Neurontin Storia di un farmaco sotto processo
L’avvocato della famiglia Bulger, Mark Lanier, ha accettato di buon grado, ritenendo quasi impossibile vincere la causa, visti i tre precedenti tentativi di suicidio della donna e la sua dipendenza dai farmaci. Pfizer, che afferma di non aver sborsato nulla, ha rinunciato a chiedere il rimborso delle spese legali. Nel 2004, Pfizer accettò di pagare una penale di 430 milioni di dollari, a chiusura dell’inchiesta sulla promozione illegale e fraudolenta del Neurontin da parte della casa farmaceutica Warner Lambert, acquistata nel giugno 2000 da Pfizer. Oltre a metodi fraudolenti, Warner-Lambert offriva soldi e viaggi ai medici, promuovendo il Neurontin, autorizzato nel 1993 solo come terapia aggiuntiva nel controllo degli attacchi epilettici, anche per patologie per le quali alcuni studi scientifici avevano dimostrato che la sua efficacia era pari a quella di un placebo.
Le indagini erano iniziate nel 1996, su denuncia di un biologo che faceva l’informatore scientifico per la Warner-Lambert, David Franklin, a cui fu riconosciuto un risarcimento di 24,64 milioni di dollari. Franklin aveva denunciato l’azienda, da cui si era dimesso nel 1995, dopo soli quattro mesi, perché promuoveva il farmaco presso i medici anche per usi non approvati dalla Food and drug administration (Fda). David Franklin è tornato alla ribalta, come testimone, nel processo interrotto a Boston, dove ha dichiarato di essere stato addestrato, sin dal primo giorno di lavoro alla Warner-Lambert, a promuovere il Neurontin per tredici patologie non autorizzate, tra cui l’emicrania e i sintomi da astinenza da alcol e droghe. Il giorno prima della sua testimonianza, Franklin e i suoi familiari erano stati intimiditi da un ex agente della Cia, assunto come investigatore privato da Pfizer, James Danforth, che ha ripetutamente chiamato al telefono la moglie di Franklin, af fermando di aver un messaggio urgente da recapitare al marito e che non avrebbe accettato una risposta negativa.
Di fronte ai ripetuti rifiuti della donna, terrorizzata dai toni minacciosi dell’uomo, l’investigatore si è piazzato davanti alla casa dei Franklin, dove c’era anche la figlia di otto anni, bloccando con la sua auto il viale d’accesso. L’uomo ha desistito, lasciando il suo biglietto da visita, solo quando è stata chiamata la polizia. Il giorno successivo, il giudice di Boston ha emesso un’ordinanza, vietando a Pfizer di avvicinare nuovamente Franklin. La casa farmaceutica si è scusata per i modi utilizzati dal suo investigatore, aff ermando, però, che la vicenda è stata esagerata, per porre in cattiva luce Pfizer di fronte ai media, e che l’uomo voleva solo chiedere a Franklin se era disposto a parlare con i legali della casa farmaceutica. La spregiudicatezza di Pfizer è confermata da quanto emerso un anno fa, quando degli esperti, ingaggiati dai legali di alcuni querelanti la casa farmaceutica, scoprirono che nei primi anni del 2000 Pfizer manipolò gli studi tesi a dimostrare l’utilità del Neurontin anche per patologie diverse dall’epilessia. Le tattiche erano varie: non pubblicare del tutto o ritardare la pubblicazione di alcuni studi che non dimostravano l’utilità del Neurontin per disturbi diversi dall’epilessia; diluire i dati negativi, sintetizzando i relativi studi in pubblicazioni riguardanti più ricerche contemporaneamente; pubblicare gli studi negativi in contemporanea a quelli positivi, per neutralizzarne gli eff etti.
Ad esempio, su 21 studi considerati, cinque erano positivi e 16 negativi, cioè non dimostravano l’efficacia del Neurontin per altri disturbi. Dei cinque studi positivi, quattro furono pubblicati integralmente in articoli su riviste scientifiche, mentre di quelli negativi ne furono pubblicati solo sei, due dei quali in forma sintetica. Nel processo di Boston, dove sono in corso un centinaio di procedimenti, il prossimo dei quali andrà in dibattimento il prossimo 29 marzo, avrebbero dovuto testimoniare anche tre medici, che Pfizer aveva tentato invano di ricusare, sostenendo che le loro tesi sul legame tra il Neurontin e la tendenza al suicidio sono basate su “scienza spazzatura“







