Riappropriarsi del territorio si può. E con ottimi risultati

Pietro Nardiello
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BUONA POLITICA Casal di Principe: terreni agricoli confiscati alla camorra dati in gestione ad alcune cooperative con l’obiettivo di un prodotto biologico. La raccolta delle pesche destinata a un centro di trasformazione del salernitano che ne farà confetture, marmellate e succhi di frutta. A colloquio con alcuni operatori impegnati in questa originale forma di riuso dei beni della criminalità. Ma è solo l’inizio di un difficile cammino.

Si racconta che quando il gruppo di fuoco capeggiato dal boss Giuseppe Setola, appartenente all’ala stragista del clan dei Casalesi, transitava per le strade di questi paesi “fuggendo” alla morsa tesa dalle forze dell’ordine, preferiva far notare la propria presenza suonando il clacson dell’autovettura ed esponendo fuori dal finestrino le mani simulando un gesto di saluto per poi far perdere velocemente le proprie tracce rifugiandosi in un covo sempre diverso.
 
Questa volta, invece, il nutrito corteo di automobili che ha avuto inizio dal piazzale antistante il campo sportivo di Casal di Principe - dove il 19 marzo scorso poco più di 20mila persone si sono date appuntamento per commemorare il quindicesimo anniversario dell’assassinio di don Peppe Diana oggetto nelle ultime settimane di dure polemiche (il botta e risposta tra lo scrittore Roberto Saviano e Gaetano Pecorella, parlamentare del Pdl, che aveva parlato di oscure circostanze per quel delitto insinuando correità tra l’assassinato e i suoi esecutori per poi inviare le proprie scuse ai genitori di don Diana) - è di tutt’altra natura e pieno di speranza proprio come i nastri e i palloncini esposti al di fuori delle autovetture.
 
La meta da raggiungere sono due terreni di complessivi 12mila metri quadrati confiscati nel 2004 a Sebastiano Ferraro ritenuto un elemento di spicco del clan camorristico dei Casalesi che sono stati assegnati dal Consorzio Agrorinasce, la società consortile formata da un’unione di Comuni dell’agro aversano, alla Cooperativa sociale mista, di tipo “a” e “b” Eureka che si occupa soprattutto del reinserimento lavorativo di soggetti svantaggiati a causa di disagio mentale.
 
«Vi inizieranno a lavorare - ci dice la presidente Mirella Letizia - almeno sei persone che saranno accompagnate da tutor ed esperti in agricoltura che si occuperanno di curare la formazione dei lavoratori indirizzando, però, il proprio impegno al raggiungimento di un prodotto biologico». I terreni sono in ottime condizione visto che fino ad aprile scorso, nonostante la confisca, sono stati coltivati abusivamente dai vecchi coloni. «Le pesche sono pronte per essere raccolte - prosegue Mirella - nonostante l’ultima fertilizzazione sia stata fatta a gennaio».
 
È la prima volta che un bene confiscato a Casal di Principe viene affidato a una cooperativa del territorio per farne un vero riuso sociale. I precedenti esperimenti, con assegnazioni al Consorzio Agape, sono da considerarsi fallimentari visto che la revoca del certificato antimafia ha costretto il Comune a cassare la concessione. Alla cerimonia, però, mancava proprio la città di Casal di Principe mentre dell’amministrazione comunale era presente solamente il sindaco Cipriano Cristiano «che non era a conoscenza di questa giornata».
 
A presenziare, anche il questore di Caserta, Guido Longo, che assicurò alla giustizia poco più di dieci anni or sono Francesco Sandokan Schiavone. La raccolta delle pesche è avvenuta dopo qualche giorno, 6 quintali circa che sono stati destinati a un centro di trasformazione del salernitano che ne farà confetture, marmellate e succhi di frutta. L’avvio viene dato da Maria Monaco, cinquant’anne, per trent’anni relegata in uno scantinato di un’abitazione di S. Maria Capua Vetere. La sua storia ha fatto rabbrividire solo per qualche giorno quest’Italia a caccia di vip e veline, ben lontana dalla vita reale.
 
