Se il lavoro si fa sempre più nero. Raccogli i pomodori e poi vai via
RAPPORTO Gli immigrati in Italia vanno bene esclusivamente per lo sfruttamento stagionale nei campi. Dopo di che c’è solo la clandestinità. Rispetto al 2008, Unioncamere prevede un calo di assunzioni del 46 per cento
Si riduce drasticamente il mercato del lavoro in Italia. Ancor di più per gli immigrati che quest’anno, rispetto al 2008, avranno quasi la metà di possibilità in meno di essere assunti in un’azienda italiana. Non per il precariato, però. Qui le chance aumentano di quasi 8 punti percentuali sull’anno prima. Le imprese italiane, dunque, rispondono alla crisi adattando i propri programmi di assunzione di stranieri soprattutto sul fronte dei contratti stabili ma si aprono su quelli a termine. Un quadro drammatico in tal senso viene fuori dal sistema informativo Excelsior realizzato da Unioncamere in collaborazione con il ministero del Lavoro.
L’elaborazione, effettuata su un campione rappresentativo di 100 imprese sparse sul territorio nazionale, quantifica in modo puntuale il fabbisogno occupazionale per il breve e medio periodo, anche a livello territoriale, distintamente per le 104 province italiane. Gli ultimi dati diffusi ieri, dicono che al 31 dicembre prossimo, gli stranieri che avranno trovato un posto non stagionale in un’azienda del Belpaese saranno 93mila: il 46 per cento in meno dell’anno prima quando le stesse assunzioni di immigrati furono 171.900. Quest’anno, dunque, i nuovi assunti non italiani stagionali che saranno assorbiti dal settore industria, servizi e agricoltura, si potranno attestare su poco più del 17% rispetto al totale della nuova forza lavoro che farà ingresso nelle stesse imprese del settore privato. Rispetto al picco massimo raggiunto nel 2003 quando la domanda di immigrati stabili (ossia, non stagionali) raggiunse le 227mila unità e rappresentava il 33% delle assunzioni programmate - nel 2009 l’incidenza di questi lavoratori sul totale delle assunzioni registrerà dunque una diminuzione di ben 16 punti percentuali, toccando il valore più basso degli ultimi nove anni. Situazione capovolta, invece, per quanto riguarda il precariato.
Qui i datori di lavoro dell’industria e dell’agricoltura faranno man bassa di manodopera di lingua non italiana a termine, con un incremento rispetto al 2008 rispettivamente del 12 e 6,1 per cento. I lavoratori immigrati stagionali sono richiesti in misura più consistente dalle imprese agricole: per il 2009 il loro numero potrà arrivare a toccare il valore di 161.500 unità, (+6% del 2008), pari a un’incidenza del 39% sul totale delle assunzioni stagionali complessive del settore agricolo. Le assunzioni nell’industria e nei servizi potranno invece raggiungere complessivamente le 69mila unità (pari al 12% in più rispetto all’anno precedente). Scorrendo la carta geografica delle disponibilità di nuovi posti di lavoro, le più magnanime resta no le province del Centro-Nord dove in molte zone la richiesta di forza lavoro immigrata è compresa tra il 23 e il 33% del totale delle assunzioni, mentre rimangono più contenute nel Centro Sud e nelle Isole. In queste zone raramente si supera il 16% del totale, con le sole eccezione di alcune aree del Lazio, del nord della Puglia (per la raccolta dei pomodori nel foggiano) e della parte orientale della Sardegna.
Approfondendo l’analisi a un livello territoriale più di dettaglio, le province nelle quali l’incidenza delle assunzioni previste di personale immigrato non stagionale nell’industria e nei servizi supera il 30% sono, in Piemonte, Asti e Biella, e, in Emilia Romagna, Parma e Forlì; seguono con quote di poco al di sotto del 30% Alessandria, le province orientali della Lombardia (Brescia, Cremona, Mantova) oltre a Lecco, entrambe le province del Trentino-Alto Adige, e, nel Nordest, soprattutto Verona, Vicenza e Venezia; nel Centro Italia, Massa - Carrara, Pistoia, Arezzo e Siena.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






