A caccia del Caimano

Aldo Garzia
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DAL TRANSATLANTICO La ripresa dei lavori è all’insegna delle incognite. Fini a destra e Casini al centro vogliono fermare possibili elezioni anticipate. L’ipotesi di un plebiscito tenta Berlusconi: spazzerebbe via polemiche pubbliche e private.

Sono ripresi i lavori della Camera dopo la pausa estiva. Domani riaprirà l’Aula del Senato. Ieri a Montecitorio si è discusso di alcune proposte di legge riguardanti “Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alle terapie del dolore”, un piccolo assaggio del confronto sul “testamento biologico” che inizierà in Aula entro la fine di ottobre. La ripresa politica è piena di incognite. Sembra di assistere al finale di Il caimano, il film di Nanni Moretti, nel quale Silvio Berlusconi scatena una specie di guerra civile per evitare l’uscita di scena dalla politica e si appella al popolo contro giudici e opinione pubblica. Il bersaglio dei berlusconiani è Gianfranco Fini, reo di contrapporsi alla xenofobia della Lega e all’idea di un partito di plastica in nome di una destra potabile ed europea.
 
Umberto Bossi gli ha ricordato a brutto muso che senza il sostegno del Carroccio al governo si va dritti alle elezioni anticipate. La sfida è stata per ora raccolta da Pier Ferdinando Casini, leader dell’Udc, che chiudendo domenica un convegno del suo partito a Chianciano (dove è comparso un Francesco Rutelli in odore di confluenza centrista) ha sottolineato che «in Parlamento c’è una maggioranza che non accetta i diktat della Lega». Queste parole sono state interpretate come un appello ad attrezzarsi a nuove soluzioni politiche in vista dell’uscita di scena dell’attuale premier. Per convincere il presidente Giorgio Napolitano a sciogliere le Camere bisognerebbe infatti verificare l’assenza di altre maggioranze in Parlamento.
 
Da qui l’importanza delle dichiarazioni di Casini che sembrano alludere a una nuova maggioranza in grado di governare senza i voti della Lega, con la possibile astensione del Pd e i voti determinanti dell’Udc e di gran parte del Pdl. Un tale governo istituzionale, che per ora esiste solo come remota probabilità, potrebbe essere presieduto proprio da Fini per gestire la crisi economica usando più dialogo con le parti sociali e con l’obiettivo di approvare qualche riforma istituzionale insieme al Pd (nuove norme elettorali?). Sulla stabilità del governo pesa pure il prossimo pronunciamento della Corte costituzionale sul Lodo Alfano, la legge che rende non processabili le massime cariche dello Stato. Un parere negativo sulla sua costituzionalità potrebbe contribuire a infiammare il clima politico. Il premier - paradosso dei paradossi - denuncia i giornali italiani e stranieri ma lui non è perseguibile per nessun reato, si fa notare in Transatlantico.
 
A dimostrazione che potremmo essere vicini al finale profetico del film Il caimano, Vittorio Feltri ha lanciato dalle colonne del Giornale un avvertimento all’attuale presidente della Camera: circolano dossier a luci rosse relativi a ex esponenti di Alleanza nazionale. In Transatlantico, i cronisti sono andati con la memoria alla vicenda di Salvatore Sottile, ex portavoce di Fini quando quest’ultimo era ministro degli Esteri, incappato nel 2005 in una inchiesta per il reato di peculato a causa dell’uso improprio dell’auto di servizio per condurre la soubrette Elisabetta Gregoraci nel suo ufficio alla Farnesina. Il direttore del Giornale data però i dossier al 2000, quindi l’ombra dell’eventuale ricatto è più lunga e all’orizzonte si profilano nuove minacce e veleni.
 
A rovesciare il tavolo del governo potrebbe essere però lo stesso Berlusconi. Di fronte a nuove fibrillazioni nella maggioranza e stanco delle polemiche che lo riguardano per una vita privata ritenuta troppo disinvolta per un premier, il Cavaliere potrebbe essere tentato di unificare le prossime elezioni regionali fissate a marzo con elezioni politiche anticipate. In quel caso, chiederebbe direttamente agli elettori un voto di fiducia sul proprio operato che assomiglierebbe a un plebiscito. Ecco perché Fini e Casini stanno provando a fermarlo, tessendo grandi manovre sulla destra e al centro.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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