Diritti e dignità al primo posto «È questo il modo di partire dalla nostra terra - afferma Mirella - per dare una risposta a noi stessi e al territorio». Bisogna crederle perché per dare inizio all’attività del Centro, dedicato alla memoria di Antonio Di Bona, un agricoltore di Casal di Principe assassinato diciassette anni fa dalla camorra mentre era in attesa della riparazione del trattore in un’officina di Villa Literno, i soci della Cooperativa hanno dato luogo a un’autotassazione per raggiungere almeno 12mila euro, una cifra che consentirà di procedere a diserbare le erbacce che bloccano la crescita delle piante e a una nuova fertilizzazione.
 
Mentre un piccolo finanziamento ricevuto dalla Regione Campania, nell’ambito del progetto “Cittadini in cammino” sarà utilizzato per la formazione. Il corteo prosegue sotto gli sguardi “interessati” di Casale, il serpentone di motorini e autovetture, anche di colore blu, raggiunge San Cipriano dove alla Cooperativa Agropoli il consorzio Agrorinasce ha assegnato un’abitazione che fu di Pasquale Spierto, adesso nelle patrie galere a scontare la pena dell’ergastolo per aver assassinato, insieme ad altri due complici, altrettanti giovani carabinieri.
 
«Ma oggi - ci dice Peppe Pagano coordinatore della Cooperativa - viviamo un’esperienza speciale perché quest’abitazione (tre piani con giardino) viene restituita alla comunità, ai cittadini di questo paese e non solo alla nostra cooperativa. Per rendere chiaro tutto ciò abbiamo chiesto ai commissari prefettizi di abbattere questo muro di cinta, molto simile a quello delle caserme, per rendere fruibile il giardino a chi qui vorrà far trascorrere ai propri bambini qualche ora in allegria».
 
È un’idea di socialità che parte dal basso in un territorio dove il dialogo tra le fasce sociali non è mai esistito. «Alle persone - prosegue Pagano - bisogna assicurare diritti e dignità e non solo belle parole. Dobbiamo renderle protagoniste di tale percorso che vogliamo condividere con loro: questa è la vera sfida». Ben presto quest’abitazione, di oltre 600 metri quadrati, diventerà una struttura residenziale per persone con disagio psichico che lavoreranno per la Cooperativa e attraverso un percorso di riabilitazione anche presso il ristorante e pizzeria sociale Nco, acronimo di Nuova cucina organizzata.
 
Le spese di ristrutturazione, così come prevede il contratto stipulato tra le parti, risultano stranamente a carico della Cooperativa Agropoli che deve investire del proprio denaro perché ulteriori finanziamenti potranno essere assegnati esclusivamente quando saranno avviate le attività. Strana burocrazia del Belpaese. I ragazzi che qui saranno ospitati non hanno alle proprie spalle una famiglia e alla fine del percorso di reinserimento potranno contare su una rete sociale che consentirà loro di vivere con dignità e con un lavoro.
 
«Nei giorni scorsi - conclude Pagano - persone del vicinato sono venute qui a chiederci se potevano lavorare con noi, altre, invece ci hanno chiesto cosa avremmo fatto mentre in tanti, insieme ai tecnici del Comune, ci hanno aiutato a pulire la casa da spine, sterpaglie che oramai avevano superato i muri perimetrali». Tra i tanti visitatori, c’è stato anche l’arrivo della moglie di Pasquale Spietro che ha rivendicato la proprietà del terreno che a suo dire non è stato mai confiscato. Situazione limite subito smentita da Agrorinasce.
 
Il giorno dell’inaugurazione le finestre delle altre abitazioni sono aperte, c’è gente del posto, alcuni bambini tra cui proprio Giuseppe che in questa casa ci abitava insieme a sua madre e alle sue sorelle. Nel vano a piano terra è affisso al muro un calendario che indica il mese di agosto dell’anno 2005. Vi sono annotati alcuni numeri telefonici, prefissi che ci portano alle province di Modena e Ferrara dove i Casalesi hanno investito tanto danaro.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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