«Non eravamo visionari. Ora una commissione nazionale»

Vincenzo Mulè
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LA MEMORIA Nuccio Barillà assieme a Enrico Fontana fu l’artefice delle prime inchieste sui traffici dei rifiuti radioattivi nel Mediterraneo. Ripercorrendo quegli anni si toglie qualche sassolino dalla scarpa e avverte: «Non è finita».

Per gli ambientalisti, la vicenda delle navi dei veleni è la madre di tutte le battaglie. Sulla quale per anni è pesata una sorta di congiura del silenzio, tesa a evitare o depistare gli indispensabili accertamenti. Un destino che potrebbe finalmente cambiare se venisse confermato che i resti della nave ritrovata al largo di Cetraro sono quelli della Cunsky, il mercantile che secondo quanto dichiarato dal collaboratore di giustizia Francesco Fonti, veniva utilizzato fino alla fine degli anni Novanta per trasportare anche rifiuti radioattivi dal Libano. Secondo quanto raccontato dall’ex appartenente alla ’ndrangheta, il mercantile venne affondato con l’aiuto della cosca Muto e la complicità di alti esponenti dello Stato.
 
«In questa vicenda si muovono personaggi sconvolgenti, persone che galleggiano tra lo Stato e l’anti Stato». Nuccio Barillà è lo storico esponente di Legambiente Calabria che assieme a Enrico Fontana, attuale capogruppo di Sinistra e libertà nella Regione Lazio, fornì lo spunto necessario all’apertura delle indagini «La mattina del 2 marzo ’94, insieme a Enrico Fontana rileggevamo la denuncia che da lì a poco avremmo consegnato a Francesco Neri - a quel tempo giovane sostituto della allora Pretura di Reggio. Ci rendevamo conto della gravità e delicatezza della faccenda che andavamo segnalando. Mai, però, avremmo potuto immaginare che nei mesi e negli anni seguenti si sarebbe scatenata tutta quella tempesta ».
 
Le notizie si riferivano a un presunto traffico di rifiuti tossici e nocivi trasportati dal Nord Europa verso ben determinate zone dell’Aspromonte. «Stando alle informazioni di cui eravamo entrati in possesso - ricorda ancora Barillà - quantitativi imprecisati venivano trasportati con grossi Tir e interrati in discariche illegali ricavate in cave naturali o in anfratti, lontano da occhi indiscreti. Alcuni di questi traffici avvenivano via mare. Le navi approdavano in porti non controllati e da lì poi i rifiuti prendevano la via della montagna. Fu quella la prima miccia che fece esplodere il caso. L’inchiesta si sarebbe poi allargata a macchia d’olio. Fino a delineare uno scenario di dimensioni davvero planetarie. Poi tutto si fermò». Tutto archiviato.
 
Nella sentenza del Gip veniva confermato lo scellerato disegno criminale di smaltimento in mare di rifiuti radioattivi, l’affondamento delle navi. Mancava la sicurezza che il carico fosse di rifiuti i radioattivi. In sostanza, manca il “corpo del reato”. Quella prova che il mare ha ora restituito. «Sono stati anni difficili - ricorda Barillà -. In cui abbiamo sempre cercato di rincorrere la verità. È il momento per creare un organismo nazionale che coordini tutte le indagini che hanno preso il via dalle dichiarazioni di Fonti. Prima fra tutte quelle sul centro Enea della Trisaia, in Basilicata».
 
C’è un personaggio chiave al centro degli intrighi. Compare puntualmente in tutte le vicende collegate a questi traffici: si chiama Giorgio Comerio. Ecco come il rapporto Ecomafia del 2006 lo descrive: «È un ingegnere brillante e spregiudicato di Busto Arsizio, ma residente in diverse parti del mondo: all’isola britannica di Guernsey, a Malta, a Lugano e, in Italia, in una bella villa di Garlasco in provincia di Pavia.. Di lui in questi anni si è detto di tutto. Per esempio che sia un affarista internazionale collegato ai servizi segreti di numerosi Stati, che sia stato espulso dal Principato di Monaco per traffico d’armi perché riforniva di missili Exocet i generali argentini, durante la guerra delle Falkland. Questo signore, dai modi cortesi e dalle amicizie influenti, si definisce con apparente modestia “semplice esperto di navi e di localizzazioni”.
 
Si è appropriato di uno studio preliminare, avviato dai Paesi dell’Euratom, costato circa 120 milioni di dollari e poi, dopo 15 anni, lasciato cadere. Ha messo in piedi, con il suo socio austriaco e altri personaggi, la società Odm - Oceanic disposal management (gestione dei depositi sottomarini), di cui ufficialmente è solo “uno dei direttori tecnici”». Poi è partito in giro per il Mondo a offrire una soluzione davvero originale per la sistemazione delle scorie radioattive. Quelle stesse che i governi non sanno dove mettere. «Il mio desiderio ora è quello di vederlo davanti a una commissione d’inchiesta per rispondere ai tanti misteri che circondano lui e la sua attività», conclude Barillà.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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