Caso Probo Koala, storia di un risarcimento ridicolo
COSTA D’AVORIO Un rapporto dell’Onu ha condannato la multinazionale olandese Trafigura per i rifiuti tossici scaricati nel 2006 nel Paese africano. La società, però, ha già raggiunto un accordo per mettere tutto a tacere. Con pochi spiccioli.
Era il 19 agosto del 2006 quando la nave Probo Koala, della multinazionale olandese Trafigura, scaricò nel porto di Abidjan, in Costa d’Avorio, oltre 500 tonnellate di rifiuti altamente tossici. Per tre giorni i camion ivoriani della società Tommy fecero la spola tra il porto e l’interno del Paese, rovesciando dove capitava il loro carico mortale. Il risultato furono 15 morti, 7.500 casi di malformazioni permanenti e decine di migliaia di intossicati.
Mercoledì scorso l’incaricato speciale dell’Onu Okechukwu Ibeanu ha riconosciuto, presentando il proprio rapporto a Ginevra, la correlazione tra i decessi e i rifiuti, inchiodando la Trafigura alle sue responsabilità. Ma in Costa d’Avorio non ci sarà alcun processo, visto che la società olandese ha già patteggiato con il governo, nel 2007, un risarcimento di 100 miliardi di fca (circa 152 milioni di euro) per tirarsi fuori dall’inchiesta. Gli unici a finire in carcere sono stati due funzionari locali, condannati a 5 e 20 anni di detenzione. Per questo Greenpeace ha presentato giovedì un esposto alla Corte d’appello dell’Aja, chiedendo che vengano processati anche in patria i dirigenti della multinazionale, e in particolare il patron Claude Dauphin, che «non poteva non conoscere» la pericolosità del carico della Probo Koala.
A dimostrarlo ci sono le email scambiate tra la dirigenza e gli impiegati, pubblicate giovedì sia dal Guardian - la società ha la sua sede operativa a Londra - sia dal Volkskrant, uno dei maggiori quotidiani dei Paesi Bassi. Nella corrispondenza interna della società la tossicità dei rifiuti è esplicitamente citata, e dalle lettere scambiate emerge che i dirigenti sapevano che la nave era diretta in Costa d’Avorio. Secondo Greenpeace questo dimostra che, al di là del processo amministrativo che si aprirà nel 2010, ci sono gli estremi per un processo penale per omicidio colposo.
La Corte d’appello ha due mesi di tempo per pronunciarsi sull’accettazione o meno dell’esposto, ma nel frattempo la Trafigura ha già emesso un comunicato in cui respinge le accuse e denuncia le «imprecisioni e le inesattezze del rapporto Onu». Ma l’organizzazione ambientalista ha replicato ironicamente che «se non ci fosse nulla di vero, Trafigura non avrebbe patteggiato per ben due volte». Infatti, per ironia della sorte, lo stesso giorno in cui Ibenau presentava il rapporto Onu, la società olandese annunciava l’accordo raggiunto - e poi firmato sabato - con l’avvocato londinese Martyn Day, che rappresenta 31mila ivoriani nella class action contro la Trafigura.
Con 32 milioni di euro (ne erano stati chiesti 125) la società ottiene che - come scritto nel testo dell’accordo - «le querele depositate nel quadro di questo procedimento per decessi, gravidanze interrotte, nascita di bambini morti, malformazioni e altre malattie gravi » non abbiano più seguito. A ogni ivoriano coinvolto andranno 1.120 euro. Per una società che nel 2008 ha dichiarato un utile di 320 milioni di euro, una goccia nel mare.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







