Tessera del tifoso? No, grazie

Alessio Nannini
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CALCIO Si riparte con lo scontro fra ultras e Viminale, che sui provvedimenti in materia non ammette dialogo. Il parere di Paolo Cento, presidente del Roma Club Montecitorio

Roberto Maroni ha voluto che si chiamasse, con scarsa fantasia, “tessera del tifoso”, ma ai diretti interessati l’idea di essere equiparati a clienti di una specifica merce, come se il calcio fosse un prodotto e lo stadio un supermercato, proprio non va giù. Quando si parla di calcio, o di qualsiasi altra disciplina sportiva dove i protagonisti migliori sono elevati al ruolo di eroi, non valgono i parametri del consumismo e della pubblicità. Il business ha spazio limitato, conta la fede.

Questa riflessione, che per il sociologo è una elementare constatazione, sfugge di continuo al legislatore: Pisanu, Amato, Maroni. «Il fenomeno del tifo da curva è controverso e bisogna fare molta attenzione. Ci sono violenza e passione genuina, convivono le tante contraddizioni della nostra società. La criminalizzazione è uno sbaglio». Così argomenta Paolo Cento, storica figura dei Verdi che all’attività di parlamentare ha accompagnato ben volentieri la passione per il pallone - fu il primo a fondare un club di tifosi onorevoli a Montecitorio. Lui, su questa discussa tessera, la pensa come i tanto vituperati ultras: «Rischia di spegnere la passione per le partite. Ed è uno strumento liberticida e di dubbia costituzionalità perché trasferisce ai club un potere di ordine pubblico senza garanzia».

La tessera viene infatti rilasciata da una società sportiva sulla base di un nulla osta della Questura competente, che ha il dovere di comunicare la presenza di motivi ostativi: cioè chi ha ricevuto condanne per reati inerenti ad avvenimenti calcistici negli ultimi cinque anni o è sotto Daspo (acronimo che sta per Divieto ad accedere alle manifestazioni sportive). Il possessore vede snellite sia le procedure di acquisto dei biglietti che quelle di accesso allo stadio, e ha facilitazioni e accumulo punti con società private come sponsor e ferrovie. Più o meno come le convenzioni che stringono certi automobilisti con il benzinaio di fiducia. Il ministro dell’Interno vorrebbe avviare il progetto dal gennaio prossimo, ma ci sarà da vincere la ritrosia delle tifoserie che, al di là di colori e provenienza, si sono organizzate già a Latina e promettono una grande manifestazione nei pressi dello stadio Olimpico di Roma per il 5 settembre, in occasione della pausa di un campionato che si preannuncia assai caldo dal punto di vista dell’ordine pubblico.

«Io trovo interessante che tifoserie opposte e rivali si organizzino tra loro, e ritengo che le istituzioni dovrebbero approfittarne per aprire un dialogo con esse. Questo governo fa del proibizionismo e del divieto una linea politica, dall’alcol alle droghe leggere; in questo caso c’è l’intenzione non di regolamentare quanto avviene nello stadio, ma di spingerlo fuori dalla legalità. Bisogna invece ascoltare i tifosi, capire per esempio se è possibile reintrodurre sugli spalti i tamburi e gli striscioni. Se invece come unici segnali delle istituzioni rimangono la tessera del tifoso e la sentenza sulla morte di Gabriele Sandri, ecco non è il modo migliore per iniziare la stagione calcistica. L’agente che uccise il tifoso laziale ha avuto una condanna in primo grado di sei anni; un tifoso che accende un fumogeno in curva ne prende tre. Credo che questo squilibrio dica tutto».

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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