per spostarsi in città. Nel 2007 sono stati 14 su 100.
 
In termini percentuali l’utilizzo dell’auto è passato dal 74,4 al 75,7% e quello delle due ruote da 4,4 a 4,6%. Con una netta inversione di tendenza rispetto all’ultimo decennio, in barba a tutte le politiche locali di lotta al traffico e all’inquinamento, tram e autobus non riescono a reggere la concorrenza del mezzo privato. Sempre meno anche quelli che raggiungono l’ufficio a piedi o in bicicletta, preferita da appena 3 italiani su 100 nonostante sia stato calcolato che in media gli spostamenti in città non superano i 5 chilometri.
 
Distanza facilmente raggiungibile con poche pedalate. Ma a produrre danni all’ambiente non è solo il mezzo ma anche l’utilizzo che se ne fa. L’abitudine, per esempio, a tenere accesa l’aria condizionata incide per il 5% sulle emissioni, ma anche lo stile di guida conta. I provetti Niki Lauda, sempre pronti a cambiare marcia, aumentano le emissioni di CO2 anche del 30%.