Calabria, il cemento più bello d’Italia

Simone di Meo
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ABUSIVISMO Dalle case del clan Arena ai villaggi vacanze costruiti senza autorizzazione. Ecco come si violenta il territorio. A Capo Rizzuto, in dieci anni, l’indice di fabbricabilità irregolare è cresciuto del mille per cento: identificate oltre 800 speculazioni.

In Calabria, la storia è molto simile a quella raccontata per la Sicilia: qui, il business del cemento «selvaggio» è, anzitutto, un affare di mafia. Un business a svariati zeri. Ci sono i tentacoli della ’ndrangheta dietro le migliaia di manufatti abusivi che affollano la costa e le montagne della regione, dove il confine tra pubblico e privato diventa davvero sottilissimo. Basti pensare, ad esempio, alla palafitta di Falerna, in provincia di Catanzaro, una costruzione che sorge, praticamente sulla spiaggia e occupa una volumetria di oltre mille e duecento metri cubi.

I proprietari sono convinti di essere nel giusto, grazie alla licenza edilizia (rilasciata nel 1972). Ma con un piccolo particolare sui progetti di costruzione non c’era scritto che l’edificio sarebbe stato realizzato sul bagnasciuga. Piccoli dettagli che contano. Da allora, sono passati trentasette anni, durante i quali gli avvocati di parte e i rappresentanti degli enti locali si sono dati battaglia con carte bollate, appelli, ricorsi e sospensive a Tar e Consiglio di Stato. Siamo nel 2009 e ancora non si riesce a capire se, come affermano Comune e Capitaneria di porto, le fondamenta della palafitta di Falerna siano state piantate su suolo demaniale, oppure no. La prossima udienza, davanti ai giudici amministrativi, si terrà il prossimo 4 dicembre.

Allora, forse, se ne saprà qualcosa in più. A Capo Rizzuto, invece, nel corso degli ultimi dieci anni, l’incremento di abitazioni e villette il- legali ha raggiunto picchi stratosferici: oltre il mille per cento. Dai 75 manufatti del 1999 agli 800 e passa del 2009, gran parte dei quali - si dice - sarebbe nelle disponibilità di mafiosi affiliati alla potente cosca degli Arena. La Procura della Repubblica di Crotone, nel giugno del 2008, aveva deciso di intervenire in maniera drastica, contattando una ditta per l’abbattimento degli edifici. Tuttavia soltanto i primi diciotto alloggi sono stati rasi al suolo perché poi è arrivato il trasferimento del procuratore e le ruspe si sono fermate.

Ma è nella riserva archeologica di Capo Colonna che si è verificato un vero e proprio stupro naturale: 35 villette abusive, con tanto di discese a mare private e solarium. Devono essere confiscate su ordine della Corte di Cassazione ma dal Comune non arriva ancora l’ordine. A poca distanza sorge poi l’ecomostro di Strongoli, edificato direttamente sulla spiaggia in spregio alle più elementari norme di sicurezza: la magistratura ne ha disposto il sequestro, ma il danno è ormai fatto. La costa è stata devastata dall’intervento dell’uomo.

La situazione non migliora se ci spostiamo di qualche chilometro, raggiungendo la costa reggina dove, a picco sul mare, dalla sera alla mattina, può capitare di imbattersi in qualche agriturismo fuorilegge, o in qualche piscina senza autorizzazioni e controlli sanitari: è la deregulation urbanistica, che ha portato - ad esempio - alcuni amministratori locali ad autorizzare la costruzione di un villaggio turistico con 70 ville, senza il nullaosta idrogeologico. E pensare che per questo progetto è stato anche aperto un sito web che invita a investire in una casa lungo la costa più bella della Calabria.

A Vibo Valentia, invece, l’abusivismo edilizio è molto più soft: non tonnellate e tonnellate di cemento armato, ma agili lidi balneari. Del resto a chi verrebbe in mente di controllare le autorizzazioni al titolare di una spiaggia? Eppure è successo, anche quest’anno, quando all’inizio della stagione turistica, i carabinieri di Tropea hanno denunciato cinque persone che avevano avviato l’attività balneare senza alcun tipo di permesso.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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